Cristina D’Avena l’icona Pop del bambino che è in noi

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Alzi la mano chi, sentendo la canzone dei “Puffi” o di “Mila e Shiro due cuori nella pallavolo”, riesce a non fare un perfetto lip-sync e non si rivede bambino imbambolato davanti ai suoi idoli a cartoni animati, dopo ore di faticosissimi compiti.

Le sigle dei nostri eroi erano cantate da Cristina D’Avena che, per tutti noi, non possiamo sentirci esclusi dal gruppo, è stata la prima artista di cui eravamo fans.

Da piccoli,  inconsciamente, la stavamo eleggendo icona del pop e, prima di scoprire Mtv, o altri generi musicali, erano lei e quelle sigle/videoclip a farci sognare.

Sono passati 30 anni da quando quelli della generazione degli anni Ottanta hanno scoperto le avventure di “Kiss me Licia” – che, forte del successo del cartone, divenne il telefilm ”Love Me Licia” con Cristina nel ruolo della dolce protagonista  -.

Cristina D’Avena, in questi anni, ha inciso qualcosa come settecentoquindici brani, ha venduto sei milioni di copie, fa concerti, che sono sempre affollatissimi di persone di tutte le età, i n giro  per il l’Italia .

Il grado di “isteria” con cui vengono accolti i vari pezzi della scaletta fa capire subito  in che periodo si è stati bambini.Quelli degli anni ’80 impazziscono sulle note di “Pollon combina guai”, quelli degli anni ’90 tornano piccini con “What’s my destiny Dragon Ball” o la mitica “Sailor Moon” per poi esplodere di gioia tutti insieme  con i cavalli di battaglia: “L’incantevole Creamy”, “Occhi di gatto” e “Jem e le Holograms”(che, come vi abbiamo già anticipato, diventerà un film).

Le sue canzoni sono in playlist fissa in qualsiasi club gay degno di questo nome e lei ovviamente è diventata negli anni un’Icona per la comunità gay.

Stravolti dal suo showcase sul palco di Muccassassina, la one night gay più famosa d’Italia, con quel poco di voce che c’era rimasta,  dopo esserci sgolati cantando a squarciagola, l’abbiamo intervistata per voi  – poi non dite che non vi pensiamo sempre – .

Che cos’è per la cultura Pop di cui fai parte a pieno titolo con i tuoi pezzi che sono amati da persone di tutte le età?

Il Pop è qualcosa di bello, d’ innato. Sono molto fiera di far parte del mondo del Pop e di esserci entrata con delle canzoncine per bambini che sono cresciute diventando brani Pop che si possono ascoltare e ballare anche in discoteca.

Da come il pubblico ti segue e ti ama si capisce che per tutti sei molto di più di Cristina D’Avena, quella delle sigle dei cartoni. Come spieghi il successo di questi pezzi che sono senza tempo? 

Poco fa, sul palco, ho detto che dentro di noi continua a vivere il bambino o la bambina che eravamo, e che le mie canzoni in qualche modo ci rimettono in contatto con quella parte di noi che non dobbiamo mai abbandonare. Per diventare adulti, in modo bello, non dobbiamo mai smettere di tornare un po’ bambini. Ai miei concerti, tutti insieme, facciamo questo, cantando  “Mila e Shiro” o gli altri pezzi, riviviamo quei momenti che ci hanno fatto stare bene, riviviamo la nostra fanciullezza e in qualche modo ci ricarichiamo in modo positivo.

Spesso dico che ogni giorno dovremmo dedicare cinque minuti a ricantare la sigla del cartone che tanto ci ha emozionato. Sicuramente questo non fa sparire i problemi, ma aiuta e ritagliarci un momento di serenità e semplicità, e ci fa fare quel sorriso che, per un attimo scaccia, via i pensieri negativi.

Oltre ad essere una icona pop, sei a pieno titolo un’icona Gay. In tutte le serate gay si suona almeno un tuo brano. Come te lo spieghi?

Le mie canzoni danno la possibilità e la libertà di esprimersi. Moltissime delle protagoniste dei cartoni, da Jem a Creamy, a Sailor Moon si possono trasformare per diventare altro per esprimere la loro voglia di essere quello che si è.

L’amore della comunità Glbt me lo spiego così, perché attraverso di me, attraverso quello che canto, ci si può sentire liberi e orgogliosi di essere se stessi.

Questa più che una domanda è una considerazione. Vedendoti sul palco cantare, si percepisce l’amore che provi per il tuo lavoro e per le tue canzoni. Complimenti!

Questo perché ho sempre creduto nelle cose che ho fatto.

Secondogenito e gemelli: questo la dice lunga sul mio carattere. “Ottantologo”, Pop addicted,nel corso degli anni ho collaborato con diverse testate, tra cui L@bel, Progress e Aut. La moda è la mia passione più grande perché è cultura, è visione sociologica della vita e del mondo. La Rete è la mia seconda casa. Sono dieci anni che il mio avatar è Psikiatria80, nome del mio primo blog, ma anche di tutti i miei profili sui tanti social network.