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Westworld 4 e il labirinto della complessità seriale che non ci meritiamo più – La recensione

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Westworld 4 la recensione della serie su Sky e NOW: un capolavoro che non ci meritiamo

Westworld 4 è ancora un capolavoro seriale. Dopo 6 anni e 4 stagioni, le 8 puntate hanno confermato quanto di buono avevamo visto dopo le prime 4 puntate in anteprima: la conferma di come sia possibile coniugare narrazione, scrittura, effetti speciali e potenza visiva. Westworld è una serie tv che crea un suo immaginario, un suo mondo seriale e invita lo spettatore a entrarci. Ma è uno speak easy, bisogna conoscere la parola d’ordine per accedere e condividere un’esperienza unica con (pochi) altri fortunati avventori.

Perchè probabilmente eravamo sempre di meno ad aspettare con gioia il fatidico ritorno di Westworld. Molti lo avevano rimosso dalla propria mente, per altri è diventato un gioco complesso da dileggiare. Così su un importante sito britannico mi è capitato di leggere una recensione di Westworld 4 tutta costruita sul rimpianto del fascino della prima stagione e su un ironico riferimento all’uso dei bambini nella serialità americana, nel classico esercizio di prendere un particolare, estremizzarlo per trasformarlo nell’appiglio denigratorio. Lo stesso gioco dei politici populisti.

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Tutte le opinioni sono ovviamente legittime, altrimenti non sarei qui a commentare ogni giorno serie tv e non avremmo creato una pagina in cui raccogliamo tutte le pagelle delle serie tv. Sicuramente Westworld è una serie complessa, respingente, che gode del suo essere labirintica (ma in fondo Maze era il tema della prima stagione e il labirinto ricorre nella serie), ha però una qualità tecnica nello sviluppo del racconto nettamente superiore alla media.

La sua colpa? essere fuori dal tempo

Westworld non è una serie adatta al 2022. Creata da Jonathan Nolan e Lisa Joy, la prima stagione debuttò nel 2016 e in 6 anni il mondo seriale è profondamente cambiato, sia da un punto di vista produttivo che da quello della fruizione. Probabilmente, oggi, Warner Bros Discovery non approverebbe una serie come Westworld, come è successo col costoso progetto di JJ Abrams prima ordinato e poi cancellato. Troppo complessa, troppo rischiosa per un mondo che ha bisogno di certezze e risposte immediate. Come può una serie in cui solo al quarto episodio si riesce a dipanare qualche trama, quindi solo dopo 4 settimane vista la modalità di rilascio, competere con prodotti in cui le spiegazioni superano le domande e che esauriscono la loro corsa dopo 1 settimana (quando sono fortunati)? Netflix misura “il valore” di una serie su 28 giorni.

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Una serie per chi ha amato il finale di Lost. Per chi non è ancora qui ad aspettare risposte che non arriveranno mai. Non è un giudizio di merito, non c’è qualcuno che ha ragione e qualcuno che ha torto, si tratta semplicemente di una constatazione, di una riflessione sulla serialità in generale e su Westworld in particolare. Abbracciare il mondo creato da Nolan e Joy vuol dire lasciarsi trasportare dal flusso degli eventi e aspettare che siano loro a dipanarlo davanti ai tuoi occhi. Non avere fretta.

Westworld 4 e i passi avanti rispetto al passato

La complessità di Westworld può essere respingente, ma nella quarta stagione la serie prova a fare dei passi avanti. Lo sviluppo del racconto si articola attorno a 4 assi in cui il principale è l’avventura di Caleb (Aaron Paul) e Maeve (Thandiwe Newton) che finiscono per ritrovarsi in un nuovo parco “American Mafia”, un’affascinante mondo che replica gli anni 30, in cui tendono a ripetersi elementi del passato.

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Poi c’è Christina il nuovo personaggio di Evan Rachel Wood dopo che la sua Dolores è di fatto scomparsa, restando solo nel corpo di Charlotte Hale (Tessa Thompson), di cui seguiamo le vicende insieme a William (Ed Harris). Infine vediamo anche Bernard (Jeffrey Wright) alla ricerca di qualcosa in un luogo e un tempo non specificati, mentre si allea con un gruppo di ribelli in cui troviamo un personaggio interpretato da Aurora Perrineau.

Se dopo 4 puntate per la maggior parte delle linee narrative qualcosa sembra chiarirsi, il mistero più grande è legato alla Christina di Wood. Il suo personaggio è un’autrice di storie per personaggi di sfondo, quelli che interagiscono con i protagonisti ma non sono al centro della scena. E alla fine delle 8 puntate questo suo ruolo avrà una parte fondamentale nell’equilibrio complessivo.

Libertà, autodeterminazione, libero arbitrio restano i temi fondamentali di questa serie, un manifesto sul significato di “umano”. Cosa ci rende esseri umani? Chissà se alla fine di Westworld riusciremo ad avere una risposta. Soprattutto speriamo di riuscire ad avere un finale e non decidano (proprio alla luce della sua complessità) di chiudere la serie. La speranza arriva dalle ultime scene della stagione che aprono proprio a un’ultima stagione.

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É da vedere se…

…avete visto Westworld finora e non vi è venuta voglia di mollare. Soprattutto se in questi mesi per compensare avete visto serie come Night Sky, Outer Banks o La Brea alla ricerca della giusta dose di complessità misteriosa. Per il resto vi consigliamo di scaricare l’app gratuita di TV Tips e di usare la funzione “Match” con la quale potete scoprire la prossima serie da guardare, con consigli legati ai vostri interessi.

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