Alla sua uscita al cinema 2001, Millennium Actress fu un buco nell’acqua per Satoshi Kon. Troppo diverso dal precedente Perfect Blue e ostacolato da un marketing poco brillante, ancora oggi è trattato come un’opera di secondo piano nella tristemente breve filmografia del regista. A venticinque anni dall’uscita, Anime Factory porta Millennium Actress al cinema dall’11 al 13 maggio: un’occasione perfetta per riscoprire quello che potrebbe essere un capolavoro perduto.
Millennium Actress: cinema e memoria
Un regista di documentari e il suo cameraman raggiungono Chiyoko Fujiwara, leggendaria diva del cinema giapponese ormai anziana, pronta a concedere una prima e ultima intervista dopo il suo ritiro dalle scene decenni prima. La donna inizia a raccontare la sua storia, dalla nascita fino all’incontro con un misterioso pittore ricercato che la spingerà a diventare un’attrice. Man mano che Chiyoko parla, regista e cameraman si trovano trascinati nell’arazzo della sua memoria, dove ricordi, film e immaginazione s’intrecciano insieme. A fare da filo conduttore la chiave per “la cosa più importante del mondo”, che il pittore lascia a Chiyoko negli anni ’30 e che apre la porta di un inseguimento lungo una vita intera.

Un film sottovalutato
Inizio questa recensione dalla conclusione così che sia chiara anche al lettore distratto: Millennium Actress è un film che è stato criminalmente sottovalutato al suo tempo. Merita davvero di essere visto al cinema: avete solo tre giorni, affrettatevi.
Ora che abbiamo resa esplicita questa premessa, parliamone.
Ultimo della Madhouse animato con tecnica tradizionale, Millennium Actress sfrutta il medium alla sua massima potenza. Il controllo assoluto sul frame animato, svincolato da telecamere, gravità e ogni altro vincolo della realtà corporea, permette al regista di raccontare la storia di Chiyoko come un continuo trompe l’oeil esperienziale, un vortice che prima ancora di avere l’aspetto della memoria riesce a evocarne le caratteristiche sensoriali.

Venticinque anni dopo
Viene facile il paragone col recente Resurrection: due film lirici e onirici, che attraversano una buona fetta del ventesimo secolo intrecciando vita, memoria e simbolismo con la storia del cinema. Laddove Resurrection è però gigantesco e subcorticale, Millennium Actress va a finire in una direzione profondamente personale. Come e forse più del resto dei film di Kon, ha il raro pregio di essere profondamente intimo senza essere piccolo. Ma queste sono solo parole, e Millennium Actress è un film che prima di essere spiegato va sentito.
Non lasciatevelo sfuggire, e se proprio non potete, recuperatelo. Ve ne sarete grati.
Il cast
Miyoko Shoji, Mami Koyama e Fumiko Orikasa interpretano la leggendaria attrice Chiyoko Fujiwara durante le varie stagioni della vita. Shozo Iizuka è Genya Tachibana, il regista che, dopo aver ammirato Chiyoko da tutta la vita, decide di intervistarla per un documentario. Shouko Tsuda è Eiko Shimao, diva rivale di Chiyoko, mentre Hirotaka Suzuki è il regista Junichi Otaki, regista che porta Chiyoko alla fama e suo primo marito. Infine, Masane Tsukayama è un misterioso e crudele poliziotto con una cicatrice sul volto che insegue Chiyoko attraverso ogni realtà.
La recensione
Millennium Actress torna al cinema dopo venticinque anni, e ci dimostra di essere toccante e pieno di meraviglia come il primo giorno. Assolutamente da non perdere, non solo per gli amanti degli anime.
Voto:
9/10