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La casa: il rogo del male è un horror competente ma senza verve – La recensione

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La saga de La casa di Sam Raimi sembra aver trovato il ritmo in questa sua seconda vita dopo il reboot più o meno ufficiale del 2013. Dopo il cambio di setting dell’acclamato Il risveglio del male di Lee Cronin 2023, il nuovo capitolo La casa: il rogo del male ci riporta in un setting rurale con un gusto southern gothic, stavolta con Sébastien Vanicek alla regia. Nuovo imperdibile appuntamento o inutile ripetizione? Scopriamolo insieme al cinema dal 9 luglio.

La casa: il rogo del male – Ogni famiglia ha i suoi demoni

Chiunque conosce Will e Alice sa che il loro matrimonio è tutto tranne che perfetto. La tragica e improvvisa morte di Will in un incidente d’auto sembra quasi una liberazione per Alice, che nonostante il trauma si sente pronta a tornare in Francia e ricominciare lontana dal marito. L’ultimo ostacolo che si frappone fra lei e la libertà è il recitare la parte della vedova affranta per il funerale di Will e le ore successive con la famiglia di lui nella vecchia e fatiscente casa di campagna dove Alice e Will avevano festeggiato le loro nozze.
Ma ovviamente la maledizione dei morti posseduti già serpeggia nella famiglia, pronta a a scoppiare in un vortice di furia omicida con un solo obiettivo: far sì che siano tutti morti entro l’alba!

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Altra casa, stessa storia

Ormai la formula la conosciamo: step 1: un gruppo di persone arriva dentro una casa o altrimenti definita unità abitativa; step 2: un membro del gruppo viene contagiata dalla maledizione dei Deadites; step 3: ultraviolenza.
Il rogo del male decide di non provare a innovare questo template in alcun modo significativo, e opta invece per una strategia quantitativa: cercare di fare di più, sempre. L’azione è incessante, l’inquietudine costante, i jumpscares ricchi e frequenti e il sangue scorre a secchiate. Questa strategia a volte paga, fin troppo spesso però no.

In forma ma non troppo

L’azione costante intrattiene, tranne quando scade nel ripetitivo; il gore è succoso, ma in un paio di occasioni risulta troppo gratuito; e così via dicendo. E tutto questo tripudio di enteriora e attrezzi da giardino utilizzati in maniere poco canoniche finisce per oscurare un po’ gli elementi più brillanti del dna della saga che sono comunque presenti ne La casa: il rogo del male. Dal notevole uso del sonoro a, soprattutto, una vena assurda e quasi comica che però in questo caso rimane sotto traccia.

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È un peccato perché il film dà il suo meglio non negli sbudellamenti ma nei momenti di cringe familiare, nell’imbarazzo del contatto con una realtà aliena che non c’entra niente con la possessione demoniaca e in una scena onestamente brillante in un crematorio.
È in questi sprazzi di freschezza che la saga di Raimi ci dimostra di avere ancora qualcosa da dare. Speriamo che anche il team di produzione se ne renda conto, perché il sequel è già in programma per il 2028

Il cast

Souheila Yacoub è Alice, fotografa arrivata in America per amore di Will (interpretato da George Pullar) che ha scoperto presto il lato più oscuro del suo matrimonio. Hunter Doohan è Joseph, fratello minore di Will, più pavido e meno assertivo, mentre Luciane Buchanan interpreta la sua fidanzata Tia, una outsider che mal sopporta la famiglia di lui. Tandi Wright e Erroll Shand sono Susan ed Edgar, i peculiari suoceri di Alice, mentre Maude Davey è la sboccata nonna Polly, che traina la maggior parte dei momenti di humor del film.

La recensione

La casa: il rogo del male ripete la formula dei suoi predecessori cercando solo di alzare il volume sull’ultraviolenza. Generalmente intrattentente ma scarico, salvato da degli inaspettati momenti di humor e di cringe familiare che sembrano segni di vita in un film non-morto.

Voto:

5.5/10
5.5/10
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