Moana la diva pornoPop

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Il mondo del porno è quanto di più pop ci sia. Pop nel senso di popolare. Popolare inteso come famoso, conosciuto, anche se ovviamente molti negherebbero di aver mai visto un film o un video porno in rete. Se c’è un cinema che pur senza grosse pretese di trame o esigenze intellettualoidi è vario e variegato è proprio quello porno.

La pornografia è legata a doppio filo alla rivoluzione sessuale prima e culturale poi degli anni’70 e ’80. Negli anni ’70 era il prodotto proibito che si vedeva nei cinema di settore, era un momento collettivo tutto al maschile. Su quel maxi schermo venivano realizzate fantasie indicibili da donne e uomini nei quali ci si immedesimava, ma che non erano noi.

Quando negli anni ’80 i film escono dal cinema per entrare nelle case con i VHS, è proprio l’industria del porno a cogliere, nella rivoluzione della nuova fruizione, il vero business. La videocassetta ha il vantaggio di entrare in casa e apre alle donne, che non potevano farsi vedere nei cinema per non essere tacciate di chissà quale colpa ancestrale.

A quasi vent’anni dalla sua uscita di scena non possiamo non parlare dell’icona per eccellenza del mondo del porno, Moana Pozzi, per la precisione il ventennale della scomparsa ricorrerà a settembre di quest’anno. Sulla figura di Moana si è scritto di tutto e di più, santa e puxxana, donna libera, donna oggetto, nemica delle donne, femminista a modo suo.

Quello che è certo, e che interessa a noi, è quello che Moana ha significato da un punto di vista iconografico  e pop. La storia di Anna Moana Pozzi, per tutti e tutte solo Moana, è una di quelle storie che segnano una generazione. Figlia della buona borghesia genovese, studi dalle orsoline e il sogno di diventare un’attrice famosa.

Dopo qualche tentativo nel cinema tradizionale Moana divenne la pornostar più amata e idolatrata. Famosa lo divenne eccome, tutto quello che diceva o faceva diventava di dominio pubblico, dava scandalo.

La sua ultima apparizione pubblica fu quella  a “Tutte donne tranne io” di Pippo Baudo e quell’immagine di lei con l’abito rosso di paillettes, seduta sulla sgabello mentre risponde alle domande delle donne del pubblico in maniera pacata, ironica, saggia e quasi timida, la cristallizza nell’immaginario collettivo non più come l’incarnazione del peccato, ma una donna vera, cosciente di sè, elegante e sicura.

Da quel momento Moana è sdoganata ufficialmente anche dalla casalinga di Voghera, che chissà quante volte avrà usufruito delle sue qualità per rendere meno noiosa la propria camera da letto.

La consacrazione, anche con l’intellighenzia radical chic, arriva anche attraverso l’imitazione/parodia di Sabina Guzzanti nel programma cultAvanzi”.

La notizia della sua morte arriva come un fulmine a ciel sereno, quel settembre di vent’anni fa, in un ospedale di Lione dove stava combattendo il cancro al fegato.

Il giorno dopo tutti i giornali sono per lei, ma non sono titoli carichi di pruderie, ma di esaltazione del mito, santificazione dell’icona, della signora del peccato che morendo giovane all’apice della bellezza è diventata la diva eternamente Pop(olare).

Secondogenito e gemelli: questo la dice lunga sul mio carattere. “Ottantologo”, Pop addicted,nel corso degli anni ho collaborato con diverse testate, tra cui L@bel, Progress e Aut. La moda è la mia passione più grande perché è cultura, è visione sociologica della vita e del mondo. La Rete è la mia seconda casa. Sono dieci anni che il mio avatar è Psikiatria80, nome del mio primo blog, ma anche di tutti i miei profili sui tanti social network.
  • belvacritica

    Un bellissimo pezzo su una bellissima icona, entrambi profondi nell’entrare senza riserve in un immaginario pop 80/90 che noi tutti rimpiangiamo e ricordiamo e con affetto. Ci manchi, Moana! E bravo Stefano che, come sempre, sai prendere il lettore con poche parole e lo trascini sino alla fine con ironia, acutezza e passione. E molta competenza.

  • Stefano

    Grazie