Marvel’s Jessica Jones e quel senso di delusione che ti sforzi di non provare

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Recensione Jessica Jones prima stagione

Recensione Jessica Jones prima stagione

Jessica Jones è la seconda serie tv del mega progetto Marvel – ABC Studios- Netflix per portare in tv i 4 difensori, Daredevil, Luke Cage, Iron Fist e appunto Jessica Jones per poi riunirli in una miniserie unica The Defenders. Ma l’arrivo di Jessica Jones è riuscito a smorzare l’entusiasmo per il progetto, acceso con l’intenso Daredevil non a caso presente anche tra le migliori serie del 2015. Sviluppata da Melissa Rosenberg conosciuta per aver dato vita alla saga di Twilight e per aver creato il flop Red Widow per la tv, la serie tv Netflix vede Krysten Ritter nei pani della protagonista e Mike Colter in quelli di Luke Cage introdotto qui prima di ottenere l’autonomia.

Alla fine delle 13 puntate che compongono la prima stagione di Jessica Jones, resta solo l’amaro in bocca per una serie tv che non riesce a sorprende lo spettatore e rischia di essere ricordata più per le scene di sesso che per le vicende raccontate. Il succo della storia è molto semplice: Jessica Jones è un’investigatrice privata in passato vittima di un super-cattivo Killgrave (David Tennant) che controlla la mente delle persone. Mentre prova a ricostruire la sua vita, Jessica viene trascinata in un gioco al gatto col topo da Killgrave, sopravvissuto ad un incidente e che Jessica credeva morto.

Sta proprio nella scelta a monte della storia da raccontare il più grosso difetto di Jessica Jones. Per 13 puntate assistiamo a una formula ripetitiva più adatta a una serie generalista che a un prodotto pensato per il binge-watching: Killgrave mette in pericolo qualcuno- trovo Killgrave -Killgrave scappa, formula che poi culmina in una risoluzione abbastanza frettolosa che non lascia di stucco nessuno, ma che risulta banale e frettolosa. La serie Marvel ha almeno 5-6 puntate di troppo per una storia che poteva essere raccontata in meno tempo, con meno ripetizioni. Laddove Daredevil era un prodotto innovativo, magnetico, dirompente nella forza dei suoi protagonisti, nel contrasto tra l’oscurità interna di Matt Murdoch e le tenebre di una New York sull’orlo del precipizio, Jessica Jones è una serie monotona che poggia sulle spalle di Krysten Ritter, che da una connotazione femminista alla serie, e che sembra arrotolarsi su un tira e molla amoroso tra Jessica e Luke più adatto a Twilight che a una serie Marvel-Netflix.

Poco valorizzati tutti i personaggi di contorno, ciascuno con una funzione ben precisa e per questo poco tratteggiati: Simpson serve a introdurre una nuova storyline per le future stagioni, Malcom è lo scudiero da salvare, Trish il lato umano di Jessica. Il migliore è Luke Cage, già tratteggiato in vista di una sua autonoma stagione. Superfluo il ruolo dell’avvocatessa Hogarth, banale incarnazione della lesbica di successo, la cui utilità nell’economia della serie è quella di “creare difficoltà per proseguire le vicende”. La capacità magnetica di David Tennant di dar vita a un cattivo complesso e sfaccettato è l’unico aspetto che salva la serie tv.

Jessica Jones è una serie furba nell’uso di inquadrature, nella creazione di scene condite da frasi a effetto ad uso e consumo dei social, buone da “instagrammare” o “snaptacchattare” che tratteggiano, fin quasi all’esasperazione, una personalità forte, dotata di sarcasmo e con le sue fragilità. Sicuramente la componente interiore, il caos interno che vive la protagonista è la parte migliore di tutta la serie, ma 13 puntate non servivano per tutto questo.

Jessica Jones non è una serie tv brutta, è ben curata come ci si aspetta da un prodotto di questo tipo, ma utilizza anche quelle licenze da serie generalista da 22 episodi, che servono per creare una deviazione alla storia, o in poche parole: per allungare il brodo, cosa che sicuramente fa storcere il naso a chi si aspettava un prodotto complesso, pieno di suspance e che ti spinge a guardare immediatamente l’episodio successivo. Jessica Jones è quindi una delusione, una delusione che non avremmo voluto avere da Netflix.

Riccardo Cristilli – Davide Allegra

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