Reboot generation: il vecchio che avanza

0

Questa generazione è la generazione del Riavvio, del nuovo inizio, e quella in cui, tristemente, non si fabbricano più icone.

È innegabile che “Stranger Things” sia stata la serie cult dell’estate 2016. La produzione Netflix dei fratelli Matt e Ross Duffer nel giro di poche ore è diventata LA serie da consigliare a tutti gli amici.

Sul perché del suo successo sono state dette e scritte tante cose e quasi tutte condivisibili.

Quello che ha scatenato in me – quarantunenne amante degli anni ’80, del Pop, di “Star Wars” e dei Nerd – è stata una riflessione più profonda.

Rinnovi e cancellazioni serie tv Netflix rinnova Stranger ThingsConsidero “Stranger Things” il manifesto di questa generazione: come e perché una storia ambientata nel 1983, caratterizzata da una cura impeccabile nella ricostruzione, non soltanto stilistica e scenografica, ma soprattutto emozionale e “culturale” di quell’anno, non sia un’operazione nostalgia, ma, a mio avviso, sottolinei quella che è la produzione oggi: un grande Reboot.

Certo, nel caso di “Stranger Things” il termine Reboot non è corretto perché, come saprete, in realtà andrebbe usato per un film o un videogioco che preveda un nuovo inizio, con la totale o parziale riscrittura degli eventi dell’originale, ma per il mio ragionamento è quello che racchiude meglio il senso del discorso.

Questa generazione è la generazione del Riavvio, del nuovo inizio, e quella in cui, tristemente, non si fabbricano più icone.

Stranger ThingsI dieci episodi della serie con Winona Ryder mi hanno riportato nell’83 e quelle atmosfere dell’America della mia decade del cuore mi hanno spinto – come se ce ne fosse bisogno – a riprendere alcuni “classici” del tempo. Vedendo “Una donna in carriera” mi sono detto: “Trusk – radio, Trusk – radio” – … e se non avete capito la citazione vi consiglio di vedere il film! – esattamente come fa Tess McGhill nella pellicola interpretata da Melanie Griffith.

Ma non dovendo trovare un’idea geniale per un investimento a Wall Street, mi sono limitato a guardarmi attorno e pensare.

Recensione Ghostbusters rebootNonostante tutta questa produzione di film ispirati al mondo dei comics, della fantascienza o, appunto, i reboot dichiarati, come “Ghostbuster”, mi piacciano perché raccontano storie che sono vicine alle mie passioni, mi rendo anche conto che a questa generazione stiamo mostrando l’iconografia del già esistente.

Chi come me è nato tra la metà degli anni ’70 e degli anni’ 80 ha vissuto e ha assistito ad una produzione iconografica senza precedenti. Tra il cinema, i videogiochi, i cartoni animati – manga e anime, ma anche americani, e le serie televisive – che non avevano la produzione massiccia di oggi – ogni giorno c’era un nuovo “mito”.

Le televisioni private hanno importato un universo – basterebbe il catalogo di Hanna e Barbera – di personaggi che ci hanno “cresciuti” e che ancora oggi amiamo.

Sicuramente oggi da un punto di vista narrativo e tecnico i prodotti sono molto più maturi, ma al tempo stesso lasciano “il tempo che trovano”. Per la campagna elettorale di Hillary Clinton il cast di “Will&Grace”, non proprio eighties, ma poco più in là, è tornato insieme ed erano ancora talmente nella parte che ovviamente l’idea di una nona stagione sarebbe bellissima, ma poi ci penso e dico no.

Gilmore Girls su Netflix videoSono capitoli chiusi lo stesso vale per “Gilmore Girls”, “Twin Peaks”, che avranno nuove stagioni, “Sex And The City” – sempre in forse per un terzo film o una settima stagione – “The Rocky Horror Picture Show” e ora si parla di un reboot di “Dinasty”, ma come si può dare un seguito o solo pensare di ricreare quell’immaginario che quei prodotti hanno generato?

Musicalmente non è che la situazione sia migliore. Lady Gaga, perennemente accusata di fare cose già sentite o addirittura “copiare”, ha fatto un primo album interessante, ma analizzando non ha aggiunto nulla.

Nel suo caso ha creato un personaggio ad hoc per la generazione social, ma ora che lo ha “abbandonato” (un po’ come fece Bowie con Ziggy Stardust) sembra aver perso il suo splendore. Sicuramente chi la ama mi dirà che sbaglio, ma io la vedo così.

Nessuno sperimenta più, nessuno propone un passo avanti.

Questa stagione di sfilate è passata senza clamori e non mi sembra che neppure le passerelle si rinnovino. Poi nella moda stiamo vivendo un momento di perenne reboot con i cambi di direzioni artistiche ogni volta le griffe ripartono da zero, riscrivono la loro storia, ma con nuovi codici a volte con grossi scivoloni vedi Slimane da Saint Laurent e a volte con grandi ovazioni come Alessandro Michele da Gucci che ha stravolto l’immagine ormai ferma del brand e ha spinto tutti a ripensare il prodotto, ma sempre riprendendo vecchie estetiche adattandole, giocandoci, estremizzandole, ma partendo sempre da una base già esistente.

Lo so che la stagione degli ’80 è finita, ma possibile che non si riesca fare nulla di nuovo? Perché questa crisi? Perché quest’assenza di novità e soprattutto perché nessuno si lamenta?

La mia paura reale è che abituarci troppo alle cose “rassicuranti” ci porterà sempre di più a non chiedere qualcosa di rivoluzionario e smetteremo anche di pensare.

Secondogenito e gemelli: questo la dice lunga sul mio carattere. “Ottantologo”, Pop addicted,nel corso degli anni ho collaborato con diverse testate, tra cui L@bel, Progress e Aut. La moda è la mia passione più grande perché è cultura, è visione sociologica della vita e del mondo. La Rete è la mia seconda casa. Sono dieci anni che il mio avatar è Psikiatria80, nome del mio primo blog, ma anche di tutti i miei profili sui tanti social network.