The Man in The High Castle come sarebbe il mondo dominato dai nazisti?

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The Man in The High Castle 2

Recensione The Man in The High Castle prima stagione

Attenzione la recensione sulla prima stagione di The Man in The High Castle è prevalentemente senza spoiler al netto di alcune minime necessarie considerazioni sulla trama.

AmazonThe Man in The High Castle è una serie tv che fin da subito ha attirato molta attenzione. E’ stato infatti il pilot più visto di Amazon (Amazon Prime nei paesi in cui è disponibile USA, UK, Germania, rende pubblica la “pilot season”: i pilot realizzati vengono fatti scegliere dal pubblico, i più votati saranno poi realizzati dagli Amazon Studios) e anche in Italia, nonostante non abbia ancora una “casa”, ha ricevuto un’ottima accoglienza al Roma Fiction Fest dove è stato accompagnato dal creatore Frank Spotnitz.

Tratto dall’omonimo romanzo di Philip K. Dick (tradotto in italiano come La svastica sul sole), The Man in The High Castle racconta un mondo alternativo partendo dal più classico degli “e se”: “e se l’Asse avesse vinto la guerra come sarebbe il mondo?“. Una premessa interessante, quanto complicata da portare in tv, soprattutto per la necessità di ricreare ambienti e spazi che in realtà non esistono. La serie tv infatti è molto concentrata su spazi ristretti come uffici, stanze, appartamenti, prigioni, alberghi o vicoli stretti che potrebbero essere ovunque, e si affida molto alla computer grafica per ricreare l’ambientazione, le città, per inserire simboli nazisti o giapponesi nelle città americane.

The Man in The High Castle racconta quello che gli americani non hanno mai subito: la dominazione. La storia è ambientata nel 1962 negli Stati Uniti, dividi in una zona occidentale che comprende la gran parte degli USA, in mano ai nazisti, gli Stati del Pacifico controllati dai giapponesi e una zona centrale neutrale, una sorta di zona di cuscinetto a dividere le due potenze, in cui la Resistenza prova a organizzare la riscossa del popolo americano. Una riscossa che parte da una serie di filmati che circolano tra le due zone e che devono essere consegnati al “The Man in The High Castle”.

Faccio una piccola annotazione, che per alcuni potrà sembrare una bestemmia: non ho letto il libro omonimo da cui la serie è tratta. Premetto questo per chiarire come non farò confronti con il medesimo ma mi limiterò a quello che ho visto nelle dieci ore realizzate da Amazon Studios con The Man in The High Castle.

Tolto questo dente, parto subito dalla nota negativa della serie: i tre protagonisti Juliana Crain (Alexa Davalos), Frank Frink (Rupert Evans), Joe Blake (Luke Kletintank), da motore delle vicende rischiano di diventare il fardello più pesante. Tre bellocci poco credibili nel ruolo che rischiano di trasformare la serie in una semi-soap con tanto di triangolo amoroso. Rischiano, perchè blanditi vagamente gli spettatori più attratti dalle storie d’amore, per fortuna è la storia a dominare e a conquistare la scena, portando alla ribalta una serie di personaggi di contorno più ricchi di complessità e sfumature.

A spiccare sono infatti il Trade Minister giapponese degli Stati del Pacifico, interpretato da Cary-Hiroyuki Tagawa e il nazista John Smith interpretato da Rufus Sewell, un uomo che ha molto più da raccontare di quello che ci lascia intendere. Da un lato il funzionario giapponese è pervaso dai dubbi ma nella sua vita si affida ad antichi rituali per conoscere la verità, la spiritualità è molto importante nella sua vita; dall’altro il nazista americano è l’incarnazione del vinto, abbraccia la nuova realtà e ne è totalmente convinto e per questo resta “fedele alla linea”.

Al netto di alcuni risvolti fin troppo melodrammatici con atmosfere patinate da soap e sguardi languidi, la ricostruzione di una realtà “alternativa” è assolutamente impeccabile. Nessuno può sapere cosa sarebbe successo se, ma i passaggi immaginati e raccontati dalla serie tv sono assolutamente convincenti: gli Stati del Pacifico sono pervasi dalla cultura giapponese, con i ricchi orientali affascinati dalla cultura locale autoctona; la rivalità tra le due super potenze vincitrici è la trasposizione del rapporto USA -URSS anni 60. A voler cercare una pecca sotto questo aspetto, manca uno sguardo più internazionale, ma è un aspetto che può essere esplorato nelle future stagioni.

Una forma ma anche un contenuto decisamente convincente. In una situazione così drammatica è la forza della speranza a far sopravvivere la Resistenza e le famose pellicole mostrano una realtà alternativa, la nostra realtà in cui gli USA hanno vinto la guerra. 

Commento SPOILER leggete solo se avete visto tutta la prima stagione

 L’uomo in The High Castle è sicuramente inaspettato ma coerente con la linea della storia: le pellicole sono una minaccia perchè se tutti le vedessero sarebbe la Realtà a prevalere, sarebbe al Speranza a vincere. E il finale in questo senso è assolutamente emozionante e coinvolgente, oltre che perfetto nell’idea della Speranza che vince e può cambiare la realtà.

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The Man in The High Castle è un prodotto migliorabile, non perfetto ma decisamente interessante e coinvolgente, una novità del 2015 da non lasciarsi scappare.

Se siete in cerca di un’altra opinione, soprattutto di chi ha letto il libro vi consiglio di seguire Giacomo Lucarini e le sue video recensioni, di cui a breve una sarà dedicata proprio a The Man in The High Castle

Per andare da A a B passereste prima per C? Se si perchè? e D? Non rischia di offendersi se non gli facciamo nemmeno un saluto? Ma soprattutto, che razza di bio è questa? Siete sicuri di volere una biografia? Mi trovate su Fb/tw/G+/pinterest/instagram/linkedIn come Riccardo Cristilli, il modo più semplice per farvi i fa....ehm conoscermi meglio. Per comunicati, eventi, news sulle serie tv scrivete a r.cristilli@dituttoupop.it