Amici 2015 – Roberto Saviano ospite ad Amici: “Cosa siete disposti a perdere e a fare per realizzare un sogno e ottenere un diritto?”

0
Roberto Saviano ospite ad Amici
Maria De Filippi e Roberto Saviano

“È stato emozionante sentire che, per il tempo delle mie parole, ad Amici qualcosa si è fermato. Non solo canzoni, ma anche ascolto ed empatia per storie che riguardano tutti, soprattutto i ragazzi che stanno costruendo il proprio futuro”

Da quando è stata annunciata la sua presenza nella prima puntata del talent show Amici di Maria De Filippi, le polemiche e le critiche sono volate, sia nei suoi confronti, sia nei confronti della stessa De Filippi. La prima puntata, come vi abbiamo scritto, è stata registrata Sabato 4 Aprile (clicca qui per maggiori informazioni) e, oltre agli ospiti musicali, è intervenuto nel programma Mediaset anche il giornalista/scrittore Roberto Saviano.

Lo stesso infatti, il giorno della registrazione, forse subito dopo la registrazione del suo intervento, visto l’orario di pubblicazione del post, ha voluto spiegare, tramite il suo profilo Facebook, la motivazione che lo ha spinto a partecipare nella trasmissione.

In molti si domandano perché io abbia accettato di essere ospite da Amici con un monologo. Come mai io abbia deciso di…

Posted by Roberto Saviano on Sabato 4 aprile 2015

Vi riportiamo uno stralcio del suo intervento:

Sicuramente sembra strano che sia qui, cosa c’entro non canto non ballo; scrivo vengo da un altro percorso. Eppure in realtà sono convito che è il posto giusto.

Cerco sempre di parlare a ragazzi, mi nutro dell’incontro con loro, vado nelle scuole, nelle università e questa in qualche modo è una scuola particolare e quindi sono contento e lo ritengo un privilegio potervi parlare.

Siete in un’età in cui scrivete il futuro, siete in un momento cruciale e la mia generazione come anche la vostra spesso si trova di fronte la possibilità unica di realizzarsi andando via. La maggior parte dei miei amici sono andati via, io sono nato a Napoli e sono andato via e mi torna alla mente un racconto che ha fatto uno scrittore marocchino si chiama Thar Ben Jelloun dove c’è un dialogo tra una bambina, una ragazzina, Malika 14 anni e il protagonista di questo libro chiede: cosa vuoi fare da grande? E la ragazzina risponde partire. Ma partire non è un mestiere! No partire, poi si trova un mestiere. Quante volte avete fatto questo pensiero o lo farete, innanzitutto partire poi si vede. E questa è una risposta a qualcosa che non funziona. Siamo abituati in qualche modo a vedere, ad esempio nei tg, nelle news, ormai con una certa indifferenza tutti coloro che partono dalla loro terra, i barconi, Lampedusa, sentiamo il numero dei morti spesso elevatissimo e passa così, come un elemento ordinario che ci sta, sta nelle cose 

Ora vorrei per un momento provare ad indicarvi quali sono le storie che stanno dietro quei numeri o quello che sta succedendo perché spesso al di là degli slogan è fondamentale approfondire. L’informazione, quello che leggete sui giornali, il commento su Facebook, il commento politico. L’informazione è come un lago ghiacciato, ci puoi pattinare sopra, scivolandoci, stando in piedi, puoi appagarti di un titolo, puoi appagarti di un’opinione oppure puoi rompere quel ghiaccio tuffarti andare in fondo e farti un’opinione tua, prendere diverse fonti, avere un’idea, cambiarla. Prendere un libro, approfondire, tempo. Prendersi tempo per capire. Questo ho provato a condividerlo portando qui delle foto, delle foto che possono raccontare meglio delle parole talvolta, quello che sto provando a comunicare.

Da grande comunicatore qual è, poi cambia mezzo e decide di utilizzare, oltre alla parola, l’impatto visivo, facendo parlare anche alcune immagini:

La prima foto, è la foto di una bambina che forse avrete visto sui social network, che ha una storia che certo è sintetizzata da questa immagine drammatica. Lei vive in un campo profughi siriano, è un campo profughi tra la Turchia e la Siria. Osman è un photo-reporter che arriva in questo campo e ha un tele obiettivo, in questa posizione, raccoglie l’obiettivo, chiude un occhio e scatta.

Non si accorge di nulla, sta fotografando le famiglie, è arrivata lì con sua madre e i suoi fratelli. Quando va a vedere il suo lavoro si accorge che questa bambina si è arresa a lui. Ha alzato le mani, perché non ha mai visto una macchina fotografica molto probabilmente ma ha visto molti fucili. E quindi rispetto ad un altro bambino che avrebbe fatto una smorfia perché ne ha viste molte di macchine fotografiche, lei ha visto un gesto che è simile perché anche chi ha un fucile chiude un occhio per mirare, anche chi ha il fucile mantiene una parte e anche chi ha il fucile ha il dito, non ce l’ha verticale, ha un dito visibile ma ce l’ha sul grilletto quindi lei secondo la sua logica alza le mani come ha visto fare mille volte e si mette anche in protezione – quello che lui stesso dice in un intervista – non apre le mani ma le chiude. Questa è una foto che racconta esattamente quello che cercavo di dirvi, perché lei viene da una famiglia che scappa, arriva su quei barconi per quelle strade, quelle storie che ascoltiamo senza alcuna empatia spesso, se non raramente….

Chiudo con un pensiero che mi torna spesso alla mente e riguarda il resistere, io sono convinto che partire vuol dire spesso resistere, difendere la propria dignità, avere fede – come religiosa – in una possibilità di migliorare la propria vita, quindi hanno fede nella speranza contro ogni possibilità, barche marce, soldi dati a questi trafficanti, ma hanno la fede che possa cambiare qualcosa, quindi immagino la loro attività come attività di resistenza per cui mi è venuto in mente Piero Calamandrei padre della costituzione italiana che ha scritto delle righe su altri resistenti, partigiani indicando come noi di fronte a tragedie così gravi di fronti a morti potevamo rispondere. Come si può rispondere? E lui meglio delle mie parole scrive questo: “Essi sono morti senza retorica, senza grandi frasi, con semplicità, come se si trattasse di un lavoro quotidiano da compiere. Si sono riservati la parte più dura e più difficile, quella di morire di testimoniare con la resistenza e la morte, la fede nella giustizia. A noi è rimasto un compito 100 volte più agevole quello di tradurre in leggi chiari, stabili e oneste il loro sogno, di una società più giusta e più umana di una solidarietà di tutti gli uomini alleati a debellare il dolore, non dobbiamo tradirli”.                                  

“Non farò il sermone, vi chiedo: ‘Cosa siete disposti a perdere e a fare per realizzare un sogno e ottenere un diritto?’. Loro sono disposti a perdere la vita. Ora qualcuno dirà: sì certo, scappano da una situazione difficile, ma poi pesano su chi si deve stringere per accoglierli, e non sono i quartieri ricchi ma quelli poveri. Prima di partire con “Padroni a casa nostra”, passiamo da queste storie e facciamoci un’idea” …….. “Non possiamo pensare che queste storie non ci siano alleate………certo non si può risolvere il problema dell’immigrazione, ma non si può partire dal conflitto con questi ragazzi. Non li fermi”.

La messa in onda della puntata, con all’interno il suo intervento, sarà mandata in onda Sabato 11 Aprile alle 21.10 su Canale 5. A distanza di qualche giorno dalla registrazione, lo scrittore torna a parlare della sua ospitata nel talent show:

È stato emozionante sentire che, per il tempo delle mie parole, ad Amici qualcosa si è fermato. Non solo canzoni, ma anche ascolto ed empatia per storie che riguardano tutti, soprattutto i ragazzi che stanno costruendo il proprio futuro. Ho parlato di immigrazione. Ormai ne sentiamo parlare solo da Salvini, e dai suoi sodali leghisti, che ci dicono quanto i rom siano la feccia dell’umanità o quanto i lavavetri ai semafori siano rompicoglioni. Molti definiscono Amici una trasmissione troppo amena per poter veicolare messaggi a sfondo sociale. Molti ritengono che altre siano le reti e i contesti in cui avrei dovuto esprimere le mie opinioni. Non sono d’accordo, detesto lo snobismo di chi in cuor suo applaude Salvini che vuole tutelare le italiche genti, e poi pensa “cosa c’entra Saviano con Amici?”. “Cosa c’entra Saviano con le reti Mediaset?”, “Lui è di sinistra e lì non doveva metterci piede”. Io con questa sinistra, tanto ottusa, non c’entro niente. E c’entro davvero poco con i talk show politici il cui unico scopo è quello di alzare i toni, mostrare litigi e mai davvero il punto di vista delle persone, degli italiani, che sono mille volte meglio di chi in Parlamento li rappresenta. Le parole delle persone che in questi giorni stanno criticando la mia scelta, mi rafforzano nella convinzione di aver fatto la cosa giusta. Del resto il mio invito è sempre lo stesso: prima di criticare bisogna conoscere. La critica a priori, nella migliore delle ipotesi, è ottusità.

La partecipazione di Roberto Saviano ad Amici la si può commentare come meglio si crede o come meglio è opportuno credere. Ma c’è un dato di fatto. La trasmissione, fortemente difesa da Maria De Filippi, nel corso degli anni ha cambiato, anche a discapito delle logiche televisive e dei numeri Auditel, il suo linguaggio e l’impostazione dello show. Non solo i “talenti” che si sfidano, tra canzoni e coreografie, accompagnati dalle urla e dagli strilli delle tifoserie presenti in studio, che sventolano palloncini in aria come se stessero sventolando una bandiera che in quel momento li rappresenta, ma anche messaggi di chi è riuscito a realizzare un proprio sogno o di chi, come Saviano può portare i tanti ragazzi, presenti in studio e che seguiranno la puntata, a “guardare altrove”.

Classe 1983. Nonostante gli studi prettamente scientifici, Liceo Scientifico prima e Facoltà di Ingegneria dopo, ho continuato a coltivare quelle che sono le mie vere passioni, facendo emergere, tra le altre cose, un lato artistico. Le mie giornate durano in media 19 ore, escludendo le ore di sonno. Appassionato di tv (talent e reality in primis), serie tv e teatro, ho collaborato con diversi blog televisivi: InsideTv, Magazinet e Teleblog, pubblicando il Volume #0 di "UN ANNO CON IL SERIAL CLUB".