Francesco Gabbani: quattro chiacchiere con il vincitore di “Sanremo giovani”

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Eternamente Ora” di Francesco Gabbani è un album Pop, pop per come io amo il Pop. Semplice, leggero, di facile accesso, ma con messaggi meno allegri e superficiali di quanto i suoni elettronici che, a tutti, istintivamente fanno ondeggiare il lato b (dire culo non era fine) fanno credere.

Quando ho sentito “Amen” a Sanremo la prima cosa che ho notato è stata la musica, come lui stava sul palco, i nastri rainbow che ha indossato sempre. Ma quando ti concentri a sentire quello che sta dicendo il messaggio è chiaro.

I protagonisti di “Amen” siamo noi, ci sono le nostre ossessioni contemporanee, le paure e la non azione che ci porta a dire amen in una sorta di accettazione complice. Le altre tracce ve le faccio raccontare da lui.

Come nasce “Eternamente ora”? Cosa ti ha ispirato per i testi, le musiche, come hai scelto i collaboratori?

La realizzazione del disco viene di conseguenza al fatto che si è aperta la possibilità di partecipare al festival. La fase finale di produzione è stata fatta proprio durante i due mesi precedenti il festival.

L’album è il risultato di un percorso di scrittura che ho fatto negli ultimi due anni e che ho avuto il piacere di condividere anche in alcuni brani con Fabio Ilacqua.

Ho scelto i brani da mettere nel disco perché credo rappresentino bene quello che sono oggi musicalmente.

Rappresenta anche una “sperimentazione”, soprattutto dal punto di vista sonoro, perché il sound prettamente elettronico per me è una novità.

Sono nato in mezzo agli strumenti: qui tutto è fatto con i sintetizzatori o usando dei campionamenti, quindi un approccio molto elettronico. Sono molto contento del risultato perchè rappresenta perfettamente questa fase del mio percorso musicale

È corretto dire che nei brani analizzi un po’ la nostra società?

Certo, i temi sono eterogenei, si parla di aspetti sociali in alcuni casi, di comportamenti dell’essere umano nel sistema in cui viviamo oggi, ma si parla anche di amore, del sentimento. Il filo conduttore è il sound che ti fa ballare, ma ascoltandoli bene, i testi portano a riflettere.

“Amen” affronta, secondo me, la voglia che abbiamo di fare rivoluzione ma girandoci dall’altra parte. Senza partecipare direttamente al cambiamento.

Esatto. “Amen” è il grido della rassegnazione consapevole. C’è un ribaltamento dei valori e ci diciamo, “va be, va bene”. Mentre dovremmo essere noi gli artefici del nostro destino e non aspettarci un miracolo che cambi le carte in tavola.

In “Software” “attacchi” la semplicità con cui oggi ci si crede artisti o sbaglio?

Con il software giusto si può fare tutto, ma quello che conta davvero sono le idee. La famosa lampadina che si deve accendere, l’intuizione.

Un grafico non è solo uno che usa Photoshop, ma ha un occhio con cui vede le cose e le traduce nei suoi lavori, così come il fotografo e anche il musicista, perché per fare musica anche elettronica, si deve conoscere la materia.

Pensare che con un click si può fare tutto porta a una confusione e abbassa di tanto i canoni di valutazione.

A Sanremo eri tra quelli che hanno scelto i nastri Rainbow per le unioni civili, ci hai messo la faccia. Perchè ti sei sentito di partecipare e supportare questa battaglia dei diritti civili?

Perchè ci credo. Pensavo fosse una cosa giusta da fare. Voglio contribuire all’evoluzione dei tempi. E se posso dare mio contributo a sostegno di questa battaglia lo farò ancora.

L’intervista è per il sito “dituttounpop”. Il pop, secondo noi, è considerato non cultura alta, ma sempliciotta. Se penso al pop mi viene in mente il mondo dei fumetti, i supereroi, insomma quell’universo visto come secondario. Tu che ne pensi?

No. Non potrei mai pensarlo. Se penso alla musica pop non la vedo come superficiale. Sono così. E’ il mio modo di essere. Mi viene da sorridere se penso a quelli che si fanno alternativi, che si spacciano per tali, in realtà li vedo tutti omologati.

Io sono contento di portare come concetto, come aggettivo, che possa collocare la mia musica, il termine pop …. che poi la musica va sempre oltre qualunque tipo di etichetta. Credo anche che le persone che hanno sensibilità si emozionano incondizionatamente dal tipo e genere di musica.

Secondogenito e gemelli: questo la dice lunga sul mio carattere. “Ottantologo”, Pop addicted,nel corso degli anni ho collaborato con diverse testate, tra cui L@bel, Progress e Aut. La moda è la mia passione più grande perché è cultura, è visione sociologica della vita e del mondo. La Rete è la mia seconda casa. Sono dieci anni che il mio avatar è Psikiatria80, nome del mio primo blog, ma anche di tutti i miei profili sui tanti social network.