Winning Time: L’ascesa della dinastia dei Lakers, ecco come è iniziata l’era “Showtime” – La recensione

Winning Time
Foto ufficio stampa Sky
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Winning Time: L’ascesa della dinastia dei Lakers la recensione della serie tv disponibile con tutti gli episodi su Sky e NOW

Winning Time: L’ascesa della dinastia dei Lakers è una serie tv disponibile da oggi, 2 giugno, anche in Italia su Sky e NOW. Una “fiction”, un’opera di finzione e non un documentario sulla vita dei Lakers degli anni ’80, ispirata dal libro Showtime: Magic, Kareem, Riley, and the Los Angeles Lakers Dynasty of the 1980s di Jeff Pearlaman.

Una specifica che può sembrare superflua ma che è stata necessaria a HBO per allontanare le critiche di alcuni dei protagonisti ritratti della serie. Si dimentica sempre che, tranne rari casi, le serie tv tratte da storie vere tendono a ricostruire in modo drammaturgico il racconto. Una necessità per rendere più accattivante anche la storia più interessante del mondo. Winning Time non è da meno e prendendo una storia di successo come l’ascesa dei Lakers, capace di cambiare il modo di giocare a basket inaugurando un’era chiamata Showtime, realizza una serie tv costruita per intrattenere il pubblico.

No non è una serie (solo) sul basket

Winning Time: l’ascesa della dinastia dei Lakers è una serie tv su una squadra di basket dell’NBA, strategicamente lanciata da Sky in parallelo alle NBA finals di quest’anno, ma non è solo una serie sul basket. Anzi sarebbe anche difficile definirla una serie sportiva. Il parquet c’è e si vede, si racconta la tattica e la tecnica, il modo in cui il basket è cambiato con lo stile di gioco aggressivo, dinamico e rapido portato da Jack McKinny prima e da Paul Westhead e Pat Riley poi. Ma Winning Time è una serie sulle persone che fecero l’impresa.

La serie tv racconta le difficoltà di realizzare un sogno a partire da Jerry Buss, un uomo che aveva già tutto ma che voleva essere ricordato, al punto di cedere il Crysler Building pur di avere il capitale per entrare in un business dato in fallimento per rilanciarlo. Jerry Buss non voleva solo avere una squadra di basket, voleva trasformare l’NBA in un business di successo. Il dottor Buss era convinto che ogni incontro non era solo sport ma anche spettacolo, che lo spettatore doveva essere intrattenuto mentre tifava. E in questo modo contribuì a far nascere l’era chiamata Showtime e che ha reso l’NBA un simbolo di successo in tutto il mondo.

Winning Time: L’ascesa della dinastia dei Lakers, la recensione tra la qualità HBO

Winning Time ha tutta la qualità che contraddistingue la serialità di HBO, con l’aggiunta di quel gusto leggero, quasi da commedia, che accompagna le produzioni di Adam McKay sia come produttore (Succession) che come autore-regista (Vice, Dont’ Look Up). Proprio per questo risulta un intrattenimento leggero e piacevole, che soddisferà sia gli appassionati dello sport che i neofiti. Al tempo stesso, però, talvolta si adagia troppo sul suo stile. La rottura della quarta parete (anche questa tipica di McKay) a tratti risulta eccessiva, arrivando a sottolineare l’ovvio (ma solo a tratti).

L’inserto di immagini estranee rispetto al racconto ma che accompagnano una metafora, potrebbero risultare fastidiose per qualcuno, geniali per altri. Uno stile che divide, come per le scritte a caratteri cubitali che talvolta spuntano sullo schermo. Alcuni aspetti della struttura della serie non convincono, soprattutto la scelta di iniziare con una scena nel 1991 in cui si vede Magic Johnson probabilmente nel giorno in cui ha scoperto di essere positivo all’HIV, ma che non viene ripreso nelle successive puntate. Come se ci fosse stato un cambio di rotta in corso d’opera.

E la forza dei protagonisti

Ridondante anche l’eccessivo soffermarsi sulla vita amorosa di Magic Johnson, ben descritto, al contrario, nel suo costante ottimismo di facciata per inseguire il sogno di una vita diversa rispetto a quella in cui è cresciuto (ma che non rinnega). La parte meno sportiva, le rivalità fuori dal campo e soprattutto le dinamiche degli allenatori, è la più convincente. Il Jack McKinney di Tracy Letts è spietato, geniale come tutti gli innovatori e al tempo stesso umano quando vede il sogno sfumare. Jason Segel mette tutta la sua aria da fallito di successo nel suo Paul Westhead e Adrien Brody dimostra la sua abilità nel restituire i nervi di Pat Riley, ancora alle prese con il significato di una vita senza lo sport. Senza dimenticare John C.Reilly maestoso nel suo dottor Buss. Jason Clark è invece Jerry West, ex stella dei Lakers, attuale allenatore, un uomo tormentato dal successo, che vive il basket come una droga, con gli stessi alti e bassi di un tossico.

Winning Time ci racconta un’epoca anche attraverso un magistrale uso della fotografia che accompagna la narrazione attraverso luci sfocate o uno stile sfumato da filmato d’epoca. La serie raccoglie tutte le tematiche di quegli anni, dalla diffusione della droga, al razzismo, a una società patriarcale e maschilista, ma pur sempre sorretta dalle donne. Come Claire Rothman interpretata da Gaby Hoffman, la monumentale Sally Field nei panni della madre di Buss, Hadley Robinson in quelli di sua figlia.

É da vedere se…

…se vi piacciono le storie sportive ma non limitate al campo di gioco come Swagger, Ted Lasso, Cobra Kai, ma anche se vi piacciono i drama sulle dinamiche del potere alla Succession o quelli che raccontano un’epoca come Pam & Tommy.  Per il resto vi consigliamo di scaricare l’app gratuita di TV Tips e di usare la funzione “Match” con la quale potete scoprire la prossima serie da guardare, con consigli legati ai vostri interessi.

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PANORAMICA RECENSIONE
Riccardo Cristilli
8
Per andare da A a B passereste prima per C? Se si perchè? e D? Non rischia di offendersi se non gli facciamo nemmeno un saluto? Ma soprattutto, che razza di bio è questa? Siete sicuri di volere una biografia? Mi trovate su Fb/tw/G+/pinterest/instagram/linkedIn come Riccardo Cristilli, il modo più semplice per farvi i fa....ehm conoscermi meglio. Per comunicati, eventi, news sulle serie tv scrivete a riccardo.cristilli@gmail.com o info@dituttounpop.it
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