Qualche giorno fa discutevamo di The Great Flood; ma se il cinema coreano è così sdoganato nel nostro mercato, lo dobbiamo anche a Park Chan-wook. Dopo il giallo-melodrama di Decision to leave, il regista di Oldboy torna al cinema con il dramma assurdo No other Choice. Il film è stato presentato in anteprima al Festival del cinema di Venezia e aprirà ufficialmente il nostro 2026 cinematografico, arrivando in tutte le sale il primo gennaio per Lucky Red.
No other choice: ogni cosa è fragile
Man-soo ha una vita sfavillante nella sua ordinarietà: un lavoro nell’affascinante mondo della carta, una casa nel verde (quella in cui è nato, e che è riuscito a ricomprare con fatica), una moglie che lo ama alla follia (ricambiata), due figli e due cani. Quando la cartiera viene acquistata da un gruppo americano che decide di tagliare la sua posizione, Man-soo si trova improvvisamente a rischiare tutto se non trova un nuovo lavoro, cosa che si rivela difficile perché quello della carta è un mondo piccolo, iperspecifico: le posizioni aperte sono poche, così come i candidati. Così pochi, in effetti, che Man-soo potrebbe persino rintracciarli tutti e assicurarsi di essere il candidato più desiderabile del paese. Con ogni mezzo necessario. D’altro canto, non ha altra scelta.
Percezione del rischio
No other choice è un film faticoso: al comparire dei titoli di coda l’intera sala ha tirato un sospiro di sollievo. Al contrario della maggior parte dei film che definirei faticosi, però, non è un’esperienza spiacevole o difficile. Non è disgustoso, (particolarmente) truculento o violento, non ha jump-scares e in generale non cerca di disturbare di proposito lo spettatore. La questione è che No other choice racconta una storia drammatica ma che è, a suo modo, alla portata di tutti. Sotto sotto, tutti quanti sappiamo che tutto quello per cui abbiamo lavorato e che ci siamo conquistati è solo a un paio di brutte notizie di distanza dallo scivolare via.È una consapevolezza spaventosa, che fa tendere tutti i muscoli del corpo — e non basta qualche gag assurda per dimenticarsela.

Le minuzie
Il vero pregio di No other choice viene però da una sua particolare capacità di costruire un artificio, un mondo che è allo stesso tempo assurdo e iperreale, accuratissimo nel descrivere le minuzie delle relazioni umane. Uno dei grossi rischi dello scrivere recensione dopo recensione è quello di entrare in sala con una lista della spesa: come funziona la regia? E la fotografia? La scrittura è credibile? Ci sono film che però ti fanno (fortunatamente) dimenticare dell’analisi tecnica. No other choice è un film fondamentalmente gioioso, contento di raccontarti la storia che ti sta raccontando, un film che ti fa uscire dalla sala pensando: “mamma mia, che cosa spettacolare che è il cinema”.
Che bel modo di iniziare l’anno.
Il cast
Lee Byung-hun è Man-soo, un uomo innamorato della sua vita normale che si trova a rischiare di perdere tutto quando perde il lavoro. Son Ye-jin è Mi-ri, moglie di Man-soo costretta a tornare a lavorare per aiutare la famiglia. Lee Sung-min, Cha Seung-won e Park Hee-soon interpretano i tre candidati che si frappongono fra Man-soo e un nuovo lavoro, mentre Yeom Hye-ran è Lee A-ra, la moglie insoddisfatta del primo.
Summary
Il vero pregio di No other choice viene però da una sua particolare capacità di costruire un artificio, un mondo che è allo stesso tempo assurdo e iperreale, accuratissimo nel descrivere le minuzie delle relazioni umane.
Voto:
8.5/10