Il 26 marzo esce nelle sale italiane Mio fratello è un vichingo (trailer), ultimo lungometraggio di Anders Thomas Jensen con protagonista Mads Mikkelsen, presentato Fuori concorso a Venezia 82.
Anker (Nikolaj Lie Kaas) è un rapinatore che prima di entrare in carcere per quindici anni affida al fratello neurodivergente Manfred (Mikkelsen) il compito di seppellire un bottino di milioni di corone. Scontata la pena, l’uomo è deciso a recuperare i soldi ma Manfred non risulta collaborativo, infatti l’assenza del fratello ha peggiorato le sue condizioni di salute mentale: ora è convinto di essere John Lennon.


Il film si apre e si chiude con una sequenza animata che racconta la storia di Baldur, un guerriero vichingo che durante una battaglia perde un braccio. Deriso ed escluso dalla sua comunità, il padre, capo del villaggio, decide di rimediare costringendo tutti gli abitanti a mutilarsi a loro volta nel motto “se siamo tutti menomati non lo è davvero nessuno”, introducendo il tema della diversità che caratterizza Mio fratello è un vichingo.
Il film, infatti, esplora il concetto soggettivo di diversità presentandoci tutta una serie di outsiders: uno psichiatra propone infatti che Manfred/John rifondi i Beatles con altri pazienti con lo stesso disturbo dissociativo della personalità. Ringo, un ragazzo muto, e Paul/George, uno svedese ossessionato dall’Olocausto diventano i compagni d’avventura di un progetto musicale e terapeutico folle e sconclusionato. Nella sua assurdità, lo psichiatra infatti suggerisce ad Anker che assecondando le fantasie di Manfred il suo recupero sarà più rapido.
Jensen non risparmia nessuno, dalla disabilità, alla malattia mentale, all’abuso sui minori fino alla violenza sulle donne con fini ironici, l’umorismo scandinavo spara a zero sul politicamente corretto occidentale proponendo una lettura senza filtri. Se da un lato l’operazione sembra anche interessante, dall’altro però il messaggio del film non risulta chiarissimo in quanto prima sembra criticare chi asseconda ogni tipo di diversità dalle manifestazioni “assurde”, per poi dopo celebrare l’inclusività accettando semplicemente l’esistenza del diverso. Anche la commistione tra demenzialità cinica e momenti estremamente sentimentalisti lo rende un film poco equilibrato del quale a tratti è difficile percepire la genuinità.


La parabola di crescita del protagonista Anker che asseconda il fratello per intascare i soldi finendo invece per riallacciare con lui un rapporto sano non è supportata sufficientemente dalla sceneggiatura, che risente di questa alternanza di registri. In alcuni momenti infatti, flashback particolarmente melensi mostrano il passato difficile dei due fratelli pesantemente abusati dal padre che non accettava la diversità di Manfred. Anker finisce per riscoprire la sua parte più premurosa da fratello maggiore che da adulto sembra aver del tutto perso, ma il passaggio narrativo risulta poco fluido e progressivo.
Mads Mikkelsen alla sesta collaborazione col regista sparisce dietro al personaggio di Manfred, dando vita a un ultimo vichingo disadattato ma incredibilmente astuto, stralunato e bisognoso d’amore ritornando ai suoi esordi scandinavi (come Adam’s Apples dello stesso regista). Il buon cast di supporto dà vita a una commedia un po’ sbilenca ma dalle interpretazioni solide, creando un ensemble variopinto che risulta la parte migliore di tutto il lungometraggio.


Il punto del film sembra essere che la diversità dipende dal contesto in cui si vive e soltanto trovando la propria comunità si riesce ad accettarla senza subirla ma storia del vichingo che funge da cornice risulta in contrasto con questo tipo di ragionamento: non sembra particolarmente intelligente che tutti gli abitanti del villaggio – come recita il finale – si decapitino a vicenda perché il figlio del capo è morto decapitato.
Mio fratello è un vichingo è una commedia nera dal classico gusto scandinavo che affronta il tema della diversità senza però lanciare un messaggio incisivo.
Summary
Mio fratello è un vichingo è una commedia nera dal classico gusto scandinavo che affronta il tema della diversità senza però lanciare un messaggio incisivo.
Voto:
5/10