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Il problema Lizzie McGuire e più in generale quello dell’identità di Disney+

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Lizzie McGuire, il sequel è attualmente in pausa, si cercano nuove idee e intanto traspare la frustrazione di Hilary Duff e della creatrice della serie, per le visioni diverse sulla storia da raccontare.

Update 29 febbraio: con un post su Instagram Hilary Duff chiede di spostare la serie su Hulu, piattaforma più adulta rispetto a Disney+ così da poter raccontare al meglio la storia di Lizzie McGuire ormai adulta. “Farei un disservizio verso tutti limitando il realismo delle esperienze di una trentenne sotto il tetto di un divieto PG (indica il controllo dei genitori).” In questo post Duff conferma quindi che i prodotti D+ dovranno essere tutti adatti a esser visti senza supervisione.

 

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Lizzie McGuire

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Pare che dalle parti di Disney+ ci sia qualcosa che non va nel processo che li porta a decidere quali serie tv ordinare e poi rilasciare nel servizio streaming a prova di bambini. Il problema sta nel processo di scelta delle serie tv e in una divergenza di visioni tra i vertici Disney e i creatori e produttori di serie tv. Problema che è esploso proprio ieri con una notizia che riguarda il sequel di Lizzie McGuire, storica serie tv di Disney Channel con Hilary Duff. Ma facciamo un leggero passo indietro.

Lo scorso anno Disney+ aveva ordinato la serie High Fidelity con Zoe Kravitz di Big Little Lies come protagonista. La serie racconta di una donna, che gestisce un negozio di dischi, che è ossessionata dalla cultura pop e che cerca di superare una recente rottura con il suo fidanzato cercando di ripercorrere le sue passate relazioni. Una serie, tra l’altro ambientata a New York in un quartiere nel bel mezzo del fenomeno della gentrificazione, Crown Heights a Brooklyn. Dopo aver girato la serie i vertici del canale hanno pensato che visti i temi e i linguaggi utilizzati la serie era poco adatta a un servizio streaming a prova di bambino, quindi la serie si è spostata su Hulu (servizio streaming più adulto, adesso sotto il controllo creativo di Disney).

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Lo stesso è accaduto la settimana scorsa con un’altra serie, “Love, Victor“, che racconta di uno studente della Creekwood High School che arriva in una nuova città e sta ancora esplorando la sua sessualità. I dialoghi della serie, e il tema di esplorazione sessuale del protagonista, sono troppo maturi per la piattaforma, e anche qui la serie è stata ceduta a Hulu (qui i dettagli).

Il problema Lizzie McGuire

Il fenomeno di Lizzie McGuire parte proprio dalla notizia dello spostamento di Love, Victor su Hulu. La protagonista della serie, Hillary Duff, ha condiviso un articolo della notizia dello spostamento commentandola così: “so cosa significa.” Facendo riferimento al fatto che dopo aver girato due episodi del sequel, Disney+ ha deciso di cambiare showrunner, ossia il la creatrice della serie originale Terri Minsky, per esplorare nuove direzioni creative.

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Il sequel è ancora in sviluppo ma la produzione è stata sospesa in attesa di trovare un nuovo showrunner e nuove idee. Ma intanto la creatrice della serie, Terri Minsky ha parlato un po’ della situazione e dello stato della serie.

Sono molto fiera dei due episodi che abbiamo realizzato,” ha detto Terri Minsky in un’intervista a Variety. “Hilary capisce benissimo il personaggio di Lizzie McGuire, e lo interpreta così bene che una Lizzie McGuire all’età di 30 anni deve essere assolutamente vista… La serie deve esistere, e personalmente preferirei che si decidesse di spostarla su Hulu in modo da continuare a realizzare la serie che volevamo fare. Su questo fatto sono completamente all’oscuro. La serie è molto importante per me, e lo è anche per le persone.

Quando Minsky è stata licenziata Disney aveva rilasciato un comunicato giustificando la decisione “per questioni creative”, e per dare alla serie un nuovo taglio. Adesso è chiaro che la creatrice della serie originale avrebbe voluto raccontare una storia più adulta, una storia che sicuramente si adatta alla vita di una trentenne che vive a Brooklyn, ma che un po’ cozza con la visione di stampo famigliare, e soprattutto a prova di bambino, che ha Disney+.

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Ricordiamo che il sequel di Lizzie McGuire raccontava della protagonista che stava per compiere trent’anni. Lizzie sta vivendo la vita che ha sempre voluto, lavora come assistente di un decoratore di New York, ha una relazione con il suo ragazzo dei sogni e vive a Brooklyn in un appartamento pittoresco. Ma come sempre c’è sempre qualche problema che si nasconde dietro una vita perfetta, e la sua alter ego tredicenne animata è pronta a farglielo notare.

La visione di Disney+

Nonostante la line-up di serie tv del mondo Marvel sia ben definita, come anche quella ambientata nell’universo Star Wars, Disney+ sta avendo forse qualche difficoltà a trasmettere la sua visione ai produttori di serie tv.

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Sia chiaro, il processo di sviluppo di Disney+ non è fatto solo di fallimenti, c’è chi sicuramente ha capito il taglio da dare alle serie, se consideriamo che il servizio streaming ha già realizzato serie come High School Musical: The Musical: The Series, o Diary of a Future President.

I tre esempi che abbiamo citato sopra probabilmente sono frutto dei limiti del cosiddetto processo di “pitch” ossia quel momento in cui un produttore/creatore propone una serie tv ai vertici di un canale utilizzando una sinossi molto breve. E’ chiaro quindi che se il creatore in questione ha in mente una serie più matura, una serie che ha bisogno del parental control, questa serie cozza con l’idea di un servizio streaming che si pone come la casa dei contenuti anche per bambini, un servizio a cui i bambini possono accedere liberamente.

Certo viene da chiedersi perchè un bambino può guardare liberamente una serie Marvel, o una serie del mondo Star Wars, o I Simpson e non una serie che ha come protagonista una donna di trent’anni che parla con una versione animata di se stessa. E’ un po’ una contraddizione che andrebbe chiarita e che forse potrebbe essere spiegata dal fatto che un bambino potrebbe non capire i temi affrontati in una serie un po’ più adulta.

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Quindi si torna al problema del pitch, un problema che sta a monte e che probabilmente nel caso di Disney+ non si sarebbe presentato se i vertici avessero ordinato, per semplificare, una serie sulla figlia di Lizzie McGuire che ha la stessa capacità, lo stesso taglio e magari più adatta alle nuove generazioni di bambini/ragazzi, con la speranza di attirare anche la vecchia generazione cresciuta insieme alla “vecchia” Lizzie. Ma i creatori sono disposti a raccontare una storia del genere? La risposta è molto complicata se consideriamo che la creatrice originale è stata messa da parte da Disney perchè ha una visione creativa diversa.

Insomma si tratta di problemi complicati, che richiedono l’incastro di tanti tasselli contemporaneamente. Disney+ dovrà risolvere a monte, essendo una nuova realtà, che ha sì le idee chiare su cosa vuole essere, ma che deve comunque imparare a comunicare queste idee a chi le serie le scrive e le produce. Dall’altro lato i creatori forse devono capire che Disney+ non è un servizio generalista come può essere Netflix, ha una visione precisa, si rivolge a un pubblico preciso, caratteristiche che non si possono ignorare. In fondo è come proporre a The CW un procedurale con un settantenne protagonista che risolve crimini finanziari, nessuno lo farebbe.

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