Recensione Suburra, i nostri commenti alla terza stagione, dal 30 ottobre su Netflix

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Cr. EMANUELA SCARPA/NETFLIX © 2020

Recensione Suburra: l’ultima stagione su Netflix dal 30 ottobre saluta i fan cambiando prospettiva ma il tempo a disposizione era troppo poco.

Venerdì 30 ottobre su Netflix arriva la terza stagione di Suburra, la prima serie tv italiana del servizio streaming americano. Spadino e Aureliano saluteranno i fan in questi nuovi sei episodi, che sono proprio un omaggio a loro, protagonisti indiscussi della serie.

La regia di questa terza stagione è affidata a Arnaldo Catinari, lo story editing a Giancarlo De Cataldo e Carlo Bonini, e le sceneggiature sono di Ezio Abbate, Fabrizio Bettelli, Andrea Nobile, Camilla Buizza e Marco Sani. Suburra è prodotta da Cattleya e Bartlebyfilm per Netflix. Qui trovate le dichiarazioni del cast e del team creativo, nella conferenza stampa di lunedì scorso.

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La Trama della terza stagione

Dopo il tragico suicidio di Lele, incapace di convivere con il senso di colpa generato dai crimini commessi, e l’inaspettato risveglio dal coma di Manfredi, capo del clan Anacleti, gli equilibri di potere tra tutti i personaggi sono di nuovo messi in discussione. La terza stagione si sposta tra le strade e i vicoli di Roma e provincia per raccontare ancora più da vicino il mondo del Crimine. Chi vincerà la battaglia all’ultimo sangue per ottenere il potere sulla città?

Recensione Suburra – I nostri commenti

Una serie che è stata sviluppata sin dall’inizio per tre stagioni, la prima serie originale italiana di Netflix che nel 2017 ha sfruttato l’ondata dei crime italiani iniziata con Romanzo Criminale prima, e continuata poi con Gomorra. Una serie che è partita con l’obiettivo di raccontare le connessioni e i giochi di potere tra mondi completamente diversi tra loro: lo Stato, il Vaticano e la criminalità. Ma bisogna ammettere che gradualmente questo obiettivo si è perso per strada.

La terza stagione porta questo aspetto della serie all’estremo, sacrificando alcune trame e storie di personaggi centrali solo per realizzare il colpo di scena di fine episodio, dimenticando come ci si arriva a un colpo di scena: con una costruzione e uno sviluppo graduale della trama e dei personaggi. La terza stagione, vuoi anche per i pochi episodi a disposizione, è una serie di scene realizzate per alimentare il lato più futile della serie stessa: come le scene in macchina tra Aureliano e Spadino, o i loro discorsi in una location a caso bellissima di Roma, perdendo di vista l’approfondimento e la costruzione di una storia, rendendo ogni scena un semplice elemento di una lista con checkbox da spuntare una volta realizzate. I nuovi episodi di Suburra sono un fantastico portfolio di immagini bellissime, ma con una storia vuota, approssimativa e superficiale. Voto 5 – Davide Allegra

Ragazzi, non ci siamo.

Nel 2020 non è accettabile una terza stagione di Suburra, un’ultima stagione fatta in questo modo. Dopo i progressi della seconda, in cui si era cercato di portare la serie a livello internazionale, in quest’ultima stagione si è ripiombati nel provincialismo seriale, nella duplice comfort zone della fiction italiana e del catalogo di Netflix. La ricerca ossessiva della svolta femminista, la frettolosa necessità di chiudere storyline, la voglia di finire con 6 rapidi episodi. Tutto troppo raffazzonato, tutto troppo caotico e poco credibile per essere vero. E’ un fantasy o un crime? C’è gente che spunta in luoghi senza alcuna coerenza, senza alcuna spiegazione di come sia arrivata lì. La ricerca ossessiva delle scene cult, potenziali meme social, come tutte quelle in macchina tra Spadino e Aureliano, sviliscono il racconto seriale. Probabilmente in questa terza stagione si è avvicinata al “genere Netflix” standard, ma nel complesso della serialità globale è un netto passo indietro. Ineccepibile al contempo il lavoro tecnico, tra regia e fotografia. Voto 5 Riccardo Cristilli

Sarò la voce fuori dal coro e partirò da lui, Aureliano Adami, interpretato da un immenso Alessandro Borghi. Aureliano, la colonna portante di tre stagioni, il protagonista indiscusso della terza. Un antieroe vulnerabile, tormentato, che si porta dietro un’ereditarietà familiare non indifferente. Un “malavitoso” atipico, quasi all’acqua di rose sì, ma incredibilmente convincente e magnetico. Se il voto dovesse ricadere solo su di lui e sulla performance di Borghi il voto a questa stagione sarebbe 9. Ma ahimè, non basta un solo personaggio per decretare la buona riuscita di una serie tv, non di questi tempi almeno.
Fermo restando che a mio avviso Suburra rimane la migliore serie italiana originale Netflix fino a oggi, questa stagione ha perso notevolmente la verve “criminale” per lasciare spazio alla storia affettiva tra Spadino e Aureliano, decisamente forzata e quasi stucchevole. La regia e la fotografia contribuiscono ad alzare il livello della serie e il mio voto: cupa ma affascinante, la Roma di Suburra ha su di me un ascendente notevole, che alza il mio voto nonostante i difetti evidenti di questa stagione.
Voto 7 Giorgia Di Stefano
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