Michaël Dudok de Wit: intervista al regista de La Tartaruga Rossa

michael dudok de wit

Michaël Dudok de Wit: intervista al regista de La Tartaruga Rossa alla Festa del Cinema di Roma 2016, il 27-28-Marzo 2017 in Italia per BIM Distribuzione.

E’ molto gentile, disponibile e parla un sacco, non si risparmia nelle risposte. E’ questa l’impressione che abbiamo avuto parlando con Michaël Dudok de Wit, il regista olandese dell’atteso film d’animazione La Tartaruga Rossa (conosciuto anche come The Red Turtle o La Tortue Rouge), presentato a Cannes 2016 dove ha vinto il premio Un Certain Regard e poi in selezione ufficiale alla Festa del Cinema di Roma 2016 dove lo abbiamo incontrato per una chiacchierata.


Causa red carpet e impegni vari, è stato molto breve – ma molto soddisfacente: ci ha confermato ciò che pensavamo di lui dal film e dal suo cortometraggio Father and Daughter con cui ha vinto l’Oscar nella categoria dedicata nel 2000.

La nostra recensione de La Tartaruga Rossa da #RomaFF11

Michaël Dudok de Wit ha esordito parlando della libertà, spesso associata al film ma secondo lui non totalmente avvicinabile a esso: “Noi ci vediamo spesso come antagonisti della natura ma in realtà siamo parte di questa stessa natura che cerchiamo di coltivare, forse questa può essere una descrizione della libertà”. Il suo intento però non era quello di essere didascalico o di predicare un determinato insegnamento, ma di affrontare proprio questo rapporto fra natura e umanità che non devono necessariamente essere agli antipodi.

Uno dei motivi per cui il film ha richiamato l’attenzione su di se è stato la collaborazione con lo Studio Ghibli, che ha deciso di entrare nella produzione del lungometraggio dopo che Hayao Miyazaki in persona ha amato Father and Daughter. Sull’esperienza con lo Studio simbolo dell’animazione in Giappone de Wit ha dichiarato: “Prima di incontrarli, immaginavo sarebbe stato una grande gioia lavorare con loro, e così è stato effettivamente. Adoro i loro film e ho una vera e propria passione per la cultura giapponese, il solo fatto di sedermi a un tavolo con loro e di parlare con gli autori dei film che negli ultimi 30 anni ho amato e apprezzato, persone di una straordinaria esperienza nel cinema d’animazione, è stata un’esperienza incredibile, non potevo desiderare di meglio che ritrovarmi a conversare di cinema e poi anche del mio film insieme a loro. L’unico ostacolo è stato che ogni conversazione era inevitabilmente filtrata da un interprete per ovvie ragioni e a quel punto a me sfuggiva il ‘tra le righe’ che avviene normalmente nella conversazione con qualcuno che condivide la tua cultura. Qui c’è una divergenza culturale profonda e io non sapevo bene se capivo fino in fondo quello che dicevano, a partire dal fatto che in Giappone per esempio non dici ‘no’ ma ci sono altri modi per dirlo in modo indiretto. Quindi la nostra collaborazione si è mantenuta a livello verbale, si è basata su questi incontri e conversazioni in Studio o fuori da esso.”

Nel cortometraggio Father and Daughter così come ne La Tartaruga Rossa si utilizzano i rapporti familiari, addirittura ancestrali, per raccontare qualcosa di molto più grande. E’ forse una chiave da parte sua per dirci che è questo il mezzo per leggere la vita, i rapporti più intimi e personali sono lo strumento per raccontare quelli più universali?

In realtà ci sono due angoli estremi nei due film. Innanzitutto io credo che l’identità di ciascuno di noi si forgi e cambi in base all’immagine speculare che abbiamo di noi stessi nell’interazione con gli altri, e questo avviene ogni giorno, ogni minuto. La nostra personalità cambia anche impercettibilmente in base alle persone che incontriamo e all’interazione che abbiamo con loro. E’ un processo assolutamente naturale tanto per gli animali quanto per gli esseri umani. E’ altrettanto naturale che il fatto di trovarsi completamente soli, senza la possibilità di interazione con gli altri, per anni e non solamente per giorni o mesi, ti spinga ad andare talmente in profondità di te stesso che puoi provare un’esperienza che ti terrorizza e ti può condurre alla pazzia oppure che ti può anche dare una diversa comprensione di te stesso e dell’universo naturale in cui tu vivi. Mi piaceva quest’idea di esplorare che cosa accade a un uomo, che è abituato a una modalità di vita interattiva, che si ritrova totalmente solo. Mi piaceva anche parlare del fatto che in realtà i rapporti umani, in particolare interpersonali, non sono complessi ma essenziali: quando si arriva a formare una coppia, si tratta di attrazione, di comprensione, di amore e di affetto, quindi di arrivare a unirsi e poi di vivere il distacco da questa persona. Queste sono tematiche che sicuramente erano presenti sia in Father and Daughter sia ne La Tartaruga Rossa, che non penso di raccontare ancora in eventuali film futuri, ma che mi è piaciuto molto esplorare in queste due occasioni, arrivando all’essenza delle cose, come appunto la nascita di un amore, di una coppia: ci si piace, ci si avvicina progressivamente finché la coppia si forma.

Riguardo le tecniche di animazione e le difficoltà riscontrare durante la lavorazione di The Red Turtle, de Wit ha detto infine: “La tecnica è basata sul disegno tradizionale tranne nei rari casi in cui abbiamo utilizzato il 3D per animare la tartaruga. Il 3D è stato utilizzato da animatori professionisti e la scelta è ricaduta su questa tecnica perché la tartaruga è molto difficile da animare, in particolare sui movimenti lenti. E’ stato molto più facile realizzare il millepiedi che si vede in una scena del film con le sue molte zampette che non la tartaruga che si muove lentamente. Per il resto è disegno fatto a mano ed è la tecnica che prediligo perché è quella che padroneggio meglio: non è perfetta la resa ed è proprio per questo che mi piace, comprende sempre un margine di imperfezione e di errore che la rende in qualche modo più realistica, come la musica quando è realizzata dal vivo. La difficoltà principale è stata quella di lavorare nello Studio e l’imperativo principale per tutti era quello di realizzare un bel film e abbiamo invitato tutti quelli che hanno collaborato a spingersi al massimo dei propri limiti proprio per ottenere il meglio e stimolarli costantemente. Io sono un’artista e sono abituato a lavorare sodo e costantemente ma un compito e una scadenza alla volta; qui essendo il regista dovevo interagire con più di due persone alla volta (in questo caso 30) e supervisionare più cose contemporaneamente, dovendo passare dall’una all’altra spesso nell’arco di cinque minuti, e questa è stata la difficoltà maggiore da gestire. Ho dovuto imparare a padroneggiare l’abilità di rivolgere l’attenzione costantemente a 30 persone diverse”.

La Tartaruga Rossa sarà al cinema in Italia il 27-28-29 Marzo 2017 per BIM Distribuzione.

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