Pubblicità
Dituttounpop > Cinema > Sentimental Value: l’inconfondibile cifra stilistica di Joachim Trier – Recensione

Sentimental Value: l’inconfondibile cifra stilistica di Joachim Trier – Recensione

Pubblicità

Il 22 gennaio arriva finalmente nelle sale italiane Sentimental Value, film norvegese (vincitore del Grand Prix Speciale della Giuria al 78º Festival di Cannes) che segna il ritorno del talentuoso regista de La persona peggiore del mondo, Joachim Trier. Trier torna a dirigere Renate Reinsve, vincitrice a Cannes per la sua interpretazione ne La persona peggiore del mondo, proseguendo così un rapporto creativo già ampiamente premiato dalla critica internazionale. Accanto a lei, Stellan Skarsgård – premiato con il Golden Globe come Miglior attore non protagonista per questo film – Elle Fanning e Inga Ibsdotter Lilleaas compongono un cast di grande talento, contribuendo a rendere Sentimental Value uno dei titoli più attesi della stagione.

Sentimental Value, la storia di una famiglia

Nora (Renate Reinsve) e Agnes (Inga Ibsdotter Lilleaas) sono due sorelle profondamente unite. L’improvviso rientro nella loro vita del padre Gustav (Stellan Skarsgård) – regista carismatico e affascinante ma genitore cronicamente inaffidabile – riapre ferite mai del tutto rimarginate. Conoscendo il talento di attrice di Nora, Gustav vorrebbe che sua figlia interpretasse il ruolo principale nel film che dovrebbe rilanciare la sua carriera; lei rifiuta e quella parte finisce a una giovane star di Hollywood, Rachel Kemp (Elle Fanning).
Il suo arrivo getta scompiglio nelle delicate dinamiche della famiglia: per le due sorelle sarà il momento di confrontarsi con il padre e con il loro passato.

- Pubblicità -

La casa di famiglia

Le case sono luoghi che custodiscono silenziosamente segreti, sorrisi, lacrime. A volte sono rifugi, altre prigioni. La casa di famiglia, quella dell’infanzia, quella delle vacanze: case da ricordare o, altre volte, case da dimenticare. Alcune sono tutt’altro che luoghi sicuri, anche se dovrebbero esserlo; altre diventano “casa” anche se ci si è vissuto poco. Le case spesso sono come i genitori, i fratelli, le sorelle: alcune ci conoscono bene, altre quasi per niente. Altre ancora, pur da lontano, sembrano sapere tutto di noi.

Se ci fermiamo a chiederci “qual è, per me, casa?”, non sempre la risposta arriva facilmente. C’è un detto che dice che le case non rubano gli oggetti, ma possono nasconderli: lo stesso fanno con i ricordi, soprattutto con quelli più brutti. Li chiudono in una soffitta, anche se una soffitta non c’è, li stipano dentro un armadio, li nascondono dietro una di quelle porte che non si aprono mai.

Sentimental Value

La casa di Nora e Agnes, come molte case, ne ha viste succedere tante: momenti tristi e felici, dolorosi e travolgenti. Nora da lì vuole portare via a malapena un vaso, perché preferisce non ammassare oggetti senz’anima nel suo appartamento di Oslo. Ci sono cose in quella casa che preferisce non ricordare. Ci sono silenzi in cui sceglie di rifugiarsi, ferite che vuole nascondere a tutti, tranne ad Agnes. Suo padre le dice che si pentirà di non aver avuto figli, e lei sa che è così, perché non avrà nessuno a cui tramandare qualcosa in futuro. Chi porterà via un ricordo da casa sua quando non ci sarà più?

Le case e i ricordi possono rivelarsi trappole se non vengono affrontati quando qualcuno ci lascia: diventano prigioni di silenzi assordanti, di ricordi deformati dalla sofferenza, di sensi di colpa sedimentati così in profondità da non essere più riconducibili a un’origine precisa.

In Sentimental Value Joachim Trier dimostra – ancora una volta – di saper raccontare con delicatezza e uno stile inconfondibile le ferite dell’animo umano. Sa raccontare le fragilità e le crepe dei rapporti familiari, così come le contraddizioni dei rapporti contemporanei – amorosi, amicali, tra padre e figlia.

La sua cifra stilistica è evidente e costante e, anche con questo film, come già in La persona peggiore del mondo, Trier riesce a rendere universale e corale un racconto intimamente familiare. Renate Reinsve interpreta in maniera impeccabile Nora, un personaggio che sembra uscito da una pagina di Čechov: una donna che porta dentro di sé una ferita da così tanto tempo da aver quasi dimenticato quando tutto sia iniziato. Una figlia introversa, una sorella generosa ma involontariamente ostile all’affetto. Accanto a lei, una magnifica Inga Ibsdotter Lilleaas, intensa e profonda nel ruolo di Agnes, la sorella maggiore che tutti meriterebbero. E al loro fianco, un immenso Stellan Skarsgård, che interpreta un padre alla ricerca di una redenzione sepolta sotto anni di non detti, mancanze emotive e distacco affettivo.

Sentimental Value è un film stratificato, delicato e travolgente: un’opera che non tenta di correggere gli errori, ma di attraversarli, cercando fino alla fine – forse – una possibilità di guarigione.

Pubblicità