Recensione Into the Inferno: i vulcani visti da Werner Herzog – #RomaFF11

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recensione into the inferno

Recensione Into the Inferno: i vulcani visti da Werner Herzog. Un viaggio per scoprire cosa abbiamo sotto i piedi e per imparare qualcosa sul nostro mondo.

A vedere il crinale di una montagna sperduta in Indonesia, immersa nella nebbia, e poi un baratro enorme in fondo al quale ribolle il magma, corrono già i brividi lungo la schiena. Ed è solo la prima scena, i primissimi secondi di Into the Inferno (in Italia Dentro l’inferno), il nuovo documentario targato Netflix di Werner Herzog in selezione ufficiale all’undicesima Festa del Cinema di Roma 2016. Pochi istanti in cui la capacità di Herzog di raccontare il monumentale, l’epicità insita nella natura, si fa subito evidente.

Into the Inferno è un film con una lunga gestazione: l’idea nasce dieci anni fa, quando Herzog girava Encounters at the End of the World, in cui intervistava un gruppo di vulcanologi per capire come lavoravano e soprattutto perché avessero scelto un mestiere così pericoloso. Qui conobbe Clive Oppenheimer, vulcanologo inglese con cui intraprese un viaggio alla scoperta dei vulcani attivi più pericolosi del mondo, e delle leggende e delle storie nate intorno ad essi. Il viaggio condusse Herzog e Oppenheimer in Indonesia, in Islanda, in Etiopia, in Australia e in Corea del Nord, dove riuscirono a filmare quel mondo serrato nella morsa della dittatura, riportando immagini inedite di un Paese di cui “è impossibile conoscere il vero volto ma puoi vedere solo quello che sceglie di mostrare”.

Recensione Into the InfernoI vulcani non sono però solo un mero pretesto: il film ruota intorno alla consapevolezza di una contraddizione: senza i vulcani, la vita sulla Terra non esisterebbe; d’altra parte, al magma che ribolle sotto la superficie terrestre non importa nulla della vita umana. Siamo solo microbi convinti che le nostre esistenze abbiano un significato, ma in verità schiavi dei capricci della natura, che dispone di un’energia spaventosa che sta proprio sotto i nostri piedi. Herzog però non appare pessimista, ma guarda al vulcano come a un’entità mistica, divina. Il film mostra molto bene come nei luoghi nati intorno ai vulcani attivi, essi siano vere e proprie divinità, da cui si sprigiona un potere trasversale che riguarda ogni momento della nostra vita su questo pianeta. Così se in Etiopia si cercano i fossili di un ominide che la lava ha conservato e tenuto al sicuro sotto la Terra per milioni di anni, in Indonesia il vulcano viene tenuto sotto controllo da rituali propiziatori e in Corea del Nord è diventato la base militare segreta del Partito, perché proprio da quelle montagne infuocate è nato il popolo coreano, secondo la leggenda.

Ad ogni vulcano corrisponde una storia, geologica, fisica, mistica, politica, religiosa. Herzog non cede a quello che potremmo definire “malickismo”, non indugia sul ribollire del magma, sulle rocce incandescenti e sugli splendidi paesaggi. Into the Inferno vuole indagare la realtà, come è solito fare Herzog, non suggerirla. E allora segue ogni pista possibile, intervista uomini che per scelta o per destino si ritrovano a vivere esperienze estreme tutte legate a queste “porte per l’inferno”, che comunque, mentre il racconto prosegue, stanno sempre lì, crateri spalancati sull’anima incandescente del nostro pianeta, pronti a scatenare la loro potenza distruttiva e porre fine al genere umano. Un tour estremo che porta a riconsiderare la nostra posizione: davvero la Terra ha qualcosa da temere da noi esseri umani?

Into the Inferno – Dentro l’inferno sarà disponibile su Netflix dal 28 Ottobre 2016