Recensione 3 Generations: una transizione in pezzi che resta in famiglia – #RomaFF11

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recensione 3 generations

Recensione 3 Generations – Una famiglia quasi perfetta: una transizione in pezzi che resta in famiglia nel film di Gaby Dellal presentato ad Alice nella città

L’undicesima edizione della Festa del Cinema di Roma 2016 sembra proprio essere partita all’insegna delle tematiche LGBT. Dopo Moonlight di Barry Jenkins e l’omosessualità fra gli uomini di colore del ghetto, si affronta il tema del cambiamento di sesso in 3 Generations – Una famiglia quasi perfetta nella sezione Alice nella città.

Per essere più precisi, si racconta delle conseguenze all’interno di una famiglia dopo una decisione “drastica” come può essere l’essere nato uomo in un corpo da donna nel film di Gaby Dellal (titolo iniziale About Ray). Questa volta, però, non è il genitore a voler cambiare – o meglio a voler essere se stesso – come in Transparent, ma la transizione avviene in Ramona, una ragazzina di 16 anni (Elle Fanning), che d’ora in poi sarà Ray.

Lei è la prima delle tre generazioni del titolo, accanto a quella della madre single Maggie (una convincente Naomi Watts) e quella della nonna lesbica Dolly (una sempre straordinaria Susan Sarandon). Maggie è una ferma sostenitrice della decisione della figlia (figlio) eppure preoccupata che Ray possa pentirsene un giorno mentre Dolly, che da anni convive con la compagna, sembra essere più riluttante soprattutto per via dell’età della (del) nipote, riguardo una decisione così importante e così delicata.

Il ritmo – narrativo e registico – e i dialoghi del film sono serrati, veloci, senza però perdere quel sapore riflessivo indie di pellicole come Little Miss Sunshine e Juno. Non si addentra esageratamente nella tematica della transessualità ma mantiene quel livello familiare che sembra ricordare lo sforzo che si sta facendo in tv per sensibilizzare il pubblico sulla “diversità”, sia essa intesa in vari modi, come Modern Family, The Real O’Neals o Speechless. La struttura della pellicola è in effetti quasi seriale anche nella composizione narrativa: le tre generazioni del titolo sembrano essere tre famiglie in una, come le family comedy à là Modern Family e Life in Pieces. Raccontare tre “nuclei” per dipingerne uno più allargato, narrare alcuni “pezzi” per giungere al puzzle completo; una visione d’insieme, pur restando “in famiglia” su un terreno narrativo più “sicuro”.

E’ dolce ed efficace la presentazione dei personaggi e la caratterizzazione dei loro rapporti, di madre in figlia, di madre in figlio. Ognuna delle tre generazioni del titolo deve affrontare le decisioni del proprio vissuto: Maggie e i suoi errori passati che torneranno a bussare alla sua porta, Dolly e il rapporto di dipendenza e allo stesso tempo distacco con la figlia, che ancora vive con lei, e Ray che dopo essere stata aggredita si deve sentir dire da una compagna di scuola “Fa pena vedere un ragazzo picchiare una ragazza”. Da premiare l’interpretazione di Elle Fanning, che dopo aver vestito i panni della bellezza femminile fatta a persona in The Neon Demon, dopo poche inquadrature convince subito nei panni del maschiaccio-futuro-uomo-completo.

3 Generations – Una famiglia quasi perfetta è quindi un racconto che presenta grandi temi pur non affrontandoli davvero, ma preferisce concentrarsi sulle conseguenze dei rapporti all’interno di una famiglia, che sono ciò che fa sentire vicino lo spettatore. Il film sarà al cinema dal 24 Novembre 2016 su distribuzione Videa.