Intervista a Quel bravo ragazzo di Herbert Ballerina, per la prima volta protagonista di un lungometraggio

Quel Bravo Ragazzo

Intervista a Quel bravo ragazzo di Herbert Ballerina, per la prima volta da protagonista nella nuova pellicola di Enrico Lando

Arriva oggi nei cinema il film Quel bravo ragazzo per la regia di Enrico Lando, con Herbert Ballerina (al secolo Luigi Luciano) comprimario di Maccio Capatonda e al primo film da protagonista.


Un potentissimo boss mafioso sta per morire e decide di lasciare il comando della cupola al figlio mai riconosciuto. Sono passati 35 anni, che fine avrà fatto questo ragazzo? Sarà in grado di prendere il posto di capo alla guida della spietata cosca mafiosa?

Le aspettative del boss e della famiglia si scontrano con l’inaspettata realtà. Il ragazzo, Leone, è ben lontano dall’essere una persona in grado di prendere in mano le redini degli affari di famiglia. Ingenuo, innocuo e goffo questo ragazzo ricorda più uno dei Bimbi Sperduti della cricca di Peter Pan.

Leone ha sempre vissuto in orfanotrofio, cresciuto in un paesino del Sud Italia e fedele chirichetto delle messe di don Isidoro (interpretato da Maccio Capatonda) sembra essere ben lontano dall’immagine di boss mafioso. Ma se il padrino muore al figlio tocca raccogliere l’eredità e questo scatenerà una serie di equivoci che si susseguono a suon d’ironia e no sense.

Abbiamo incontrato il regista Enrico Lando e Herbert Ballerina per fare quattro chiacchiere sul film.

Enrico partiamo da te, credi che fare un fim che parla di mafia facendo ridere è più efficace che fare un film dove a parlare di mafia sono sparatorie, assassini e morti ammazzati?
Cominciamo col dire che far ridere non è facile. Io film drammatici non ne ho ancora fatti e quindi non posso dirti cosa sia più facile ma penso che se vuoi fare un film drammatico sulla mafia non puoi rischiare di scadere nel banale e devi avere una credibilità di un certo tipo. Quando fai una commedia invece ti puoi permettere di esagerare a piacimento [sorride, ndr]. Poi non sono nemmeno tutti di denuncia i film che parlano di mafia bisogna capire bene qual è l’obiettivo.

Herbert, tu cosa ne pensi?
Io sono sempre dell’idea che sia meglio dissacrare con battute e con la parodia e non facendo film dove vedi solo sparatorie e similari perché poi rischi il fenomeno dell’emulazione. Credo sia meglio far vedere che tu una cosa la prendi in giro invece di farla solo vedere e basta lasciando, poi, il giudizio allo spettatore. Perché ho visto, per esempio con Gomorra, che i ragazzi di Napoli girano dicendo le stesse frasi dei boss quindi c’è sempre un po’ un rischio per questo credo che dissacrare sia sempre meglio.

Herbert, il tuo personaggio, Leone, è incosciente e non si rende conto di quello che gli accade intorno eppure sembra voler dire al pubblico: io non vedo ma voi che state ridendo di tutto questo siete consapevoli di quel che accade intorno e fate finta di non vedere. L’aspetto educativo della figura di Leone è nato insieme al personaggio o si è sviluppato durante il lavoro?
Diciamo che l’idea del personaggio un po’ era quella. Cercare di far vedere che anche con l’ingenuità si possono raggiungere dei grandi obiettivi e non bisogna essere fighi o cattivi per arrivare a qualcosa. Poi tutto si è sviluppato anche man, mano e io nel personaggio mi ci sono pure un po’ ritrovato.

Herbert questo è un film in cui le citazioni cinematografiche non mancano ed è naturale che Leone richiami alla memoria Johnny Stecchino di Roberto Benigni. Ti sei ispirato a lui?
Il soggetto non è proprio lo stesso ma quasi simile, ingenuo che arriva in Sicilia e si rapporta con la mafia. A me piace molto quel film e quella commedia anni ‘80/’90 un po’ più pulita dove i personaggi erano, diciamo così, illusi. Anche se ho cercato di tenere le distanze perché altrimenti avrei fatto una brutta figura [ride, ndr] sicuramente qualcosa a livello inconscio c’è perché sono i film che mi hanno segnato. Sono film che mi piacciono quelli come Johnny Stecchino perché mi sento adatto a far quel tipo di commedia e non quelle che vediamo ora a volte un po’ troppo volgari o dove devi avere per forza un messaggio satirico da trasmettere”.

Forse è vero che una risata ci seppellirà ma intanto il cinema ci offre ancora una volta qualche interessante spunto di riflessione per affrontare con un pizzico di consapevolezza in più gli aspetti scomodi della realtà in cui viviamo.