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Recensione L’amica geniale, supera le sfide della terza stagione

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L’Amica Geniale: la recensione di Storia di chi fugge e di chi resta, ossia la terza stagione. Un romanzo più debole degli altri, un cast rischioso e una nuova direzione dietro la macchina da presa.

Domenica 27 febbraio si è conclusa su Rai1, Storia di chi fugge e chi resta, la terza stagione della serie L’Amica Geniale, ispirata all’omonimo romanzo della quadrilogia di Elena Ferrante, senza ombra di dubbio il meno potente dei quattro, salvo alcune parti davvero ben riuscite.

Il libro prosegue temporalmente la narrazione laddove si era interrotta con “Storia del nuovo cognome” e segue le vicende delle due protagoniste, Lila e Lenù, attraverso gli anni Settanta.

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L’Amica Geniale 3, quando l’età è un fattore determinante

Gaia Girace e Margherita Mazzucco (classe 2003 e 2002) si sono così ritrovate, nella terza stagione, a dover interpretare il ruolo di due donne, due madri, molto più grandi della loro età. Una sfida difficile, quasi impossibile, portata a termine con ottimi risultati nonostante tutto.

Una scelta coraggiosa quella di confermarle nel cast, per via dell’affetto e dell’empatia creata dalle loro eccezionali performance sullo schermo nell’arco delle prime due stagioni.
Il cambio alla regia, che è passata da Saverio Costanzo a Daniele Luchetti, è stato evidente e convincente seppur non del tutto vincente.

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Insomma, alla luce di un romanzo più debole degli altri, un cast rischioso e una nuova direzione dietro la macchina da presa, le sfide per la terza stagione non erano certo poche, e a conti fatti, possiamo dirci soddisfatti, seppur non al livello dei primi due capitoli televisivi.

Questa stagione vede Lila e Lenù ormai adulte, alle prese con famiglia, lavoro e difficoltà in un’Italia in fermento politico e sociale, tra terrorismo, patriarcato e violenza dentro e fuori le mura domestiche. Se da un lato Lenù, scrittrice di successo sposata con un ricco professore vive in una Firenze movimentata da rivolte studentesche e femministe, dall’altro, Lila, rimasta a pochi chilometri dal Rione, patisce la fame in una fabbrica dove vige la regola dell’uomo padrone, vittima dei peggiori soprusi, tra omertà e attentati quotidiani. Due facce di un Paese in forte cambiamento, in cui il femminismo giocherà un ruolo fondamentale.

Gli episodi riflettono l’atmosfera pesante e dilatata di quegli anni, e non tutti – il quinto e il sesto per esempio – sono riusciti al meglio. La sceneggiatura soffre un po’ in alcuni passaggi e tralascia particolari fondamentali del romanzo, perdendosi per strada alcuni avvenimenti determinanti riguardo i personaggi secondari, importantissimi ai fini della trama nel libro. Seppur caratterizzata da dialoghi impeccabili e da una regia estremamente dettagliata, alcuni particolari a volte vengono dati per scontati e solo l’occhio attento dei lettori della Ferrante riescono a cogliere sfumature che altri invece non avvertono minimamente.

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É da vedere se…

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