Roxanne Lowit Magic Moments : l’occhio discreto della Pop Culture.

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Yvonne Sciò debutta alla regia con un omaggio a Roxanne Lowit

Quando un’attrice o un attore decidono di fare il salto e passare dietro la macchina da presa, mi approccio al film sempre con molta cautela, pregiudizio è una brutta parola, ma il sentimento ci si avvicina molto.

La stessa cautela con la quale ho assistito alla proiezione di “Roxanne Lowit magic moments“, opera prima di Yvonne Sciò, inserita nel calendario degli eventi di Alta Roma all’Ex Dogana di Roma.

Il film è un documentario dove la Sciò ci racconta chi è La Lowit, che non è solo una delle più importanti fotografe di moda al mondo, ma è anche una testimone della cultura pop. Sue sono alcune delle foto più iconiche della cultura pop e fashion.

Non esagero se dico che alcuni suoi scatti hanno fatto nascere la mia passione per il pop declinato in tutte le sue forme.

Attraverso quelle immagini “rubate”, molto prima dei social, ho avuto “accesso” nei backstage, nei party, nei luoghi della moda alimentando in me giovane e curioso quel desiderio che solo la moda e l’arte sanno nutrire.

Penso alle tre super top nella vasca da bagno a casa di Gianni Versace, immagini che trasformarono il lavoro delle modelle nel culto delle supermodel, e che fecero denominare Christy, Linda e Naomi: The Trinity, ma anche le sue serate passate allo Studio 54 tra Andy Warhol, Grace Jones, Truman Capote mischiati a perfetti sconosciuti e starlette in cerca di una possibilità.

Da Giorgio Armani a Julian Schnabel, chiunque davanti alla telecamera di Yvonne Sció, ha descritto la Lowit come una presenza discreta capace di cogliere l’essenza di un attimo e del soggetto.

Vedendo il film ho trovato nel modo di raccontare di Yvonne Sció la stessa discrezione e lo stesso rispetto per il colosso culturale con il quale si stava rapportando.

Yvonne Sció avrebbe potuto creare un lavoro molto più ego riferito, avendo lei tantissimi suoi ritratti realizzzati in oltre vent’anni dalla Lowit, ma ha invece diretto un film rispettoso e a tratti, per chi ama la moda, il pop e quelle icone, commovente.

Il film in Italia è stato presentato, con un grande party di Vanity Fair, al Festival di Venezia a Settembre per poi essere trasmesso da Sky Arte (lo trovate ancora on demand) -. Finita la proiezione l’ho intervistata.

Perché hai dedicato a Roxanne Lowit il tuo primo film?

Roxanne ha iniziato a fotografarmi credo quando avevo diciannove anni e ogni volta che cercavo cose su di lei in rete non riconoscevo in quella Roxanne quella che conoscevo io.

Lei è stata protagonista di storie pazzesche. Ha fotografato da Yves Saint Laurent a Giorgio Armani, ai protagonisti dello Studio 54, ma non solo. Lei è stata testimone della pop culture, di come il mondo della moda è cambiato.

Roxanne Lowit viene descritta come una figura presente, ma non invadente e nel tuo film riesci a far emergere bene questo aspetto.

Oggi tutti, io compresa, facciamo foto, usiamo i social, siamo molto “invadenti”. Quello che volevo raccontare di lei erano i suoi silenzi, quell’apparente fragilità che ha per i suoi modi delicati. Apparente perché è una donna che si è saputa creare il suo spazio in un ambiente molto competitivo e anche in situazioni frenetiche dove perdere la calma sarebbe facilissimo.

Che cos’è per te la cultura pop?

È quello che mi ispira ogni giorno.

 

Secondogenito e gemelli: questo la dice lunga sul mio carattere. “Ottantologo”, Pop addicted,nel corso degli anni ho collaborato con diverse testate, tra cui L@bel, Progress e Aut. La moda è la mia passione più grande perché è cultura, è visione sociologica della vita e del mondo. La Rete è la mia seconda casa. Sono dieci anni che il mio avatar è Psikiatria80, nome del mio primo blog, ma anche di tutti i miei profili sui tanti social network.