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Notizie serie tv: Melissa Fumero in Einstein, Vincent Cassell in The White Lotus

ABC dopo Abbott Elementary ha rinnovato altre 3 serie tv 911 e 911: Nashville rispettivamente per una decima e seconda stagione, se sulla prima non c’erano dubbi la seconda aveva avuto un andamento altalenante e solo con il ritorno a gennaio ha trovato un suo equilibrio negli ascolti; rinnovata anche High Potential che però è in cerca di un nuovo showrunner visto che Todd Harthan si è trasferito a gestire un’altra serie di 20th Television Eragon.

GLAAD Media Awards, i vincitori

Heated Rivalry è stata premiata come miglior nuova serie ai GLAAD Media Awards, i premi dell’associazione Gay & Lesbian Alliance Against Defamation; Stranger Things ha vinto come drama e Palm Royale come comedy, mentre Wayward come miniserie.

Heated Rivalry
Sabrina Lantos/HBO Ma

Einstein

Melissa Fumero entra nel cast di Einstein la serie tv remake di un format tedesco, con Matthew Gray Gubler, ormai in lavorazione da tantissimo tempo a CBS ma le cui riprese inizieranno questo mese con la serie tv che sarà nel palinsesto 2026/27. Fumero sarà Teri detective della polizia di stato del New Jersey, ligia e disciplinata non sa bene come prendere questa collaborazione con Einstein.

Inizialmente il ruolo era di Rosa Salazar che lo scorso maggio, quando la serie tv era stata rinviata alla stagione successiva, aveva chiesto alla produzione di non rinnovare la sua opzione permettendole di lasciare la serie.

Serie tv, pilot news

Jacky Weaver entra nel cast del pilot del reboot di The Rockford Files con David Borenaz e Michaela McManus. Al centro James Rockford, appena uscito sulla parola per un crimine che non ha commesso, torna alla sua vita di investigatore privato a Los Angeles finendo per scontrarsi sia con la polizia che con la criminalità locale. Weaver sarà la vicina di camper di Rockford.

Scott Patterson lascia Sullivan’s Crossing

Scott Patterson ha lasciato la serie tv canadese Sullivan’s Crossing la cui quarta stagione partirà il 20 aprile su The CW e in Italia è su Netflix. Patterson ha spiegato che c’erano delle divergenze creative troppo forti che lo hanno portato a prendere la decisione di lasciare la serie. L’attore ha voluto chiarire, quindi, che non è stata una scelta creativa quella di far andare via il personaggio ma una conseguenza dei suoi contrasti con la produzione.

Nuova serie tv per il creatore di Heated Rivalry

Jacob Tierney creatore di Heated Rivalry rileggerà la storia di Alessandro Magno per Netflix con la serie tv appena ordinata dal titolo Alexander, prodotta dalla Aggregate Films di Jason Bateman. Mentre Atene entra in crisi, Aristotele arriva in Macedonia per educare il giovane principe Alessandro e tra intrighi, amori perduti e guerre, la loro improbabile amicizia cambierà il corso della storia. La serie è un adattamento di The Golden Mean di Annabel Lyon.

Serie tv The New Gothic

AMC sta lavorando a The New Gothic scritta da Hilarie Burton Morgan e Nick Gray. La serie vorrebbe rileggere il modo di raccontare l’American South con al centro la famiglia Bloom che si scontra con la Mafia del Mississippi.

The White Lotus

Vincent Cassel, Corentin Fila e Nadia Tereszkiewicz entrano nel cast della quarta stagione di The White Lotus di Mike White le cui riprese si svolgeranno nel sud della Francia. Il trio sarà parte dello staff dell’albergo. La serie sarà in Italia su HBO Max e Sky.

Altre notizie serie tv

Sydney Chandler ha anticipato, durante i Texas Film Award, che le riprese della seconda stagione di Alien: Earth potrebbero iniziare a maggio.

Love Story: John F. Kennedy Jr. & Carolyn Bessette ha superato 25 milioni di ore viste nei suoi primi 5 episodi ha detto Disney.

Eric Guggenheim è stato scelto come showrunner della quinta stagione di Fire Country prendendo il posto di Tia Napolitano.

Colin Woodell, Gillian Jacobs, Carey O’Donnell e Nate Varrone saranno guest star della seconda stagione di Chad Powers di Hulu e Disney+.

Getty Gilpin entra nel cast della seconda stagione di The Lowdon di FX e Disney+ prendendo il ruolo di Ginger.

Kayo Martin, Jeremy Ray Taylor, Laila Pruitt entrano nel cast di I Suck at Girls prodotta da Doozer di Bill Lawrence e Warner Bros. Tv, scritta da Justin Halpern e Patrick Schumacker ispirata all’autobiografia di Halpern. Al centro tre studenti al secondo anno delle superiori Steven (Martin), Garrett (Taylor) e Anna (Pruitt) alle prese con il caotico mondo adolescenziale.

Asa Germann, Kai Caster, Lilah Pate e Savanna Gann entrano ne cast di Frisco King lo spinoff di Tulsa King con Samuel L. Jackson ambientato in Texas.

Assassinio sull’Orient – Express stasera in tv torna il classico di Agatha Christie

Stasera in tv venerdì 6 marzo su 27 Twentyseven andrà in onda Assassinio sull’Orient-Express  l’adattamento di un grande classico dei romanzi gialli, uno dei capolavori di Agatha Christie nella versione di e con Kenneth Branagh con un super cast da Willem Defoe a Penelope Cruz da Judy Dench a Jonnhy Depp. Il film è stato un ottimo successo di pubblico incassando oltre 14 milioni di euro in Italia e 352 milioni di dollari in tutto il mondo. Inevitabilmente che Branagh ha deciso di riportare al cinema il suo Poirot con Assassinio sul Nilo e Assassinio a Venezia già su Disney+.

Assassinio sull’Orient Express La trama

Anni ’30. Il detective Poirot, intento a partire alla volta di Istanbul per trovare un po’ di riposo, è costretto a tornare inaspettatamente a Londra per risolvere un caso. Il suo amico Bouc, direttore dell’Orient Express, gli offre una cabina sul suo treno. Proprio sul treno Poirot conosce un noto uomo d’affari – Samuel Ratchett – che desidera assumerlo come sua guardia del corpo durante i suoi giorni di viaggio poiché spaventato da lettere minatorie.

Durante la medesima notte, una valanga fa deragliare il treno, costringendolo a fermarsi in attesa di soccorso dalla stazione più vicina, ma il mattino seguente Poirot scopre che Ratchett è stato assassinato durante la notte con 12 pugnalate. Il detective dà inizio ad un’indagine che vedrà coinvolti i 13 passeggeri sospettati.

Il trailer

Il Cast

Davvero ricco il cast del film a partire da Kenneth Branagh nei panni di Poirot. Nel cast ci sono Johnny Depp, Judy Dench, Penelope Cruz, Josh Gad, Tom Bateman e tanti altri

  • Kenneth Branagh: Hercule Poirot
  • Tom Bateman: Bouc
  • Penélope Cruz: Pilar Estravados
  • Willem Dafoe: Gerhard Hardman
  • Judi Dench: Natalia Dragomiroff
  • Johnny Depp: Samuel Ratchett/John Cassetti
  • Josh Gad: Hector MacQueen
  • Derek Jacobi: Edward Henry Masterman
  • Leslie Odom Jr.: Dr. Arbuthnot
  • Michelle Pfeiffer: Caroline Hubbard
  • Daisy Ridley: Mary Debenham
  • Lucy Boynton: Helena Andrenyi
  • Serhij Polunin: Rudolph Andrenyi
  • Olivia Colman: Hildegard Schmidt
  • Marwan Kenzari: Pierre-Paul Michel
  • Manuel Garcia-Rulfo: Biniamino Marquez

Il Box Office

Il film ha incassato oltre 100 milioni al box office americano, 102 con oltre 352 in tutto il mondo. «Nella sua direzione, ma ancor più nella sua interpretazione di ricercato genio investigatore, Branagh è energico fino al fanatismo appassionato» ha scritto The Hollywood Reporter«La soluzione del mistero centrale del film è avvincente» ha commentato Entertainment Weekly.

La soluzione di Assassinio sull’Orient-Express

Volete togliervi la curiosità, avete letto il romanzo ma non vi ricordate chi è il colpevole in Assassinio sull’Orient-Express? Ora ve lo sveliamo ma naturalmente in caso contrario fermatevi qui e non proseguite nella lettura!

Ma prima vediamo dove troviamo il film in streaming…

Dove lo trovo in streaming

Oltre che in live streaming su Mediaset Infinity stasera, Assassinio sull’Orient-Express è disponibile su Disney+, Sky/NOW e Timvision inoltre è a noleggio o acquisto su Apple TV, Amazon Video, Rakuten TV.

Come finisce Assassinio sull’Orient Express?

Ok allora volete proprio saperlo! Bene ecco di seguito come finisce il film (e il romanzo)

La risposta alla domanda è tutti. Tutti i passeggeri sono colpevoli, il cadavere aveva 12 coltellate tutte diverse perchè tutti sono entrati nello scompartimento e hanno inferto una coltellata. L’uomo infatti era in realtà un assassino dal vero cognome Cassetti, che aveva ucciso e rapito la giovane Daisy Armstrong, figlia del colonnello Armostrong. Tutti i personaggi sono legati alla famiglia Armstrong e al caso e per questo hanno colpito l’uomo per vendicarsi dell’uccisione della bambina.

Daisy Armstrong venne rapita dalla sua camera e tenuta in ostaggio per un riscatto, ma nonostante il pagamento la bambina fu uccisa. Non solo dopo il ritrovamento del cadavere, la mamma Sonia, incinta, ha un parto prematuro; il colonnello Armstrong si suicida e viene accusata e condannata una cameriera, Susanne che si impicca in cella.

Nel film Poirot decide di raccontare ai 12 sospettati le sue teorie, la prima è semplice: un misterioso assalitore travestito da conduttore salito sul treno e poi fuggito. La seconda è poi la verità: la signora Hubbard è in realtà Linda Arden, ex attrice teatrale, madre di Sonia Armstrong e quindi nonna della piccola Daisy e ha radunato tutti i 12 per compiere l’omicidio e tutti si sono alternati nel pugnalare. Poirot decide di non condannare i 12 ma ricorda come la vendetta non porta che altra vendetta, che il male conduce ad altro male.

The Hurt Locker la trama del film stasera in tv

The Hurt Locker è il film scelto da Rai Movie per la serata di venerdì 6 marzo 2026, tratto dalla storia vera del giornalista “Premio Pulitzer Mark Boal,  diretto dalla regista statunitense Kathryn Bigelow. Il film ha ottenuto nove candidature e sei Oscar nel 2010 tra cui miglior film, migliore regia e migliore sceneggiatura originale.

L’incasso in tutto il mondo è stato di 50 milioni di dollari di cui 17 negli USA un risultato molto al di sotto delle aspettative. Il titolo è legato a una frase usata in gergo militare per indicare un luogo particolarmente rischioso dove può succedere di tutto.

The Hurt Locker la trama

Scopriamo insieme la trama di The Hurt Locker in onda stasera su Rai Movie, un film che unisce racconto di guerra con l’inchiesta giornalistica, per capire se possa essere adatto alla nostra serata tv.

Nell’Iraq travolto dalla guerra, una squadra speciale dell’esercito americano è impegnata a disinnescare gli ordigni disseminati dalla Jihad. Al suo interno la figura di spicco è quella del sergente William James: nel mezzo dell’orrore mantiene i nervi saldi e un atteggiamento di apparente indifferenza. Insieme al pari decorato Sanborn e allo specialista Eldridge, si trova al centro delle azioni più rischiose.

Il cast

  • Jeremy Renner: sergente William James
  • Anthony Mackie: sergente JT Sanborn
  • Brian Geraghty: specialista Owen Eldridge
  • Ralph Fiennes: capo squadra
  • Guy Pearce: sergente Matt Thompson
  • David Morse: colonnello Reed
  • Evangeline Lilly: Connie James
  • Christian Camargo: colonnello John Cambridge

Dove lo trovo in streaming

Se non hai voglia di accendere la tv, sei arrivato tardi, oppure non ha la televisione, The Hurt Locker è in streaming su Rai Play , nel catalogo di Sky/NOW, HBO Max e Netflix.

47 Ronin, il samurai Keanue Reeves nel film stasera in tv

Venerdì 6 marzo 2026 sul canale 20 andrà in onda il film “47 Ronin“, con Keanu Reeves, Cary-Hiroyuki Tagawa, Hiroyuki Sanada e Rinko Kikuchi. Il film è stato diretto da Carl Rinsch, e si ispira alla storia vera dei quarantasette Ronin, un gruppo di samurai che nel diciottesimo secolo si sono opposti allo shogun, i dittatori che governavano il Giappone in quel periodo. L’appuntamento con il film è alle 21:10 circa su 20.

Il film è uscito nei cinema nel 2013, ha incassato ben 151,7 milioni di dollari in tutto il mondo, di cui 38,3 milioni incassati nel mercato statunitense. Il film in Italia ha incassato circa 1,2 milioni di euro.

La trama di 47 Ronin

Il film è ambientato durante gli anni del Giappone Feudale, che in quel periodo era governato dal clemente Asano Maganori. L’uomo era noto per la sua gentilezza e grandezza d’animo, e aveva radunato attorno a se una grande schiera di fedeli samurai che lo servivano con onore. Tra questi c’era Kai, un uomo metà giapponese e metà inglese, adottato da Asani quando era ancora piccolo, e che prova qualcosa per la figlia del suo padrone, Mika.

Quando un giorno verrà in visita il maestro delle cerimonie dello Shogun, Lord Kira, l’equilibrio creato da Nagori, con i suoi fedeli, si rompe. Kira infatti vuole sottrarre ad Asano il dominio dello shogun e grazie alla strega mutaforma Mizuki, escogita un piano per riuscirci. Dopo essere scampati a vari tentativi si sabotaggio, i samurai sono poi costretti ad arrendersi e lasciare spazio a Lord Kira.

Grazie ai poteri di Mizuki, Kira provoca in Asano un’allucinazione sulla figlia, lui spinto dal desiderio di difenderla da Kira si scaglia contro di lui e tenta di ucciderlo. Asano preso si sarà reso conto di essere caduto nella trappola di Kira, che ordina la sua morte tramite seppuku. Il seppuku è un rituale di suicidio dei samurai e degrada i suoi uomini al gradi di ronin, negandogli la possibilità di vendicarsi.

Kira intanto riesce a imprigionare il consigliere Oishi e deciderà di sposare Mika. Dopo aver scoperto tutti gli inganni, Oishi mediterà vendetta insieme ai ronin, Kai incluso. L’uomo infatti guiderà la missione più complicata della storia degli samurai, riusciranno a far cadere Kira e il suo regno fatto di terrore e inganni?

Il Cast

  • Keanu Reeves: Kai
  • Hiroyuki Sanada: Kuranosuke Oishi
  • Cary-Hiroyuki Tagawa: Shogun
  • Kō Shibasaki: Mika
  • Tadanobu Asano: Lord Kira
  • Rinko Kikuchi: Mizuki, la strega
  • Jin Akanishi: Chikara Oishi
  • Togo Igawa: Lord Tengu
  • Rick Genest: Savage

47 Ronin in streaming

Il film in onda stasera, è disponibile nel catalogo di Sky/NOW e Prime Video. Se non siete abbonati, il film sarà visibile in diretta streaming alle 21:10 nella pagina dedicata alle dirette del sito Mediaset Infinity. Inoltre è a noleggio e o acquisto su Apple TV Store, Amazon Video, CHILI.

Top Gun: Maverick, l’operazione nostalgia stasera in tv

Pete Maverick Mitchell è tornato. In realtà, non se ne è mai andato dall’immaginario pubblico, pilota in giacca di pelle marrone per eccellenza per generazioni e generazioni di appassionati di cinema e cultura pop. Top Gun (1986) ha finalmente il suo seguito, Top Gun: Maverick, dopo anni di tribolazioni. Un seguito a lieto fine, che gira tutto attorno al solo e unico protagonista assoluto: Tom Cruise, e che dopo Paramount+ e Sky Cinema torna su Italia 1 venerdì 6 marzo.

Top Gun: Maverick, perché sì e perché no – La Recensione

Maverick si rifiuta di scalare la gerarchia della marina. Nella vita, lui, vuole solo fare il pilota, esclusivamente sul campo. Non segue le regole, non accetta limitazioni e imposizioni. Sono passati 34 anni e ha rischiato un milione di volte di essere congedato con disonore, ma (grazie anche all’aiuto del vecchio rivale Icebreaker) è rimasto lì, come un golem o come una statua dell’isola di Pasqua, inamovibile. 

Dopo l’ennesima sfida all’autorità viene spedito ad addestrare i 12 migliori giovani piloti al mondo per una missione suicida ma fondamentale. Tra di loro, il figlio dell’amico e collega Goose, morto durante una missione con lui. Al bar della base militare una vecchia conoscenza: la bella barista Penny. Il resto si scrive da solo.

Tom Cruise è stanco, arancione e sudato. Tom Cruise fa un sacco di sguardi intesi con la bocca un po’ aperta. Tom Cruise è il protagonista assoluto di questo film che vorrebbe essere su altro, ma è solo su Tom Cruise. I dialoghi risultano un po’ posticci, scritti da un generatore automatico di frasi fatte. I personaggi sono criminalmente poco profondi. Abbozzati. 
Gli scambi con Jennifer Connelly sono stranamente plasticosi e superficiali. La missione da compiere è praticamente quella che fu affrontata da Luke Skywalker in Guerre Stellari – Una nuova speranza. Non ci sono cattivi e chi è antipatico lo è per il puro gusto di esserlo. Qualcosa non è al posto giusto, qualcosa è rimasto indietro. Tutto va esattamente come ci si aspetta andasse, nel modo più banale e meno nuovo possibile.

E quindi?

Nonostante tutti questi problemi, Top Gun: Maverick è un film tenero e nostalgico, che fa onore al primo senza osare troppo ma senza rovinarne la memoria. Di intrattenimento e a tratti emozionante, è perfetto per gli amanti del genere e per gli appassionati di aerei. Una pellicola che rispetta chi venne prima di lui. Quando si parla di sequel, purtroppo, non è scontato. É per questo che si merita la sufficienza abbondante.

La trama e il cast di Top Gun Maverick

34 anni dopo i fatti del primo film, il leggendario ufficiale della US Navy Pete “Maverick” Mitchell rifiuta qualsiasi avanzamento di carriera. Le cose cambiano quando gli viene offerto un nuovo ruolo, molto stimolante per una leggenda come lui: deve occuparsi della formazione dei giovani piloti della scuola Top Gun.

Non è una formazione qualsiasi: i giovani piloti devono affrontare una importante missione specializzata sotto il comando del suo ex rivale, l’ammiraglio Tom “Iceman” Kazansky, che nel frattempo è diventato capitano della flotta dell’oceano Pacifico. Tra questi studenti c’è anche Bradley, figlio del compagno di voli e avventure Goose, tragicamente scomparso.

Il cast

  • Tom Cruise è Pete “Maverick” Mitchell
  • Miles Teller è Bradley “Rooster” Bradshaw
  • Jennifer Connelly è Penelope “Penny” Benjamin
  • Jon Hamm è “Cyclone”
  • Glen Powell è “Hangman”
  • Lewis Pullman è Bob Floyd
  • Val Kilmer è Tom “Iceman” Kazansky
  • Monica Barbaro è Natasha “Phoenix” Trace
  • Charles Parnell è Warlock
  • Jay Ellis è “Payback”
  • Danny Ramirez è “Fanboy”
  • Greg Tarzan Davis è “Coyote”
  • Manny Jacinto è Fritz
  • Bashir Salahuddin è Coleman

La recensione è di Priscilla Lucifora

House of Gucci un film che non va oltre il meme da social

House of Gucci viene riproposto questa sera venerdì 6 marzo su Rai 2. 157 minuti di durata per raccontare la storia di come l’arrivo di Patrizia Reggiani ha stravolto la nota casa di moda italiana, al cui interno oggi non c’è più alcun membro della famiglia Gucci. Ridley Scott dopo esser rimasto affascinato dalla vicenda della famiglia Getty in Tutti i soldi del mondo, racconta un’altra complessa storia familiare placcando della vernice hollywoodiana una storia realmente accaduta.

La trama di House of Gucci

House of Gucci è una storia di ambizione, avidità, scandali ma soprattutto di moda. Alla fine degli anni ’70 una giovane Patrizia Reggiani (Lady Gaga) incontra per caso a una festa Maurizio Gucci (Adam Driver) e si innamora di lui e del suo cognome, riuscendo ad ammaliare col suo fascino l’erede di un ramo della famiglia.

All’epoca gli eredi di Guccio Gucci Aldo (Al Pacino) e Rodolfo (Jeremy Irons) si erano divisi il regno. Aldo puntava agli affari da New York, Rodolfo preservava la tradizione. Maurizio, figlio di Rodolfo, appare distaccato rispetto alle dinamiche familiari. Almeno fino all’incontro con Patrizia che voleva uscire dalla sua “normalità” familiare grazie al matrimonio con Gucci. Convinse così il marito a entrare in azienda, aggirando il padre e puntando direttamente sullo zio.

Con il passare del tempo l’anima manipolatrice di Patrizia, incontra le resistenze di Maurizio, che conquistata l’azienda, anche grazie alla moglie, decide di allontanarsene. L’incontro con Tom Ford (Reeve Carney) cambia il marchio Gucci ma intanto Patrizia insieme a una sensitiva (Salma Hayek) pianifica la sua vendetta e l’omicidio di Maurizio. Il resto è storia.

House of Gucci 2 film in uno

House of Gucci sono due film in uno. Da un lato c’è il film originale, dall’altro la versione doppiata. E forse per una volta quella doppiata potrebbe correggere le scelte operate da quella originale. Il film è infatti parlato in un assurdo italo-americano, una lingua caricaturale che probabilmente noi italiani parliamo davanti agli americani quando cerchiamo di dialogare con loro in inglese.

L’assurdo è immaginare un film ambientato in Italia, una storia italiana, parlata in questo modo. Soprattutto è assurdo vedere tutto questo e al tempo stesso sentire le voci dei non protagonisti, dei camerieri, delle varie comparse in italiano. Praticamente Ridley Scott crea un modo patinato e illusorio, una sorta di “italinia” o “italopoli” in cui i personaggi parlano una lingua inesistente. 

L’unico risultato è dar vita a un film che sembra una caricatura del Saturday Night Live, privo di fluidità, in cui spesso i personaggi parlano a scatti faticando a replicare quella lingua. Anche la gestualità che vuole ricalcare quella italiana, risulta finta, artefatta. Non si capisce il senso dell’operazione. Non ci sarebbe stato nulla di mare in un film girato in inglese ma con al centro una storia italiana.

L’assurdo si completa in una Milano ricostruita a Roma con tanto di scena cruciale ambientata nel quartiere romano Coppedè (unico e facilmente identificabile) ma che in realtà sarebbe dovuta essere a Milano. Ridley almeno potevi andare in una via meno riconoscibile…Una superficialità degna della peggior Hollywood. Purtroppo tutti questi problemi “tecnici” non sono compensati a livello narrativo.

…per una soap opera di lusso

Naturalmente chi vedrà il film doppiato, in italiano come in qualsiasi altra lingua, perderà tutto questo aspetto ma si ritroverà davanti a un film eccessivamente lungo per la sala (bastava poco di più per trasformarlo in una miniserie), in cui il tempo è relativo a volte corre e a volte rallenta, in cui i personaggi, soprattutto Maurizio, si evolvono improvvisamente, al punto che potrebbe nascere l’impressione di essersi addormentati durante la visione.

Anche senza la problematica linguistica resta il dubbio dell’operazione. Qual era l’obiettivo? Al netto del fascino di un racconto di potere, avidità e lusso, di una famiglia creativa divisa dagli interessi di una donna, da dove nasce la necessità di nobilitare i film per la tv di Hallmark Channel con un cast di questo tipo? House of Gucci è una soap opera fatta film, tra inganni, colpi di scena inseguiti, storie d’amore e tradimenti. In cui Ridley Scott appare voler prendere in giro gli italiani, il loro modo di essere, i loro eccessi, la loro parlata (scusate se ci torno). Il film risulta più offensivo dei tanti stereotipi sull’italiano raccontati in altre pellicole o in altre serie. Il personaggio di Paolo interpretato da un Jared Leto iper-mascherato, è una macchietta fin troppo assurda per essere reale.

Il voto non può che esser 5 perchè oltre due ore e mezza della nostra vita non si possono buttare così, per un film pensato per i meme social. 

Il cast

  • Lady Gaga è Patrizia Reggiani
  • Adam Driver è Maurizio Gucci
  • Jared Leto è Paolo Gucci
  • Jeremy Irons è Rodolfo Gucci
  • Jack Huston è Domenico De Sole
  • Al Pacino è Aldo Gucci
  • Camille Cottin è Paola Franchi
  • Salma Hayek è Pina Auriemma

House of Gucci dove in streaming?

Prodotto da Metro Golden Myer e distribuito in Italia da Eagle Pictures, House of Gucci è in live streaming su RaiPlay ed è nel catalogo di MGM+, inoltre è a noleggio e o acquisto su Apple TV Store, Amazon Video, Rakuten TV, Timvision .

Io Sono Farah, le puntate del 12 marzo

Il nuovo titolo turco che arriva su Canale 5 si intitola Io Sono Farah ed è l’adattamento turco di La Chica que limpia telenovela argentina da cui è nata la serie tv Fox (cancellata dopo 4 stagioni) The Cleaning Lady trasmessa in Italia da Italia 1 di notte (replicata su 20). La serie è composta da 27 puntate da 130 minuti divise su due stagioni trasmesse nel 2023 in Turchia, naturalmente nella versione italiana sono state suddivise nel formato da 45 minuti.

La serie Io sono Farah (Adim Farah) va in onda tutti i giorni al pomeriggio ma anche in prima serata una volta a settimana. Farah – interpretata da Demet Özdemir, amatissima protagonista di DayDreamer, My Home My Destiny, La ragazza e l’Ufficiale – è una giovane donna arrivata clandestinamente a Istanbul, con il piccolo Kerim.

Io sono Farah le puntate

Venerdì 6 pomeriggio e prima serata

Merjan tenta di scoprire cosa c’e’ sotto la relazione tra suo padre e Gulsima, ma viene distratta da una richiesta di Behnam, che vuole il suo aiuto per riuscire a riconquistare l’affetto di Kerim. Farah riceve un’offerta di lavoro da un ospedale e decide di accettarla anche perche’ potrebbe tornarle molto utile per la richiesta di annullamento di divorzio con Tahir. Behnam conta sulla collaborazione di Orhan per vendicarsi di Tahir, ma in realta’ l’uomo sta progettando di usare le informazioni che ha contro Farah per ricattare Tahir e costringerlo a unirsi all’organizzazione. Tahir vorrebbe non cedere a questo ricatto ma capisce che ha le mani legate e alla fine chiede solo a Orhan di non dire nulla a Farah. Mehmet e’ ormai fuori controllo, in centrale sente che tutti sono contro di lui e non si fida piu’ di nessuno. Gönül e’ terrorizzata dal ritrovamento del cadavere di Ali Galip e cerca conforto in Bade.

Il colloquio di lavoro di Farah si rivela una trappola, quando Orhan si presenta senza preavviso e costringe la donna a salvare un uomo a cui ha appena sparato per carpirgli delle informazioni. Orhan costringe Farah a prestare servizio come medico per la sua organizzazione, usando come copertura il lavoro in ospedale. Nel frattempo, anche Tahir e’ sotto ricatto di Orhan che gli ordina di far evadere Ilyas in un’operazione prevista per l’indomani. Intanto, Merjan viene obbligata da Behnam a consegnare a Kerim un articolo di giornale in cui si parla del suo ferimento da parte di Farah. Merjan ne approfitta per saperne di piu’ sul triangolo amoroso tra suo padre, Gulsima e Rahsan, ma la madre di Farah nega tutto. Nonostante l’ordine datole da Behnam, la ragazza non ha il coraggio di consegnare l’articolo di giornale a Kerim.

E’ tutto pronto per l’evasione di Ilyas. Tahir e i suoi uomini entrano in azione, ma non si aspettano l’intervento di Mehmet, messo in guardia da Bekir che sta facendo il doppio gioco per smascherare Orhan. Ilyas viene colpito da un proiettile alla schiena e Orhan ordina che venga subito portato in ospedale dove trovera’ Farah ad attenderlo. Nel frattempo, Tahir riesce a sfuggire all’inseguimento di Mehmet e dei suoi uomini, ma si trova in fuga nei boschi, senza apparente via d’uscita. Intanto, il resto della squadra di Mehmet ha seguito Ilyas, a cui era stato applicato un localizzatore, fino in ospedale. Anche Gonul, che era stata avvertita da Farah, si trova nello stesso ospedale.

Lunedì 9 marzo

Farah, dopo aver messo in salvo Ilyas, affronta Gonul che ha finalmente appreso la verita’ su suo padre; insieme a Bade, discutono della difficile realta’ di Orhan. Tahir si consegna a Mehmet, che esita tra arrestarlo o lasciarlo libero, finche’ Salim non li coinvolge in un piano per incastrare il mandante dietro Orhan. Nel frattempo, Behnam scopre la relazione tra sua madre e Akbar, e decide di usare Merjan, il punto debole di Akbar, per colpirli.

Martedì 10 mercoledì 11 giovedì 12 marzo

Mehmet chiede a Bade di sposarlo, ma lei, sopraffatta dai sensi di colpa per bugie e verita’ taciute, rifiuta fra le lacrime. Nel frattempo, Behnam organizza una cena con sua madre, suo zio e Merjan; minacciandoli con una pistola, condanna Akbar al carcere, Rahsan all’esilio in Iran e tiene Merjan con se’. Il giorno dopo, Tahir confida a Salim di aver falsificato prove per incastrare Farah e chiede il suo aiuto per difenderla, offrendo in cambio informazioni sul mandante di Orhan. In un confronto alla clinica veterinaria con Farah, Tahir fa il doppio gioco. Intanto Ilyas, colto da uno scompenso, muore nonostante l’intervento di Farah, portando con se’ dettagli sul pericoloso carico che Behnam intende far esplodere.

Venerdì 13 pomeriggio e sera

Orhan pretende che Tahir impedisca il tentativo di Behnam di sottrarre la sua spedizione, dato che lui ha le stesse intenzioni. La polizia, pero’, e’ a conoscenza del carico e pretende da Tahir dettagli per fermare Orhan. Pressato da entrambe le parti, Tahir si affida a Hizir e Bekir per annullare la partenza del carico dall’Iran. Infine, lui e Farah riescono a neutralizzare Behnam, costringendolo a presentarsi davanti allo zio.

Puntate finali

Il cerchio si stringe attorno a Orhan e al suo misterioso capo. Tahir informa Salim che il mandante deve essere uno tra gli ex sottoposti di Orhan, legati a Iskender, il medico che ha fatto da tramite con Behnam. Nel frattempo, Farah si incontra con Gonul e Bade per distruggere il filmato dell’omicidio di Ali Galip, ma scopre che Tahir ha registrato una confessione in cui si assume la responsabilita’ dell’omicidio per proteggerla. Decisa, Farah rifiuta di eliminare il video e sceglie di affrontare le conseguenze per salvare Tahir.

Tahir, insieme a Salim, si incontra con Hizir e Bekir per pianificare la caduta definitiva della banda di Orhan. Uno dei sospetti principali e’ un personaggio intoccabile, il cui nome non puo’ nemmeno essere pronunciato, quindi si concentrano sul sospettato meno pericoloso. Tahir decide di utilizzare l’oro rubato a Behnam in Iran, fingendo che Orhan stia tentando di recuperare un carico mai arrivato. Farah contatta Iskender, dando il via alla trappola per attirare il vero capo.

L’operazione per smantellare l’organizzazione di Orhan e del suo capo sta per iniziare, ma il rischio per Tahir preoccupa Mehmet, avvicinando finalmente i due fratelli. Farah ricatta Orhan, usando Gonul per avere la prova che potrebbe incastrarla nell’omicidio di Ali Galip. La missione per lo scambio dell’oro si complica quando la copertura salta e Tahir viene ferito. Al suo funerale, in molti piangono la sua perdita, ma il legame tra Tahir e Farah restera’ eterno.

Io Sono Farah su Canale 5 la nuova serie turca

Il Cast

Sui social gli appassionati di serialità turca si sono innamorati di Engin Akyürek, che interpreta Tahir, laureato in Lingua, Storia e Geografia ad Ankara, nominato agli Emmy come migliore attore per la serie Kara Para Aşk (su Netflix, Black Money Love). Nel 2018 ha pubblicato il primo libro, Sessizlik, e collabora sin dalla prima pubblicazione con il magazine letterario Kafasına Göre.

Demet Özdemir si divide, con grande successo, tra serie, cinema, musica. Nel 2023 ha ottenuto il premio Kineo alla Mostra del cinema di Venezia per la serie La ragazza e l’Ufficiale e i film Tattiche d’9;amore e Tattiche d’amore 2 (Netflix).

La trama di Io sono Farah

Farah è una donna, laureata in medicina che era fuggita dall’Iran trasferendosi in Francia. Dopo aver scoperto di essere incinta è andata a Istanbul dove ha iniziato a vivere da latitante. Pur di guadagnare il necessario per le cure del figlio, affetto da una malattia rara, Farah lavora come domestica per il piccolo criminale Tahir. Un impiego che presenta vari rischi, come assistere a un omicidio e poi dover pulire la scena del crimine…

Avvocato Ligas, Luca Argentero seducente avvocato per Sky e NOW

Dopo il romagnolo di Motorvalley dal 10 febbraio su Netflix, Luca Argentero sfoggia il milanese da avvocato sfrontato e di successo in Avvocato Ligas, su Sky e NOW dal 6 marzo, primo legal drama Sky Original. Lorenzo Ligas è la rockstar del Tribunale di Milano, avvocato penalista dal talento indiscusso e con una vita privata… turbolento. Tratta dal romanzo Un caso complicato per l’avvocato Ligas. Perdenti. di Gianluca Ferraris (dal 3 marzo in libreria con Corbaccio), la serie in sei episodi è prodotta da Sky Studios e Fabula Pictures ed è diretta da Fabio Paladini. Alla scrittura Federico Baccomo, Jean Ludwigg, Leonardo Valenti, Matteo Bozzi, Camilla Buizza e Francesco Tosco.

Avvocato Ligas
© Images: 2025 Sky Studios Limited

Avvocato Ligas, la trama

Lorenzo Ligas è il penalista più geniale, controverso, imprevedibile e affascinante di tutta Milano. L’uomo che tutti vorrebbero essere, e che tutte vorrebbero conquistare. Ma quando Ligas viene licenziato dal suo prestigioso studio, proprio perché incapace di distinguere tra dovere e piacere, tornare in cima sarà una sfida che non potrà affrontare da solo. Insieme a Marta, giovane praticante piena di ideali, Ligas accetterà i casi più complessi e senza speranza per tornare al centro della scena. Perché tutti sono innocenti fino a prova contraria, e meritano la miglior difesa possibile. La sua.

Avvocato Ligas
Credito fotografo : Francesco Berardinelli

La programmazione

Come successo anche con Gomorra – La serie anche con Avvocato Ligas Sky userà il rilascio settimanale degli episodi sul modello americano e delle piattaforme, quindi una puntata a settimana. La serie debutterà coi primi due episodi su Sky Atlantic il 6 marzo. Dal venerdì successivo andrà su Sky e NOW con un nuovo episodio a settimana, fino al 3 aprile. E grazie a Sky Extra (il programma loyalty di Sky), per i clienti Sky da più di tre anni gli episodi saranno disponibili in anteprima on demand ogni martedì con Primissime.

Avvocato Ligas, Sky presenta il suo avvocato e guarda al futuro: “Gireremo stagione 2 e 3 insieme”

Il cast di Avvocato Ligas

Nel cast, insieme ad Argentero ci saranno, Marina Occhionero nei panni di Marta Carati, determinata praticante di Ligas, e Barbara Chichiarelli in quelli del pubblico ministero “rivale” di Ligas in tribunale, Annamaria Pastori. E ancora Gaia Messerklinger e Flavio Furno a interpretare, rispettivamente, l’ex moglie di Ligas, Patrizia Roncella, e Paolo, migliore amico di Ligas.

Se solo potessi ti prenderei a calci: i rischi dell’intensità — La recensione

Dopo un lusinghiero percorso iniziato un anno fa al Sundance, finalmente arriva al cinema Se solo potessi ti prenderei a calci di Mary Bronstein. Il film prodotto dalla A24 segna il ritorno della regista americana al lungometraggio dopo 17 anni e sarà nelle sale italiane dal 5 marzo 2026 per I Wonder Pictures.

Se solo potessi ti prenderei a calci: la spirale discendente

Tutti abbiamo vite complicate, ma alcune lo sono più di altre. Linda potrebbe, probabilmente, vincere il premio per la vita più complessa del mondo intero. Sua figlia ha una patologia che la costringe a essere nutrita via tubo, e ha bisogno di continue attenzioni mediche che, col marito lontano, ricadono unicamente su di lei. Tutto il resto del suo tempo è preso dalla sua carriera come psicoterapeuta, in cui si trova a contendere con una serie di pazienti problematici e resistenti a qualsiasi aiuto. E quando una misteriosa voragine si apre nel soffitto della camera da letto, allagando completamente l’appartamento e costringendo madre e figlia a trasferirsi temporaneamente in un motel, la marea di responsabilità che circonda Linda s’innalza ancora, mandando la donna in una spirale discendente dalla quale rischia di essere inghiottita per sempre…

Nessuna tregua 

Se solo potessi ti prenderei a calci è un’esperienza intensissima, dalla quale si esce frastornati. Linda si ritrova in uno stato di caduta libera che la rimbalza da una crisi all’altra, con gli unici brevissimi momenti sollievo forniti dalle sue sessioni di terapia. Tutto è asfissiante e confuso: le inquadrature strettissime, il montaggio discontinuo, le scene tagliano di botto appena la crisi si avvia verso una risoluzione. È un film che ha una sola ossessione: rinchiudere lo spettatore nell’insostenibile realtà psicologica di Linda.

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Le celate esitazioni di sé solo potessi ti prenderei a calci

La debolezza di Se solo potessi ti prenderei a calci non è tanto nella sua monodimensionalità in sé, quanto nel fatto che il film non riesce a fidarsi del tutto della propria idea portante, e si ritrova a bombardare lo spettatore non solo con una cosa brutta dopo l’altra, ma con una serie di concetti e scelte formali che a volte risultano un po’ gratuite, giusto un’altro stimolo da darci per evitare che ci annoiamo. È un peccato perché Rose Byrne si mangia lo schermo (non a caso questa interpretazione le è valsa un Orso d’argento a Berlino), e probabilmente con un po’ di respiro in più sarebbe riuscita a regalarci una performance non solo intensissima e magnetica, ma anche catartica e risolutiva.
Consigliato agli intrepidi. 

Il cast 

Rose Byrne è Linda, una madre sull’orlo del tracollo nervoso e protagonista assoluta del film. Conan O’Brien ci delizia con un inedito ruolo drammatico nei panni del terapista di Linda, mentre Danielle Macdonald è Caroline, una paziente anche lei in profonda crisi. Completano il cast ASAP Rocky nei panni di un impiegato del motel e Christian Slater in quelli Charles, distante marito di Linda. Fa la sua comparsa anche la regista Mary Bronstein nel ruolo della Dottoressa Spring, che supervisiona la situazione clinica della figlia di Linda. 

Masterchef Italia 15, la finale: le ultime prove prima di arrivare al vincitore

La quindicesima edizione di Masterchef Italia è arrivata al suo atto conclusivo, i giudici Bruno BarbieriAntonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli hanno decretato il cuoco amatoriale diventato il quindicesimo Masterchef. Lungo il percorso abbiamo perso 3 finalisti che sembravano certi come il dottor Lee, Niccolò e Alessandro ma alla fine il vincitore era quello atteso fin dal primo momento del suo ingresso nel programma.

Il vincitore, oltre al titolo di quindicesimo MasterChef italiano, si è aggiudicato 100.000 euro in gettoni d’oro, la pubblicazione del proprio primo libro di ricette edito da Baldini+Castoldi e l’accesso a un prestigioso corso di alta formazione presso ALMA – La Scuola Internazionale di Cucina Italiana.

Masterchef Italia 15, chi ha vinto

Il trionfatore di Masterchef Italia 15 è stato Teo, con un menù che ha sbalordito i giudici. Era il vincitore annunciato fin dall’inizio e i suoi più temibili avversari si sono persi per strada. Al punto che la finale è stata a due con Matteo e Dounia eliminati all’Invention e i giudici che hanno salvato solo Carlotta dicendo che erano gli unici a poter giocare ad armi pari.

Prima di iniziare il proprio percorso a MasterChef Italia, il neo-vincitore raccontava di essersi avvicinato al mondo della cucina da giovanissimo: “Mi divertivo a sporcare la cucina con mia nonna“, diceva. L’’illuminazione quattro anni fa, quando a Natale ha preparato per la sua famiglia un Filetto alla Wellington: “È stata la mia prima ricetta tecnicamente complessa ed era riuscita molto bene, quindi questa è la mia strada“, raccontava; da allora non si è più fermato, ha studiato e sperimentato qualsiasi piatto e tecnica, anche di cucine straniere (le sue preferite sono quella spagnola e quella giapponese). Ama gli sport, ne ha praticati parecchi prima di rallentare a causa di un infortunio, ma negli ultimi anni la cucina è diventata il centro del suo mondo: “Studio marketing ma mi chiedo perché lo sto facendo, io voglio cucinare“, spiegava all’ingresso in Masterclass, svelando anche come inizialmente i suoi genitori non vedessero di buon occhio la sua passione per la cucina. Si era iscritto a MasterChef Italia con il sogno di diventare private chef e con tre obiettivi: “Accrescere le mie esperienze, farmi conoscere per potermi formare una base di clientela, vincere“.

Il menù di Teo

Il menu del vincitore si chiama “Tutto di me”, e vede come antipasto “Il primo chiodo” (chawanmushi di brodo dashi, verdure in giardiniera, nido di porro croccante e carota “a chiodo”), il primo “Confronto” (risotto affumicato alla zucca con pesce gatto e crema di porcini), il secondo “Il coraggio di cambiare” (petto di piccione cotto a bassa temperatura, coscia croccante glassata; purè affumicato di patata e topinambur, tarassaco saltato, gastrique al porto rosso, cipolla fondente) e il dessert “La ciliegina sulla torta” (semifreddo al mascarpone e yogurt greco, cuore di ciliegie marinate all’aceto balsamico e la sua salsa).Masterchef Italia 15

Il menù di Carlotta

Il menu di Carlotta era così composto: come antipasto “Illusione”, un finto pomodoro ripieno di panzanella servito con acqua di pomodoro; come primo “Vitimi”, cappelletti ripieni di blu di capra, serviti su salsa di peperoni di Carmagnola, zest di cipollotto rosso all’aceto balsamico; come secondo “Umami selvatico”, filetto di cinghiale con il suo fondo e bieta in due consistenze; come dessert, “Sottovoce”, un lingotto di cioccolato fondente ripieno di crema al mascarpone aromatizzata al sambuco, mele al profumo di cannella e sambuco, spuma al caffè.

Gli altri finalisti di Masterchef

  • Carlotta, grintosa e determinatissima 25enne della provincia di Biella, attualmente disoccupata ma con il sogno di far diventare la sua passione per la cucina un vero e proprio lavoro; durante il percorso si è distinta in particolare nelle Mystery Box, vincendone ben quattro – due delle quali le sono valse una Golden Pin e una Green Pin – e finendo una volta tra i migliori, e ha superato tre Pressure Test;
  • Dounia, 28enne di origini marocchine che vive a Bassano del Grappa, lavora come OSS e ha riscoperto l’amore per i fornelli dopo un periodo complicato, che in Masterclass ha sempre lavorato “a testa bassa” realizzando piatti capaci di sorprendere se stessa oltre che i giudici; grazie alle sue cucinate ha conquistato ben 2 Golden Pin e 1 Green Pin, e in particolare due di queste – una Golden e una Green – le ha ottenute con un solo piatto, la Green Mystery Box in cui tempi e tecniche erano dettati, all’insaputa dei cuochi in gara, dalla chef Chiara Pavan;
  • Matteo Rinaldi, graphic designer di 28 anni di Boltiere, in provincia di Bergamo, che nel corso delle prove ai fornelli – durante le quali ha lasciato il segno con i suoi mille aneddoti curiosi – ha raccontato il suo sogno di aprire una bakery in stile francese; non a caso, si è aggiudicato la vittoria nell’“Invention Test overnight” dedicato alla panificazione e in quello “work in progress” con la cucinata a sei mani dei giudici, oltre a essere entrato per tre volte tra i migliori delle Mystery Box e ad aver superato indenne per ben 6 volte i Pressure Test

Masterchef Italia 15Come si è svolta la finale?

Nella prima puntata i quattro hanno affrontato una Mystery Box portata dallo chef Norbert Niederkofler, 3 stelle Michelin e 1 stella Verde all’Atelier Moessmer Norbert Niederkofler a Brunico, Bolzano con la filosofia culinaria “Cook the Mountain”. Teo si è salvato subito replicando il piatto con pesce gatto dello stellato. Nell’invention i tre si sono fatti ispirare da 3 piatti dello chef. Nella finale che è stata a due non sono mancati gli imprevisti con l’arrivo di Chiara Pavan che ha chiesto un un amuse-bouche con dei fiori commestibili e di  Giancarlo Perbellini, che ha assaggiato i secondi.

Masterchef Italia 16 è già partita

Intanto sono già aperti i casting per la prossima edizione. Per iscriversi basta andare sul sito masterchef.sky.it/casting-selezioni o mandare un messaggio Whatsapp al numero 3481501820.

Masterchef Italia 15, la classifica finale

Quindicesima edizione per Masterchef Italia in onda da giovedì 11 dicembre 2025 su Sky Uno e in streaming su NOW. In questo articolo scopriamo i concorrenti scelti che fanno parte della Masterclass di questa edizione e tra cui ci sarà il vincitore. A decidere i concorrenti i 3 giudici Bruno BarbieriAntonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli.

Mastechef Italia 15, la classifica

La classifica della quindicesima edizione di Masterchef:

  1. Matteo Canzi, Teo, 23 anni di Molgora (Lecco); entrato con 3 SI e Cannavacciuolo che ha detto che cerca ragazzi come lui; ha stravinto la finale a 2
  2. Carlotta Bertin, disoccupata 25enne della provincia di Biella che vuole dare una svolta alla sua vita; ha preso 3 Si; finalista
  3. Matteo Rinaldi, 28 anni di Boltiere (Bergamo) ma la mamma è di Noto e il papà di Salerno, laureato in design della Comunicazione, si definisce tuttologo, entrato dopo i Creative Test; eliminato all’ultimo invention test
  4. Dounia Zirari, nata in Marocco, ha 28 anni, vive a Bassano del Grappa, è OSS; a 23 anni ha subito tre ischemie e solo grazie al marito è tornata a parlare; entrata dopo i creative test; eliminata all’ultimo invention test
  5. Niccolò Mazzanti, 25 anni da Massa, controllista di motocompressori e turbocompressori; ha preso 3 Si; eliminato il 19 febbraio
  6. Alessandro Segantini, odontoiatra 44enne che lavora a Genova assieme alla moglie; ha preso 3 Si; eliminato il 19 febbraio
  7. Matteo Lee, 27enne nato e cresciuto a Bologna da una famiglia cinese, da 10 anni fatica a uscire di casa; ha preso 3 Si; eliminato allo Skill Test
  8. Dorella Del Giudice, 57enne di Taranto, impiegata in un’agenzia finanziaria e appassionata di musica; ha preso 3 Si; eliminata al pressure del 5 febbraio
  9. Jonny Pescaglini, 25 anni di Borgo a Mozzano (Lucca), cresciuto con la sorella Jamilah dopo il divorzio dei genitori; entrato ai Creative test; eliminato all’Invention test del 5 febbraio
  10. Irene Rescifina, 20 anni di Bologna, nata a Pamplona, cresciuta a Messina, la madre è Lilia Malaja, campionessa di basket Bielorussa; aveva preso 2 Si ma non ha affrontato i Creative Test per scelta di Chiara Pavan; eliminata al pressure del 29 gennaio
  11. Iolanda Marinho, 56 anni brasiliana vive a Rende (Cosenza); entrata ai Creative Test; eliminata al Pressure con Massari il 29 gennaio
  12. Franco Agyekum, 31 anni del Ghana vive a Santa Lucia di Piave (Treviso), la passione per la cucina arriva da nonna Bruna, è ingegnere Gestionale; entrato dopo i creative test (è stato l’ultimo a entrare); eliminato al pressure del 22 gennaio.
  13. Vittoria Lombardo, 36enne di origini calabresi che vive a Reggio Emilia e lavora come impiegata nell’azienda di famiglia; ha preso 3 Si; eliminata allo skill test del 15 gennaio
  14. Georgina Martinelli, 26 anni vive a Mogliano Veneto (Treviso) è nata a Londra, la madre è figlia di un emigrato napoletano ex chef di un ristorante stellato a Londra; il padre con cui non ha rapporti ha origini cipriote, fidanzata con Jordan; entra ai Creative Test; eliminata il 15 gennaio
  15. Gaetano Pullara, 52 anni di San Michele di Ganzaria (Catania), architetto che ha lavorato anche in progetti importanti, ha vissuto in 81 paesi; entrato con 3 Si; eliminato l’8 gennaio
  16. Antonio Selise, studia a Pisa giurisprudenza, ha 24 anni ma arriva dalla provincia di Cosenza da una minoranza Arbreshe; entrato dopo i creative test; eliminato 8 gennaio
  17. Piponzio (Andrea) Sonnati, 26 anni di Foiana della Chiana (Arezzo), si è iscritto a Masterchef dopo la morte della madre; entrato dopo i Creative Test; eliminato 1 gennaio
  18. Eros Monforte, 27 anni di Mascalucia, da quando a 15 anni vive da solo, ha sposato Adriana che era incinta durante le selezioni; entrato con 3 Si; eliminato 1 gennaio
  19. Giuliana Capursi, 36enne di Manfredonia, la più piccola di 13 figli e studentessa di scienze enogastronomiche; ha preso 3 Si; eliminata il 25 dicembre allo skill test. 
  20. Katia Mauro, responsabile 32enne di una pokeria a Genova; la passione per la cucina è arrivata grazie al nuovo compagno della madre; ha preso 3 Si; eliminata il 25 dicembre allo skill test. 

Masterchef Italia

Good Boy, la recensione: una lettera d’amore alla tirannia

Good Boy, il nuovo film del regista polacco Jan Komasa è una riflessione sull’instabilità dei legami affettivi nel mondo digitale. Presentato al Festival di Toronto 2025, il film prodotto da Jerzy Skolimowski arriva nelle sale italiane a partire dal 6 marzo.

Good Boy, al cinema

Tommy (Anson Boon) è un diciannovenne dalla vita sregolata, fa uso di droghe, beve, compie atti di bullismo e prepotenza verso donne e bambini. In una serata particolarmente scatenata il giovane perde i sensi per risvegliarsi incatenato in una cantina. I suoi carcerieri sono una coppia, Chris (Stephen Graham) e Kathryn (Andrea Riseborough), che l’hanno imprigionato con l’obiettivo di rieducarlo forzatamente per renderlo finalmente un bravo ragazzo.

Anson Boon in Good Boy.
© Punto e Virgola

Il regista polacco cala la vicenda in una campagna indefinita del Regno Unito, in una villa isolata che diventa un microcosmo. Come un po’ in Kynodontas (2009), la famiglia segue regole rigide e a volte bizzarre, solo il padre può aprire il cancello e non si possono usare i cellulari. Rituali e imposizioni rendono la casa una prigione non solo per Tommy, ma anche per il figlioletto della coppia Jonathan (Kit Rakusen) che non va nemmeno a scuola, e per la stessa Kathryn, depressa a tratti catatonica, presenza che infesta l’ambiente. Solo a Chris è permesso di uscire occupandosi di tutte le vicende da buon pater familias.

Good Boy, la recensione: esplorare l’adolescenza

Komasa torna ad esplorare il rapporto tra adolescenza, violenza e social network come già in Suicide Room e Haters, per operare una satira sulla debolezza dei legami interpersonali in una società iperconnessa. Tutte le scorribande di Tommy sono infatti inquadrate dal suo smartphone e pubblicate live sui social, in una glorificazione della violenza tutta digitale. Come una nuova cura Ludovico, Chris costringe Tommy a rivedere i filmati dei suoi misfatti (rigorosamente su una tv a tubo catodico) e lo sottopone a videocassette rieducative per curare l’ultraviolenza 3.0. Analogico e digitale è lo scontro anche tra carceriere e prigioniero, dove il primo rappresenta la violenza dell’educazione abusante del dopoguerra, mentre il secondo la superficialità del sopruso, come suggerisce a più riprese lo stesso regista.

Kit Rakusen e Anson Boon in Good Boy.
© Punto e Virgola

Lo scontro tra due generazioni attraverso il processo di educazione finisce per diventare anche scambio: Tommy infatti, durante la prigionia, viene fisicamente legato, percosso e punito, ma viene anche incoraggiato a leggere libri, a ragionare sui suoi comportamenti (auto)distruttivi e a legare con i suoi carcerieri, proprio come se facesse parte della famiglia. Certo disfunzionale e tirannica, ma comunque una famiglia, entrando in un sistema di cura e insegnamento.

Nella scena spartiacque del film Tommy viene invitato per la prima volta a partecipare a una serata cinema sul divano. Attraverso la visione di Kes di Ken Loach Tommy inizia a entrare in empatia con la marginalità, iniziando anche a comprendere la sua natura di soggetto negletto, vittima di una famiglia biologica indifferente. Intricato nel ciclo dell’abuso, il protagonista si sente per la prima volta scelto e visto da qualcuno che si prende cura di lui, anche con una certa tenerezza.

Un film da non perdere

Il regista candidato al premio Oscar ha dichiarato che il film è una lettera d’amore provocatoria nei confronti della tirannia: vale la pena rinunciare a un po’ di libertà per guadagnare una famiglia (o uno Stato) che si prende cura di te?

La messa in discussione della famiglia nucleare borghese da parte di un elemento di disturbo ricorda anche un altro film di Yorgos Lanthimos, Il sacrificio del cervo sacro. Lì naturalmente la dinamica era opposta, ma le traiettorie grottesche e sadiche delle relazioni interpersonali mostrano un’architettura danneggiata e prossima allo sgretolamento. La famiglia “originale” infatti è scossa dalla presunta scomparsa di un altro figlio, questione che non viene mai chiarita del tutto, di cui Tommy diventa in qualche modo un sostituto.

La genitorialità in questo senso funge da missione, come l’addestramento di un cane rabbioso: essere madre ed essere padre è un ruolo al quale non si può in nessun modo rinunciare e che si sovrappone completamente con le identità di Kathryn e Chris che finiscono per inglobare nella famiglia anche la signora delle pulizie Rina, un’adulta a tutti gli effetti. Per sopravvivere al lutto l’unica via possibile sia reiterare violentemente l’istituzione tirannica della famiglia.

Tommy, allo stesso modo, all’inizio rifiuta bruscamente il ruolo del figlio, la cui madre non denuncia nemmeno la sua scomparsa, per poi finire con l’adeguarsi a quella norma come fosse natura.

Andrea Riseborough e Stephen Graham in Good Boy.
© Punto e Virgola

Good Boy è un film che gestisce in maniera posata le sue provocazioni, anche se lascia alcune questioni avviluppate nel cosmo del film, concentrandosi piuttosto sulle parabole dei protagonisti. Gli spunti di riflessione sull’istituzione famigliare e la sua funzione correttiva sono molteplici ma non sempre arrivano al punto, risultando in tante metafore a volte un po’ confuse. Le performance del quasi emergente Boon (vincitore come Miglior attore alla Festa del cinema di Roma) e di Riseborough, ormai perfettamente a suo agio in ruoli borderline, donano spessore inedito a una vicenda dark e grottesca che non ha paura di mostrare anche un lato più tenero.