Une vie recensione: il melodramma di Jeanne Austen – #Venezia73

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Une vie: recensione del film di Stéphane Brizé tratto dal romanzo di Guy de Moupassant in concorso a #Venezia73

Une vie (in italiano Una vita), il primissimo romanzo di Guy de Moupassant, diviene più di cento anni dopo un film, per la regia di Stéphane Brizé: una pellicola in costume con tutti i tratti del melò più classico, per seguire un’eroina che potrebbe essere uscita da un romanzo di Jane Austen (pur essendo i due autori di epoche leggermente diverse).

Jeanne, la protagonista, è una nobile la cui famiglia vive grazie ai ricavi della fattoria che coltiva da generazioni. La “vita” del titolo è la sua come quella di tutti coloro che le hanno gravitato attorno e l’hanno influenzata fino alla fine. Una vita costellata di tragedie e drammi a non a finire. L’epilogo è paradossalmente proprio la parte più interessante del film, poiché fornisce una chiave di lettura, cosa che non ha fatto per tutta la pellicola: comunque non abbastanza se soppesata alle atmosfere pesanti che corrono lungo tutta la vicenda.

C’è una fedeltà trasposta delle atmosfere, usi e costumi dell’epoca ma nel film tutto è esagerato, melodrammatico all’ennesima potenza, quasi a far rimpiangere le tragedie materne de La luce sugli oceani. Il punto di vista di Une vie è chiaramente quello della protagonista, è su di lei che la macchina da presa si concentra costantemente. Jeanne però risulta fastidiosa, per i troppi drammi che l’hanno toccata, quotidiani e mai storici: non riesce a farci provare davvero compassione, attaccamento nei suoi confronti, ma piuttosto astio per ciò che dice e come si comporta.

Sono confusi anche i piani narrativi utilizzati da Brizé per narrare questa esistenza: flashback della storia d’amore col marito, della nascita del figlio e dei momenti di gioco con una coppia di amici sono i tre contrappunti temporali scelti nel corso di Una vita per raccontarla, andando avanti e indietro, generando spesso una non facile comprensione nello spettatore. Un film che risulta quindi non sono datato, ma anche pesante nella costruzione narrativa.