Fury: il war movie con Brad Pitt sul “lavoro più bello del mondo”

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Fury

Il sempreverde Brad Pitt in splendida forma. Ruvido, cinico e decisamente sopra le righe in questa tipologia di war movie che tanto ci mancava.

E’ innegabilmente uno dei capitoli più brutti e cupi della storia umana. La seconda guerra mondiale ha segnato una netta spaccatura tra quello che era il periodo fatto di povertà ed epidemie e l’inizio della società moderna in cui viviamo. Fury – nelle sale dal 3 giugno – non vuole fare la morale sugli ideali (dis)storti per cui è stato reso possibile un simile scempio, ma farti vedere la dura realtà fatta di morte, sangue e fango di tutti coloro che hanno combattuto questa guerra.

David Ayer, regista della pellicola, si concentra ed ha voluto narrare la storia di un gruppo di carristi uniti come una famiglia, con i loro pregi e i loro difetti, ma logorati e sfiniti da un’insensata guerra che neanche loro comprendono appieno. A detta loro fanno “il lavoro più bello del mondo”, il messaggio è solo uno; uccidi il nemico perchè tanto lui ucciderà te. Il sempreverde Brad Pitt, qui in una delle sue migliori interpretazioni, è Don “Wardaddy” Collier, il sergente padre e “condottiero” di questo equipaggio borderline composto da Boyd ‘Bible’ Swan, Trini ‘Gordo’ Garcia, Grady ‘Coon-Ass’ Travis e Norman ‘Machine’ Ellison.

Insieme in Africa, in Francia ed infine in Germania, il carro corazzato è per loro casa, disposti a morire pur di non abbandonarlo, andando incontro a sanguinosi scontri con il nemico. Nella pellicola di Ayer non ci sono nè vincitori nè vinti, solo uomini diventati cinici e sociopatici; non ci sono anime di buon cuore ma solo anime perse dove trovano sollievo nella morte.

Fury, c’è una data per la distribuzione italiana

Era da tanto che non usciva un war movie di una così pregiata fattura. La fotografia desaturata ricrea perfettamente il clima freddo ed angoscioso vissuto dai protagonisti, lasciandoti addosso quasi una sensazione di tristezza. Le prove recitative sono decisamente all’altezza della pellicola, in Fury vedremo quindi un Pitt in splendida forma, ruvido, cinico e decisamente sopra le righe, supportato da un’ottimo cast composto da Shia LaBeouf, Michael Peña, Jon Bernthal, il quale non riesce a staccarsi l’etichetta da stronzo, e Logan Lerman. La pellicola ha forti connotazioni splatter, come giusto che sia un film di guerra, distribuite però nelle giuste occasioni e nei giusti momenti senza abusarne.

Una nota sicuramente di merito della pellicola sono i credits finali, molto simili ai credit delle pellicole di Sergio Leone [considerazione prettamente personale]. Un forte filtro rosso applicato su spezzoni delle reali immagini degli scontro hanno regalato una degna chiusura a questa pellicola che sicuramente ha convinto sotto moltissimi aspetti.

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