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La primavera della mia vita, Iñárritu va in Sicilia – La recensione del film con Colapesce e Dimartino

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Poche volte, in Italia, il cinema si fa surreale e poi riesce ad arrivare ovunque. La surrealtà sembra essere quasi sempre un elemento escludente, che butta fuori a calci chiunque non sia pronto a fare uno sforzo. La primavera della mia vita, film diretto dal regista siciliano al debutto Zavvo Nicolosi e scritto da Nicolosi con la collaborazione di Lorenzo Urciullo (in arte Colapesce) e Antonio Di Martino (in arte Dimartino), ha il merito di essere riuscito a rendere la surrealtà divertente e buffa, alla portata di tutti, senza per questo sacrificare la poesia che vi è spesso intrinseca.

La primavera della mia vita è prodotto da Wildside, società del gruppo Fremantle, da Vision Distribution, co-prodotto da Sugar Play, in collaborazione con Sky con il sostegno della Regione Siciliana, Assessorato del Turismo dello Sport e dello Spettacolo, Sicilia Film Commission. E dopo la breve uscita al cinema dal 6 agosto è su Prime Video, Sky e NOW.

La primavera della mia vita, tra realtà e immaginazione

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Lorenzo è un ex musicista triste, cinico e che pensa sempre ai soldi. Da tre anni ormai non parla con il suo migliore amico e collega, Antonio. I due erano all’apice del successo, stavano ultimando il loro album e facendo un tour insieme quando, all’improvviso, Antonio decide di ritirarsi dalle scene, lasciando l’amico a gestire il casino generato da un abbandono così improvviso.

Un giorno, però, a Lorenzo, che sta facendo non poca fatica a mandare avanti la sua carriera, arriva una proposta misteriosa dalla sua agente. Tre anni dopo, Antonio vuole rivederlo per proporgli un progetto artistico misterioso ma remunerativo: gli dovrebbe fruttare 90mila euro. Lorenzo decide controvoglia di andare a incontrare Antonio a Palermo. Qui, viene preso in contropiede.

Antonio infatti vuole il suo aiuto per scrivere un libro sulle leggende siciliane per conto della setta naturista dei Semeniti, di cui fa parte. Insieme, dopo non essersi parlati per 3 anni, dovranno affrontare un viaggio a tappe da Palermo a Siracusa, incontrando personaggi bislacchi e costretti ad affrontare il loro rapporto.

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La primavera della mia vita, un esperimento riuscito

Se avete visto Sanremo, avete forse intuito il modo in cui Colapesce e Dimartino si approcciano alla musica e, forse, anche all’esistenza. Con un’ironia malinconica e sicilianissima (di Siracusa il primo, di Palermo il secondo) che spiazza e che si offre a diverse profondità di lettura. La primavera della mia vita funziona allo stesso modo. La pellicola non ha paura di spaziare, di giocare con la Sicilia contemporanea, con i suoi tic e con i suoi problemi, con la sua autoironia amara e sulla difensiva. Non ha paura neanche di indagare sull’esistenza, su cosa vuol dire abbandonarsi ad essa, trasformarsi in un mandorlo. Lorenzo e Antonio, dopotutto, questa esistenza la conducono in maniera opposta.

Il primo è nervoso, ansioso, sempre in cerca delle sue pillole, cinico e solitario, venale. Quando le donne della sua vita gli dicono “guarda che finirai solo e pelato” lui risponde “ci sta”. Antonio invece è quasi gesuitico, un santone rilassato che ha preso la decisione di volersi bene e di non forzarsi a fare cose che non vuole fare. Tra questi due, la follia romantica della Sicilia e delle sue leggende, le serate di reading a tema Jim Morrison, i pirati, il pane psicotropo, Re Artù in cima all’Etna. Una sorta di Bardo di Iñárritu, un viaggio nella terra natia, senza però quell’ombra di ego che macchiava il film del regista messicano, ma con un tono poetico e introspettivo simile. Sarà una caratteristica delle popolazioni del sud del mondo, che vi devo dire. Preparatevi a essere spiazzati, ma resistete fino alla fine.

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Il cast

Lorenzo Urciullo (Colapesce) interpreta Lorenzo. Antonio Di Martino (Dimartino) è invece Antonio, la cui vita è cambiata per sempre dopo l’incontro con i Semeniti. Loro sono i due protagonisti assoluti della pellicola. Nel cast di La Primavera della mia vita anche Stefania Rocca, Demetra Ballino, Corrado Fortuna e con la partecipazione a sorpresa di artisti della musica italiana come Madame, Brunori SAS e Roberto Vecchioni.

La recensione

Se avete visto Sanremo, avete forse intuito il modo in cui Colapesce e Dimartino si approcciano alla musica e, forse, anche all’esistenza. Con un’ironia malinconica e sicilianissima (di Siracusa il primo, di Palermo il secondo) che spiazza e che si offre a diverse profondità di lettura. La primavera della mia vita funziona allo stesso modo.

Voto:

8/10
8/10
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