NatGeo ci fa riscoprire “gli anni 2000”

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Dopo il grande successo de “Gli anni ’80” e “Gli anni’90”, National Geographic Channel propone “Gli anni 2000”, il primo, colossale stunt a rivelare i retroscena dei cambiamenti culturali, tecnologici e sociali dei nostri giorni.

Dal 7 settembre National Geographic Channel, dopo il “Gli anni ’80” e “Gli anni’90”, propone “Gli anni 2000”.

Se quando ho parlato della messa in onda della serie dedicata ai ’90 ho cercato di analizzarli e leggerli superando alcuni miei pregiudizi verso quel millenio – qui lo potete rileggere – stavolta è ancora più tosta.

“Sarai tu il 2000 certo che verrà” cantava in “Come si cambia” Fiorella Mannoia.

Alle 23:59:59 eravamo ancora nel 1999, ma alle 00:00:00 del 01/01/00 eravamo in un nuovo anno, secolo e millennio. Carichi di aspettative, speranze e curiosità.

Siamo cresciuti con il mito del duemila, “Spazio 1999” non vi dice nulla? Se diciamo anni 2000 la prima cosa che ci viene in mente sono le Twin Towers, quel giorno che abbiamo tutti tatuato a fuoco nell’anima. Immagini che non avremmo mai pensato di vedere.

Se il primo aereo poteva essere un drammatico incidente, il secondo infrange del tutto la campana di vetro in cui vivevamo e il terrore e il terrorismo diventano per tutti un problema globale. L’America e tutto l’Occidente sono sotto minaccia.

Consapevoli di quella minaccia, modifichiamo alcune nostre abitudini soprattutto quando viaggiamo.

Le compagnie aeree Low Cost non sono una novità, ma con l’avvento della rete hanno un impennata di passeggeri perché possono garantire tratte a costi accessibili e a poco a poco anche l’identikit del viaggiatore cambia, se prendere l’aereo era sempre stato ad appannaggio di pochi o rappresentava una spesa così pesante da essere “ragionata”, si può azzardare anche di andare a fare shopping a Londra in una giornata di saldi perché cogliendo l’occasione giusta la cifra a volte è davvero ridicola.

Quella del 2000 è la Napster generation. Il file sharing di fatto segna la crisi del mercato discografico, ma al tempo stesso ufficializza la nascita del nuovo modo di fruire la musica.

L’evoluzione della compilation fatte in case con le cassette sono i cd masterizzati che posso farmi a casa usando i brani scaricati, ma se per ascoltarli in macchina o nel lettore cd ho ancora bisogno del supporto rigido, nel PC posso usare tutto lo spazio che voglio (limite unico la grandezza dell’hard disk) e soprattutto inizio a concepire nuovi supporti.

Se negli anni’80 il Walkman mi permette di isolarmi con la mia musica nelle orecchie adesso che ho scoperto l’mp3 non mi posso limitare al “solo” cd (nelle macchine c’era chi ne aveva 10 caricabili) ho bisogno di qualcosa che soddisfi questa necessità. Ci penserà la Apple con l’iPod e da quel momento niente sarà più lo stesso!!

L’arrivo dell’Adsl e gli abbonamenti flat ci rendono connessi h24 e sentiamo sempre di più il bisogno di farci conoscere, di raccontarci, trasferiamo il nostro diario segreto in rete attraverso i blog.

Il privato non è mai stato cosi pubblico e sull’onda di questo bisogno di far sapere cosa pensiamo e cosa sappiamo fare ci iscriviamo in massa prima a MySpace dove possiamo caricare video, pensieri, foto, nostri brani (se si è musicisti).

MySpace in qualche modo ci porta in tutti quei garage dove qualcuno sta producendo musica o cover, ma è un po’ troppo per “addetti ai lavori” per fortuna qualcuno ha pensato bene di darci l’alternativa e benvenuto Facebook, ma anche Youtube, Twitter.

Inizia l’era 2.0 della rete e non solo. Il telefono cellulare, simbolo spavaldo degli anni ’90, ha fatto il suo tempo, oramai non mi basta più chiamare e mandare sms.

Devo aggiornare il mio profilo, condividere pensieri, foto, emozioni, e di nuovo Apple lancia sul mercato la soluzione a tutto questo: l’iPhone.

E tra un Tweet e un post assistiamo alla più grande rivoluzione politica del dopo guerra: Barack Obama, un Democratico afroamericano, diventa il primo Presidente di colore degli Stati Uniti D’America.

Il primo Presidente social della nuova era …. Gli anni 2000 sono stati anni di grandi speranza e cocenti delusioni.

 

Ho chiesto a Davide Bennato, docente all’Università di Catania (DISUM Dipartimento di Scienze Umanistiche), dove insegna Sociologia dei media digitali e autore del blog Tecnoetica e dei libri “Sociologia dei media digitali” edito da Laterza e “Il computer come macroscopio” edito da Franco Angeli, di parlarci un po’ del decennio della digitalizzazione.

Sapresti dirmi tre oggetti e momenti che simboleggiano gli anni ‘2000 e che hanno cambiato le nostre abitudini?

Gli anni 2000 sono stati gli anni della compiuta sovrapposizione fra vita fisica e vita digitale, almeno dal mio punto di vista.

Per questo motivo secondo me le tre cose che hanno cambiato le nostre abitudini sono: l’iPod, Whatsapp e Instagram.

L’iPod per due motivi: come prodotto e come oggetto culturale. Come prodotto ha dato inizio all’invasione delle tecnologie touch, aprendo la strada ad una serie di oggetti come l’iPhone e l’iPad. Come oggetto culturale ha dato inizio alla ricchezza dei consumi culturali, la possibilità di avere centinaia di prodotti (musicali, cinematografici, ecc.) da consumare sempre a propria disposizione.

Whatsapp ha ridato vita ad una pratica che con Facebook sembrava scomparsa, la chat in tempo – più o meno – reale. Sembra una cosa banale, in realtà ha creato uno spazio di relazione individuale e collettiva (penso ai gruppi) completamente nuova, legata ad un oggetto cosi “intimo” e personale come lo smartphone.

Instagram perché ha democratizzato la creatività fatta con le immagini (l’uso dei filtri), ha permesso la creazione di nuove mode che sono espressione della nostra identità (selfie) ed infine perché ha cambiato il modo con cui guardiamo il mondo attraverso le lenti del nostro telefono cellulare.

Noi ci stiamo scrivendo via mail e il primo contatto lo abbiamo avuto su Facebook, cosa oggi normalissima, ma come siamo arrivati a questo? E quale sarà l’evoluzione?

C’erano avvisaglie della smaterializzazione dei rapporti sociali già ai primordi di internet con le chat e i newsgroup.

I blog hanno aperto la strada all’autopubblicazione e alla possibilità di esprimersi sulla rete senza fronzoli.

Ma i social media nel periodo dal 2006 (nasce Twitter) fino al 2008 (Facebook) hanno creano un ecosistema in cui scambiarsi messaggi e contenuti in spazi digitali sarebbe stato normale come fare una telefonata

L’evoluzione di questo mondo sarà sempre più la mobilità, smartphone o tablet sempre più performanti in grado di tenere insieme la nostra identità digitale, relazionale (i rapporti sociali via voce) e di consumatori di contenuti.

Se negli anni’90 la prima Guerra del Golfo spiana la strada a Bush, Twitter in qualche modo apre le porte della Casa Bianca a Obama. Come hai vissuto da esperto di mass media e social la nascita dell’era Obama e della nuova politica social?

Mi ha molto incuriosito vedere le istituzioni – come i politici – alla presa con il mondo dei social media, perché da una forma di snobistico scetticismo iniziale si è passati all’attuale uso propagandistico e furbo di queste tecnologie. I social media sono compatibili con i processo di personalizzazione della politica aperto – meglio non dimenticarlo – dalla televisione e dalla politica-marketing.

Il futuro dell’uso strategico dei social media sono i big data: cercare nicchie di elettori curiosi e insoddisfatti pronti a recepire i messaggi politici appositamente progettati per loro.

La costruzione del consenso si avvarrà sempre di più delle potenzialità di analisi del cittadino e delle sue attività sui social media, dando vita ad una forma democratica molto diversa da quella a cui siamo stati abituati finora.

In pratica: una volta il politico si faceva votare per motivi ideologici, poi sono arrivate le tecniche di marketing e la televisione per vendere le idee politiche nonché gli stessi candidati, e infine i social faranno apparire il politico sempre più “uno di noi” mentre questi userà tecniche sofisticate di studio della popolazione per anticipare desideri e richieste di diritti.

Sarà meglio o peggio? Non lo so.

Ma è bene tenersi pronti al cambiamento.

Secondogenito e gemelli: questo la dice lunga sul mio carattere. “Ottantologo”, Pop addicted,nel corso degli anni ho collaborato con diverse testate, tra cui L@bel, Progress e Aut. La moda è la mia passione più grande perché è cultura, è visione sociologica della vita e del mondo. La Rete è la mia seconda casa. Sono dieci anni che il mio avatar è Psikiatria80, nome del mio primo blog, ma anche di tutti i miei profili sui tanti social network.