Home Blog Pagina 27

Godzilla e Kong – Il nuovo impero: trama, cast e dove vedere il film del MonsterVerse

Dopo il successo al botteghino mondiale, Godzilla e Kong – Il nuovo impero (Godzilla x Kong: The New Empire) arriva in chiaro su Italia 1 sabato 11 luglio in prima serata. Diretto da Adam Wingard, il film del 2024 rappresenta il quinto capitolo del MonsterVerse di Legendary Pictures e il seguito di Godzilla vs. Kong, riportando sullo schermo i due Titani più celebri del cinema in un’alleanza destinata ad affrontare una nuova minaccia proveniente dalle profondità della Terra.

Tra sequenze spettacolari e nuove rivelazioni sulla mitologia del MonsterVerse, il film amplia l’universo narrativo della saga esplorando le origini di Kong, il misterioso mondo della Terra Cava e il legame che unisce i due giganteschi protagonisti.

La trama

Dopo gli eventi di Godzilla vs. Kong, i due Titani sono costretti a mettere da parte la loro rivalità quando una nuova e potentissima minaccia emerge dalla Terra Cava. Il risveglio del feroce Skar King, affiancato dal gigantesco Shimo, rischia infatti di compromettere l’equilibrio del pianeta e la sopravvivenza dell’umanità.

Mentre gli scienziati dell’organizzazione Monarch cercano di comprendere l’origine del pericolo, Godzilla e Kong uniscono le forze in una battaglia che li porterà ad affrontare nuovi nemici e a scoprire altri segreti legati alle loro origini.

Il quinto capitolo del MonsterVerse

Godzilla e Kong – Il nuovo impero prosegue il racconto iniziato con Godzilla (2014), Kong: Skull Island, Godzilla II – King of the Monsters e Godzilla vs. Kong. Questa volta il film sposta gran parte dell’azione nella Terra Cava, ampliando la mitologia del MonsterVerse e approfondendo il passato dei Titani, introducendo nuove creature e preparando il terreno ai successivi sviluppi della saga.

Il legame con Monarch: Legacy of Monsters

Godzilla e Kong – Il nuovo impero fa parte del MonsterVerse di Legendary, lo stesso universo narrativo della serie Monarch: Legacy of Monsters, disponibile su Apple TV. La serie non è uno spin-off scollegato, ma un tassello canonico della saga: approfondisce il ruolo della Monarch, l’organizzazione che studia e monitora i Titani, e amplia la mitologia della Terra Cava, elemento centrale anche nel film di Adam Wingard.

Pur raccontando una storia autonoma, Monarch: Legacy of Monsters esplora le conseguenze degli eventi di Godzilla (2014) e introduce personaggi, luoghi e concetti che aiutano a comprendere meglio il mondo in cui si muovono Godzilla e Kong. Per seguire Il nuovo impero non è necessario aver visto la serie, ma chi l’ha già scoperta ritroverà diversi riferimenti all’universo della Monarch e alle esplorazioni della Terra Cava, che assumono un ruolo sempre più importante nell’evoluzione del MonsterVerse.

Godzilla e Kong - Il nuovo impero

Il cast

Rebecca Hall torna nel ruolo della dottoressa Ilene Andrews, esperta della Monarch e figura di riferimento per Kong. Brian Tyree Henry interpreta ancora il podcaster Bernie Hayes, mentre Dan Stevens entra nel MonsterVerse nei panni di Trapper, veterinario specializzato nello studio dei Titani.

Completano il cast Kaylee Hottle, che torna a interpretare Jia, la giovane adottata da Ilene e legata a Kong, Alex Ferns nel ruolo di Mikael, Fala Chen nei panni della Regina degli Iwi e Rachel House in quelli di Hampton. Il film è diretto da Adam Wingard, già regista di Godzilla vs. Kong.

Dove vedere il film

Godzilla e Kong – Il nuovo impero va in onda sabato 11 luglio alle 21:20 su Italia 1 e sarà disponibile gratuitamente in streaming su Mediaset Infinity dopo la trasmissione televisiva. Il film è inoltre disponibile in streaming in abbonamento su NOW e Sky Go e può essere noleggiato e acquistato su Apple TV, Amazon Video, Rakuten TV e TIMVision.

Confessions II: Madonna non torna indietro, torna a prenderci

Ho aspettato una settimana. Mi sono preso il mio tempo, perché avevo bisogno di capire questo album e, soprattutto, di capire me dentro questo album. Non volevo scrivere sotto l’effetto della prima eccitazione, né trasformare l’ascolto in una gara a chi pubblicava per primo la recensione definitiva. Avevo bisogno di lasciarlo entrare, uscire, tornare. Di capire quali brani mi piacessero e quali, invece, mi stessero facendo qualcosa. Perché non sempre le due cose coincidono. A volte una canzone ti piace subito e poi non lascia traccia. Altre volte ti disturba, ti mette a disagio, ti costringe a tornarci e, quando finalmente capisci perché, è già entrata in una zona di te che non avevi intenzione di rendere pubblica.

Per una volta, anche se parlo di lei, sarò onesto: quando è cominciata a circolare la voce di un possibile Confessions II, più che un brivido di eccitazione ho sentito un brivido freddo lungo la schiena. Non mi sono posto soltanto la domanda più ovvia: come si fa a riprendere, dopo vent’anni, un album considerato quasi unanimemente un capolavoro, ma che io, personalmente, non metto nel mio poker d’assi? Perché sì, prima confessione nella confessione: amo Confessions on a Dance Floor, ne riconosco l’importanza, l’eleganza, l’intelligenza produttiva, il peso nell’immaginario pop, ma non è mai stato il mio santino preferito da tenere nel portafoglio accanto alla foto della comunione. Il problema era un altro. Ho sempre vissuto ogni nuovo progetto di Madonna come l’apertura di una nuova fase. Anche quando quella fase era difficile da amare, respingente, incomprensibile, scomoda o semplicemente non costruita per accarezzare il pubblico nel verso del pelo. Ho sempre visto Madonna avanzare. A volte correndo, a volte inciampando, a volte trascinandosi dietro un’intera epoca mentre la critica, con il fiatone, cercava di convincerci che fosse rimasta indietro.

Ho amato la svolta radicale di Madame X, anche se siamo stati in pochi a farlo senza chiedere il permesso alla polizia del buon gusto. Ho amato il suo essere frammentario, politico, isterico, mistico, globale, pieno di idee persino quando le idee sembravano litigare tra loro nella stessa stanza. Madame X non cercava di piacere: pretendeva di essere attraversato. Era un disco che arrivava con la benda sull’occhio, un’identità multipla, una macchina da scrivere e probabilmente un coltello nascosto nella giarrettiera. Per questo l’idea di una “seconda parte” mi sembrava quasi un controsenso. Possibile che proprio lei avesse bisogno di un secondo capitolo? Possibile che Madonna, la donna che ha costruito la propria mitologia sul rifiuto della ripetizione, avesse deciso di rimanere nella comfort zone? Possibile che avesse scelto di aggrapparsi all’album celebrato da tuttə come quello perfetto, senza macchie, senza cedimenti, quello che persino molti detrattori citano quando vogliono dimostrare di non averla sempre odiata? Mi immaginavo già la processione.

La palla stroboscopica tirata fuori dalla teca. Il body color carne con gli strass benedetto dal sacerdote. Le vedove del 2005 disposte in fila ordinata a gridare che tutto era tornato finalmente al suo posto. La Madonna che piace anche a chi non ama davvero Madonna: levigata, dance, elegante, europea, abbastanza malinconica da sembrare profonda ma non così disturbante da rovinare l’aperitivo.

Invece Madonna ha fatto quello che fa sempre quando pensiamo di aver capito dove vuole portarci: ha cambiato strada senza mettere la freccia. Prima I Feel So Free. Poi Bring Your Love. Quindi Love Sensation, esplosa a Times Square come un messaggio mandato direttamente al centro nervoso del capitalismo occidentale. Un pezzetto alla volta seminava briciole, lasciava frasi, immagini, corpi, possibilità. Poi è arrivato Confessions II: The Film. Sul mio Instagram avevo scritto: “Quando sono uscito dal Celebration Tour ero convinto che Madonna ci avesse finalmente raccontato tutto. Poi ci ho ripensato. Quel racconto poteva appartenerci davvero solo se eravamo lì. E anche se eravamo tantissimi, in tutto il mondo, non eravamo tutti. Il film compie un’operazione diversa. Non è semplicemente la riduzione cinematografica di un concerto, né un lungo videoclip messo in abito da sera. È una cassetta passata di mano. Un oggetto che attraversa epoche, identità e corpi, aspettando che qualcunə riconosca la musica e decida di passarla ancora. Dentro ci sono Susan e il Danceteria, Express Yourself e il Blond Ambition Tour. Il gessato di Gwendoline Christie, l’abito di satin e PVC blu elettrico, il bustier ricoperto di pietre, la macchina, lo yoga. Ci sono Julia Garner, Debi Mazar, Lourdes Leon, Kate Moss, Arca, Honey Dijon, Shygirl. E poi Benedict Cumberbatch, fuori posto come il marito di Roberta, presenza talmente incongrua da diventare immediatamente. […] perfetta Troppo sessuale. Troppo ambiziosa. Troppo vecchia. Troppo libera. Troppo. Sempre troppo… il resto leggetelo sul mio instagram.

Quando finalmente Confessions II è stato svelato nella sua interezza, le mie paure, le ansie e i dubbi sono svaniti. Non perché sia Madonna e quindi debba essere automaticamente fantastico. Anche se, diciamolo, il fatto che sia Madonna già basterebbe a convincermi a prestare attenzione persino a un audiolibro nel quale legge il manuale di istruzioni di una lavatrice. Ma amare qualcuno non significa rinunciare al giudizio. Al contrario: quando un’artista ti accompagna da così tanto tempo, l’ultima cosa che merita è una devozione priva di pensiero, quella forma di fanatismo molle che trasforma ogni uscita in una reliquia prima ancora di averla ascoltata.

Confessions II non è perfetto. Non tutte le sue intuizioni hanno lo stesso peso. Alcuni testi si affidano a slogan che rischiano di spiegare ciò che la musica aveva già reso evidente. Alcuni passaggi sembrano più interessati alla dichiarazione che alla sfumatura. Alcune collaborazioni funzionano meglio di altre. Non c’è una hit “hot” confezionata per le classifiche, il ritornello di quindici secondi pronto a diventare un balletto su TikTok o una canzone scritta con l’algoritmo seduto al tavolo delle riunioni. Ma proprio per questo Confessions II è tutto tranne che rassicurante e semplice. Madonna nella comfort zone non ci sa stare. Anche quando torna in un luogo già attraversato, sposta i mobili, apre le finestre, spegne le luci e scopre una porta che vent’anni prima non avevamo visto. La pista da ballo è apparentemente la stessa, ma noi non siamo più gli stessi.

Lei non è più la stessa. E soprattutto il mondo fuori da quella pista è diventato più violento, più reazionario, più ossessionato dalla necessità di controllare i corpi, le identità, i desideri, il genere e persino il diritto di alcune persone a esistere senza chiedere scusa. Questo è certamente un disco fatto per ballare, ma Madonna non vuole semplicemente riportarci in discoteca. Vuole riportarci nel dancefloor inteso come safe space, luogo politico, rifugio e spazio di connessione. Un posto nel quale il corpo non deve chiedere il permesso di esistere e nel quale, almeno per la durata di una canzone, si può smettere di essere ciò che gli altri hanno deciso che siamo.

Non torna sulla pista per replicare Hung Up, lucidare la palla stroboscopica e offrirci una serata revival con dress code 2005. Torna perché quella pista serve ancora. Forse oggi serve persino più di allora. Vent’anni fa la confessione avveniva dentro un flusso musicale quasi perfetto, senza interruzioni, come se ballare potesse sospendere il tempo. Oggi il tempo è passato e ha lasciato segni, perdite, lutti, tradimenti, corpi cambiati, amicizie finite, persone scomparse e identità che hanno dovuto continuare a difendere il proprio diritto di esistere. La musica continua a scorrere, ma dentro porta tutte le crepe.

Il primo Confessions sembrava chiedere: che cosa sei dispostə a confessare quando nessuno può sentirti sopra il volume della musica? Confessions II pone una domanda più difficile: che cosa rimane di te quando la musica si abbassa, le luci si accendono e sulla pista restano soltanto i fantasmi di chi ha ballato con te? Perché la confessione che Madonna compie qui non è rassicurante e soprattutto non chiede assoluzione. Non è una confessione religiosa, nonostante il suo intero immaginario continui a muoversi tra peccato, redenzione, carne e trascendenza. È una deposizione. Una testimonianza. A tratti una resa dei conti. Lei, della quale abbiamo sempre pensato di sapere tutto perché abbiamo visto fotografie, film, matrimoni, divorzi, scandali, capezzoli, crocifissi, figli, amanti, cadute e resurrezioni, si mette forse più a nudo qui che in Sex. Perché la nudità non è mai stata soltanto una questione di pelle. Puoi mostrare tutto il corpo senza rivelare niente e puoi pronunciare il nome di una persona morta mettendo sul tavolo ogni organo interno.

Ogni canzone è un frammento della sua vita, ma anche un tassello di una storia collettiva. Madonna guarda indietro, certo, ma non per trasformare il passato in una casa di riposo per icone pop. Guarda indietro per ringraziare, riconoscere, fare l’appello e pronunciare i nomi di chi le ha permesso di diventare chi è. Non cerca di convincerci di essere ancora la ragazza che arrivò a New York con trentacinque dollari in tasca. Quella ragazza non esiste più, ma continua ad abitare tutto ciò che Madonna fa. Cammina ancora per Avenue B, aspetta di entrare al Danceteria, consegna la sua cassetta al DJ, si innamora delle persone sbagliate e trova una famiglia tra drag queen, uomini gay, persone trans, musicistə, ballerinə, fotografə e artistə che vivevano di notte perché il giorno non aveva ancora preparato un posto per loro.

Questa non è nostalgia. La nostalgia rende il passato più bello, più ordinato e più innocente di quanto sia mai stato. Madonna, invece, ricorda anche la paura, la rabbia, la fragilità, la cocaina, l’affitto da pagare, il lutto, l’AIDS, il tradimento e le persone che non hanno avuto il tempo di diventare leggenda. Non sta dicendo: guardate quanto eravamo bellə. Sta dicendo: guardate quante persone sono servite perché io arrivassi fin qui.

SAFETY IN NUMBERS

Il disco comincia con I Feel So Free, e già il titolo potrebbe trarre in inganno. Potrebbe sembrare l’ennesimo inno alla libertà, una parola talmente abusata nella musica pop da essere diventata quasi innocua. Ma la libertà di Madonna non nasce dalla solitudine eroica. Nasce dalla presenza degli altri. «Safety in numbers.» La sicurezza è nella moltitudine, nella folla. Madonna confessa di avere difficoltà a fidarsi delle persone. “Can you blame me?”, puoi biasimarmi? La domanda è retorica, perché dopo quarant’anni passati a essere osservata, sfruttata, giudicata, tradita, copiata, amata e odiata da persone convinte di conoscerla, fidarsi deve essere diventato un esercizio quasi acrobatico. Eppure, proprio lei, il centro permanente dello sguardo, racconta di sentirsi al sicuro quando può nascondersi tra i corpi. La pista da ballo diventa il luogo nel quale creare un nuovo personaggio, una diversa identità, essere chiunque si voglia essere. È un’idea che appartiene profondamente all’esperienza queer: il club come spazio nel quale il sé non viene semplicemente scoperto, ma inventato.

Non si entra nel dancefloor per rivelare necessariamente la propria essenza più autentica. A volte si entra per provare una nuova versione di sé, come si prova un vestito troppo brillante in un camerino con una luce spietata. Si entra per essere qualcun altro e, proprio attraverso quella finzione, diventare finalmente qualcosa di vero. “Sometimes I like to just hide in the shadows”. A volte mi piace nascondermi nell’ombra.

Sentire Madonna pronunciare questa frase è quasi paradossale. La donna che ha costruito la propria carriera imponendosi alla luce cerca l’ombra. Non per scomparire, ma per sottrarsi temporaneamente alla prigione della propria immagine. Sul dancefloor non è obbligata a essere Madonna. Può essere una ragazza, un corpo, una sagoma, una presenza tra le altre. I Feel So Free non è un inno ingenuo alla libertà. È una canzone sulla paura. La paura di una relazione a due, la pericolosità dell’intimità, il rischio di trovarsi da soli davanti a qualcuno. “It’s dangerous with just one person”. Stare con una persona soltanto è pericoloso. La libertà collettiva del club serve allora a proteggersi dalla vulnerabilità privata. È già tutto qui: il dancefloor come festa e rifugio, il desiderio di contatto e la paura di essere feriti, la possibilità di cambiare identità e il bisogno disperato di sentirsi al sicuro. Champagne, corpi e luci, certo. Ma sotto la palla stroboscopica c’è già un attacco di panico con delle scarpe bellissime.

BALLARE È UNA PRATICA SPIRITUALE

In Good for the Soul la danza smette di essere soltanto libertà e diventa pratica spirituale. “Everything begins with consciousness”. Tutto comincia dalla consapevolezza. Madonna torna in quel territorio mistico che attraversa da sempre il suo lavoro. Quello che una parte della critica continua a trattare come una bizzarria da celebrità, dimenticando che il suo rapporto con il sacro, con il corpo e con la trascendenza è uno dei fili più coerenti della sua produzione. Qui ci sono spirali interstellari, pianeti allineati, Venere in Toro, la Luna in Vergine, spiriti che si intrecciano. Il rischio di finire nel reparto astrologia della libreria, tra un manuale per manifestare l’amore e un mazzo di tarocchi illustrato da un influencer, esiste. Alcune immagini sembrano quasi troppo luminose, troppo perfette, troppo vicine al linguaggio motivazionale. Ma Madonna non è interessata alla coerenza accademica della cosmologia. Le interessa costruire un rito. Sciogliersi i capelli. Respirare. Guardare mille uccelli volare nel cielo.

Ballare sotto la pioggia senza il bisogno di spiegarsi. “The ones that you love will keep you above”. Le persone che ami ti terranno in alto. È una frase semplicissima, quasi infantile, ma dentro questo album diventa fondamentale. Il suo mondo non si regge sull’individuo eccezionale. Si regge sui legami. La donna che ci è stata raccontata come una macchina di ambizione, volontà e controllo ammette che a salvarla sono le persone amate. La trascendenza non arriva da una divinità astratta. Arriva dalla relazione. In One Step Away la tesi diventa finalmente esplicita:”People think that dance music is superficial, but they’ve got it all wrong”.La gente pensa che la musica dance sia superficiale, ma non ha capito niente. È una frase che potrebbe sembrare persino ovvia, almeno a chi conosce la storia delle culture queer, nere e latine che hanno trasformato la pista da ballo in uno spazio di resistenza. Ma evidentemente non lo è abbastanza, se ancora oggi la musica fatta per muovere il corpo viene spesso considerata inferiore a quella che pretende di muovere soltanto il cervello. Come se il corpo non pensasse. Come se ballare non potesse essere un atto intellettuale, politico, sociale e spirituale. Come se una chitarra suonata da un uomo triste rendesse automaticamente una canzone più profonda di un beat costruito per far sudare cento corpi insieme. Madonna definisce il dancefloor una soglia, “a threshold”, uno spazio rituale nel quale il movimento sostituisce il linguaggio. È una delle immagini più forti dell’album perché restituisce alla danza la sua funzione originaria: attraversare qualcosa. Si balla per passare da uno stato all’altro. Dalla paura alla possibilità.

Dall’isolamento alla comunità. Dal trauma alla sua trasformazione. Dal silenzio a una forma di comunicazione che non ha bisogno delle parole. “Nobody’s free until they’re broken”. Nessuno è libero finché non viene spezzato. È una frase dura, e non sono neppure certo di condividerla fino in fondo. Il dolore non rende automaticamente migliori, più profondi o più liberi. A volte il dolore spezza e basta. Non c’è bisogno di romanticizzare il trauma come se fosse un trattamento estetico dell’anima.

Ma nel contesto di One Step Away, Madonna sembra dire che non esiste libertà senza il riconoscimento della propria frattura. Non bisogna essere spezzati per meritare la libertà. Bisogna smettere di fingere di essere intatti. La libertà è a un passo di distanza, ma quel passo deve essere compiuto attraverso il proprio dolore, non aggirandolo.

HO FATTO TUTTO PER AMORE, MA ADESSO NON ROMPETEMI IL CAZZO

Bring Your Love, con Sabrina Carpenter, è una dichiarazione di guerra vestita da canzone pop. “Don’t comment on my ideas”. Non commentare le mie idee. Non giudicarmi. Non caricarmi come un giocattolo. Non proiettare su di me la tua visione, perché l’immagine che hai costruito di me è “a killer of joy”, un’assassina della gioia. Madonna parla all’industria discografica, alla critica, agli uomini che hanno provato a controllarla, ma anche al pubblico. A chi pretende di stabilire quale Madonna sia autentica e quale no. A chi le chiede di essere innovativa ma non troppo, sessuale ma con eleganza, politica ma senza disturbare, giovane ma non ridicola, adulta ma non vecchia, iconica ma accessibile.

Una richiesta collettiva impossibile, formulata da persone che poi si sorprendono quando lei manda tutti affanculo. “I know where the bodies are buried”. So dove sono sepolti i cadaveri. Potrebbe essere soltanto una frase teatrale, una minaccia da diva con un archivio pieno di ricevute. Ma pronunciata da Madonna acquista un altro peso. Lei sa davvero dove sono sepolti i cadaveri simbolici dell’industria. Ha visto carriere costruite e distrutte, uomini potenti protetti, donne punite, artistə divoratə, amicizie interrotte dall’AIDS, corpi usati e poi gettati via.

Sabrina Carpenter non è stata invitata per concedere a Madonna un certificato di contemporaneità. La loro presenza insieme costruisce una genealogia tra donne osservate e trasformate in superficie di proiezione. Due generazioni diverse alle prese con lo stesso meccanismo: la femminilità pop come bene pubblico sul quale chiunque si sente autorizzato a esprimere un giudizio.”I did it all for love”. Ho fatto tutto per amore. La frase può sembrare una giustificazione, ma qui è quasi una bestemmia. Ho pagato il prezzo. Ho fatto il sacrificio. Ho accettato che ogni scelta venisse interpretata, distorta, monetizzata. Ho fatto tutto per amore e adesso non voglio più scendere a compromessi. Il sottotesto è: ho fatto tutto per amore, ma non per il vostro.

LA STORIA DELL’ARTE AL TERZO PIANO DI UNA DISCOTECA

Con Danceteria l’album apre il suo album di famiglia, ma invece delle fotografie ordinate con le didascalie in bella grafia troviamo cocaina nascosta, sudore, Polaroid, code saltate, corpi che girano sulla testa e un’intera generazione che ancora non sa di essere diventata Storia. Martin Burgoyne. Haoui Montaug. Debi Mazar. Mark Kamins. Fab Five Freddy. Basquiat. Keith Haring. Kenny Scharf. Maripol. Rock Steady Crew. Crazy Legs. Nile Rodgers. David Byrne. I B-52s. I Lounge Lizards. Non è name-dropping. È una seduta spiritica con un beat perfetto.

Madonna non torna nella New York degli anni Ottanta per lucidare il proprio mito. Torna per restituire un nome alle persone e ai luoghi che quel mito hanno contribuito a costruirlo. Danceteria non racconta una star che entra nel club e viene riconosciuta. Racconta una ragazza che prende il treno, cammina, salta la fila grazie a un amico, beve qualcosa e aspetta che il DJ suoni la sua cassetta. Quando Mark Kamins mette Everybody, Madonna non è ancora Madonna. È una possibilità sonora in mezzo ad altre possibilità. “Everyone here is a work of art”. Qui dentro siamo tuttə opere d’arte. Non soltanto Basquiat e Haring, oggi appesi alle pareti dei musei e battuti alle aste per cifre oscene. Anche chi ballava. Chi aspettava l’ascensore. Chi faceva entrare gli amici. Chi dipingeva, fotografava, metteva musica, costruiva gioielli, inventava vestiti, girava sulla testa, si truccava nel bagno di un club e magari il giorno dopo non aveva i soldi per pagare l’affitto.

La cultura non nasce soltanto nelle istituzioni che in seguito decidono di archiviarla. A volte nasce al terzo piano di una discoteca, mentre qualcuno urla di nascondere la cocaina perché sta arrivando il DJ. Danceteria è un archivio orale trasformato in dance track. È un modo per opporsi alla cancellazione. Pronunciare quei nomi significa dire: io non sono arrivata qui da sola. Io appartengo a una scena, a un quartiere, a una rete di corpi e desideri.

Prima di diventare un marchio globale sono stata una ragazza nella stanza con loro. E loro sono stati opere d’arte prima che qualcuno decidesse quali opere meritassero una cornice. Dentro Confessions II: The Film il ricordo di Martin Burgoyne assume un peso ancora più doloroso: «Gone before he had his time. It all happened so fast. Didn’t have a chance to say goodbye». Se n’è andato prima che arrivasse il suo momento. È successo tutto così in fretta. Non ho avuto la possibilità di dirgli addio. Per un attimo Madonna ci ricorda che dietro ogni leggenda esistono persone che non hanno avuto il tempo di diventarlo. Persone fondamentali nella vita di qualcuno e quasi invisibili nella Storia ufficiale. Il film e il disco non le resuscitano, ma impediscono che scompaiano una seconda volta.

LEGGI LE MIE LABBRA, POSSIBILMENTE PRIMA CHE TI CHIUDA LA BOCCA

Read My Lips, con Feid, entra nel disco come una lite che nessuno ha voglia di rendere elegante. “Tell it to my face”. Dimmelo in faccia. Qui Madonna non lavora per sottrazione. Non costruisce un mistero, non nasconde la rabbia dietro una metafora sofisticata. C’è un bugiardo, un bullo, un uomo convinto di essere il protagonista, uno che combina disastri e poi se ne va lasciando agli altri il privilegio di raccogliere i pezzi.”Shut your mouth”. Chiudi la bocca. È uno dei brani meno ambigui dell’album e forse anche uno dei meno stratificati.

La scrittura rischia in alcuni punti di diventare didascalica, quasi una discussione riportata parola per parola prima che qualcuno blocchi l’altro su WhatsApp. Ma proprio questa assenza di eleganza ha qualcosa di liberatorio. Non tutte le relazioni meritano una metafora tratta dalla mitologia greca. A volte una persona ti ferisce, mente, manipola, ti bacia e contemporaneamente ti avvelena. E tu puoi rispondere con una frase semplice, internazionale e perfettamente comprensibile: chiudi quella cazzo di bocca.

Nel cuore del brano torna l’immagine del frutto avvelenato. “I ate the poisoned fruit”. Ho mangiato il frutto avvelenato. Madonna non finge di essere sempre stata più intelligente, più forte o più consapevole dell’altro. Ammette di essersi lasciata ingannare. Il veleno l’ha fatta cadere, le ha tolto l’equilibrio, ma non l’ha uccisa. La sopravvivenza qui non è gloriosa. Non arriva con un mantello e una luce bianca alle spalle. Arriva sporca, arrabbiata, ancora piena di veleno, ma viva.

LA LUCE SI TROVA NEL PUNTO IN CUI FA PIÙ BUIO

Everything è uno dei brani più instabili del progetto. Quando Madonna chiude gli occhi, tutto si cristallizza. Nessuno vuole più uscire. Le parole hanno perso significato. Lei è sul soffitto, attraversata da un sudore freddo, calda ma incapace di sentire. È una descrizione quasi fisica della dissociazione. Il corpo c’è, ma non riesce più ad abitarlo. La realtà si immobilizza.

Il linguaggio non raggiunge il proprio scopo. Il mondo esterno appare insopportabile e l’unica possibilità sembra essere l’ascesa, una «spiritual healing» che non ha niente di rassicurante. “Why you always make me wanna be like someone else?” Perché mi fai sempre desiderare di essere qualcun altro?. È una delle frasi più dolorose del disco. Madonna ha costruito la propria arte sulla trasformazione. È stata così tante persone che elencarle tutte richiederebbe un censimento. Ma trasformarsi per desiderio è diverso dal sentirsi costretti a cambiare perché qualcuno ti fa credere di non essere abbastanza. Reinventarsi può essere libertà.

Voler essere qualcun altro perché ti vergogni di te è una prigione. Everything mette a nudo proprio questo confine. L’identità fluida come scelta e l’identità rifiutata come ferita. La donna che ha insegnato al mondo il potere della reinvenzione confessa che anche lei ha conosciuto il desiderio di scomparire dentro una versione diversa di sé. Alla fine, la luce non cancella l’oscurità.

Si trova nel punto in cui l’oscurità è maggiore. Non c’è niente di nuovo in questa idea, ma Madonna non l’ha mai trattata come una formula filosofica. Per lei luce e buio sono sempre corpi, club, religione, sesso, paura, resurrezione. La spiritualità non è una teoria. È un modo per restare vivi.

FIDARSI È PIÙ OSCENO CHE SPOGLIARSI

Dopo la diffidenza, la rabbia e la paralisi, Love Sensation introduce una possibilità quasi scandalosa: la fiducia.”There’s nothing that we cannot do”. Non c’è niente che non possiamo fare. È forse la frase più luminosa e ingenua dell’intero progetto. Ma dopo tutto ciò che è venuto prima, l’ingenuità diventa radicale. Madonna racconta qualcuno capace di riportarla indietro, di scacciare le ore più buie, di circondarsi di luce.

L’amore è una sensazione fisica, una vibrazione, quasi una droga che non vuole smettere di assumere. Si potrebbe liquidare il brano come uno dei momenti più semplici e meno tormentati del disco. Ma in un album ossessionato dal tradimento, dalla perdita e dall’impossibilità di fidarsi, permettere a qualcuno di avvicinarsi è forse il gesto più estremo. Madonna si è spogliata in ogni modo possibile. Ha messo in scena fantasie, desideri, dominazione, vulnerabilità, pornografia, religione e controllo. Ma dire «mi fido di te» può essere molto più osceno che mostrare il culo. Il sesso espone il corpo. La fiducia espone la possibilità di essere distrutti.

IL CLUB DELL’AMORE NON HA UN BUTTAFUORI FASCISTA

Love Without Words prende quella fiducia e la sposta fuori dalla coppia. La restituisce alla comunità.”Call it trance, call it house, call it techno, call it love without words”.Chiamala trance, chiamala house, chiamala techno. Chiamala amore senza parole. Il genere musicale non conta. Il ritmo diventa un linguaggio precedente alla definizione.

Prima delle etichette, prima delle dichiarazioni, prima delle categorie, c’è un corpo che riconosce un altro corpo.”You are a sister to me.» «You are a brother to me”. Sei una sorella per me. Sei un fratello per me. La famiglia non coincide più con il sangue. È costruita nel neon, nel sudore, nella notte, attraverso una vicinanza che non deve necessariamente essere spiegata.

Il club diventa esplicitamente un tempio del sudore e dell’abbandono. «A temple of sweat and surrender.» Un luogo in cui il ritmo sostituisce la ragione e il movimento permette di superare ciò che le parole non riescono a contenere. È un’immagine che attraversa da sempre la discografia di Madonna.

Qualcuno potrebbe accusarla di ripetersi. Ma non sempre ripetere significa non avere nuove idee. A volte significa riaffermare qualcosa che il mondo continua a dimenticare. Nel 2026, mentre i corpi trans vengono usati come bersagli politici, mentre le identità queer vengono nuovamente rappresentate come pericolo, deviazione o problema da risolvere, Madonna riapre il Club of Love. Non lo fa per nostalgia. Lo fa perché il locale serve ancora.”Please come in”. Per favore, entra. Non è soltanto un invito. È una dichiarazione di accoglienza. Fuori possono chiederti documenti, definizioni, spiegazioni, diagnosi e permessi. Qui dentro puoi entrare.

L’AMORE È BIZZARRO, SPORCO E GUIDA TROPPO VELOCE

Bizarre, con Martin Garrix, torna alla relazione sentimentale e alla fascinazione per ciò che sappiamo essere pericoloso. Una star del cinema. Occhi blu profondi. Hollywood. Un tappeto rosso. Una Shelby Cobra guidata troppo velocemente e chiaramente non destinata a durare.

L’immaginario è cinematografico, quasi deliberatamente eccessivo. L’amore non è domestico. È veloce, indecente, competitivo. È il desiderio per qualcuno che si sente minacciato dalla tua presenza e che probabilmente non merita neppure tutta questa scenografia, ma ormai abbiamo ordinato la Cobra e tanto vale usarla. “Why do you tempt me?” Perché mi tenti? Madonna è sempre stata attratta da ciò che non può essere controllato, anche se il controllo è uno dei suoi strumenti principali. Forse proprio per questo.

Il desiderio interessante è quello che resiste alla disciplina, che entra senza essere invitato e ritorna quando pensavi di essertene finalmente liberatə.
Il brano ha una struttura più tradizionalmente romantica rispetto al resto del disco, ma il suo romanticismo non è mai innocente. Ci sono rancore, segreti sporchi, risentimento, attrazione e una forma di indecenza che rende la relazione viva proprio perché impossibile da gestire.

Solo l’amore può essere così bizzarro. E solo Madonna può raccontare un disastro emotivo come se fosse contemporaneamente un film, una campagna pubblicitaria e una telefonata fatta alle quattro del mattino con la dignità lasciata sul tappetino della macchina.

SCHOOL IS IN SESSION, BABY

In School torna la Madonna insegnante. Ma prima di impartire la lezione, dichiara che la cosa che ama più del condividere ciò che sa è imparare.”Please, someone, teach me something I don’t already know”. Per favore, qualcuno mi insegni qualcosa che non conosco già.

C’è arroganza, naturalmente. È Madonna. La falsa modestia non è mai stata il suo genere preferito. Ma c’è anche una curiosità autentica: dopo oltre quarant’anni di carriera, vuole ancora incontrare qualcosa che non abbia già visto, capito, desiderato, respinto o trasformato in un riferimento pop. Poi però la campanella suona e la professoressa entra in classe con il registro sotto un braccio e probabilmente un frustino nell’altro. “Baby, I’m not your mother. I’d rather be your lover”. Baby, non sono tua madre. Preferirei essere la tua amante.

È una delle sue battaglie più antiche: rifiutare il lavoro materno che gli uomini scaricano sulle donne dentro le relazioni. Non voglio educarti, aggiustarti, curarti, ricordarti gli appuntamenti e spiegarti come funziona l’empatia. Posso scoparti, ma non allevarmi un uomo adulto. Picasso diventa un bugiardo. Il desiderio è una tela bianca. L’uomo sostiene di essere un uomo, ma non sembra aver frequentato neppure la scuola elementare della responsabilità affettiva.

School non è forse il brano più profondo dell’album, ma è uno dei più divertiti e camp. Madonna sa perfettamente che impartire una lezione con il tacco appoggiato sulla cattedra è una forma di pedagogia. School is in session. Prendete appunti, stronzi.

PIÙ NUDA CHE IN SEX

Poi il disco cambia pelle. La prima parte aveva cercato la libertà nella collettività, nel ritmo, nel desiderio, nella rabbia e nella possibilità di amare. A questo punto, però, la pista comincia a svuotarsi. Le luci si abbassano. Rimangono le persone che non possono più entrare nel club perché sono morte. Fragile è il punto in cui l’armatura cede. «We shared a name, a home, we shared a fragile bond.» Condividevamo un nome, una casa, un legame fragile. Madonna parla al fratello Christopher. Non c’è la popstar, non c’è la provocatrice, non c’è la donna che sa dove sono sepolti i cadaveri. C’è una sorella. Condividevano un nome, una casa, uno sguardo. Ridevano, piangevano, si tenevano per mano.

Appartenevano l’uno all’altra. Poi qualcosa si è spezzato, e la morte ha reso definitivo ciò che la vita aveva già complicato. Madonna riconosce la fragilità di chi è stato ferito, deluso, di chi non è riuscito a essere se stesso e ha avuto un crollo nervoso. Non lo giudica. Non cerca di riscrivere il passato trasformandolo in una storia semplice di amore familiare. Il legame era fragile.

Proprio per questo era reale. La parte più devastante arriva nel sogno. “Don’t forget about me”. “Don’t forget to be happy”. Non dimenticarti di me. Non dimenticarti di essere felice. Sono parole semplici, prive di qualsiasi decorazione. Non hanno bisogno di una provocazione, di un crocifisso, di una coreografia o di un’immagine scandalosa. Madonna si è mostrata nuda milioni di volte, ma poche volte è stata così esposta. In Sex controllava lo sguardo. Decideva la posa, il desiderio, il limite, la fantasia. Qui non può controllare niente. Non può cambiare il finale, non può dirigere la morte, non può rimontare la relazione come un video. Può soltanto ricordare. Questa è la vera nudità: pronunciare il nome di qualcuno che non può più risponderti.

I MIEI PECCATI SONO IL MIO SALVATORE

In My Sins Are My Savior, con Stromae, Madonna ribalta ancora una volta la grammatica cattolica che ha attraversato tutta la sua carriera. Non nega la caduta, non chiede assoluzione e soprattutto non accetta che siano gli altri a decidere che cosa debba salvarla “Je n’étais pas perdue, j’étais juste cassée” Non ero perduta, ero soltanto spezzata. È una distinzione fondamentale. Essere spezzatə non significa essere sbagliatə, e ciò che il mondo chiama peccato può diventare il luogo dal quale ricostruirsi. «Mes péchés sont mon sauveur»: i miei peccati sono il mio salvatore. Non l’ostacolo alla redenzione, ma la via attraverso cui arrivarci. Stromae risponde che le crepe lasciano passare la luce, che l’amore è più forte delle armature e che proprio chi pensava di fare il bene può finire per ferire. Il brano trasforma così la colpa in consapevolezza e la fragilità in passaggio. Madonna non viene salvata nonostante i suoi peccati. Viene salvata attraverso di essi.

IL TRADIMENTO, LA MADRE E IL TASTO “BLOCCA”

Betrayal prosegue la discesa, ma sostituisce al dolore la rabbia. “When the book of love is written, I am the writer”. Quando verrà scritto il libro dell’amore, sarò io l’autrice. Madonna riprende il controllo della narrazione. Se qualcuno l’ha tradita, non potrà almeno decidere come verrà ricordato. Nell’ultima pagina non sarà menzionato. Non perché non abbia mai amato, ma perché ha perso la fede. Il tradimento non è soltanto la fine di una relazione. È una caduta dalla grazia. Un atto quasi religioso, perché nell’universo di Madonna amore, sesso, fede e colpa sono sempre stati seduti allo stesso tavolo, anche quando litigavano.

You’ll never take my mother’s place”. Non prenderai mai il posto di mia madre. Il verso spalanca la ferita originaria. La madre perduta troppo presto. Il vuoto attorno al quale Madonna ha costruito una parte enorme della propria identità, del proprio bisogno di essere vista, amata, adorata, ricordata. Nessun amante può prendere quel posto. Nessun successo. Nessun figlio. Nessun pubblico.

La diga deve aprirsi e l’acqua deve entrare. Non si può più trattenere niente. Eppure il brano non finisce con l’odio. “Used to hate you, I don’t hate you”. Un tempo ti odiavo. Ora non ti odio più. Ti ho bloccato per sempre, però. È una delle frasi più umane e contemporanee dell’album. Il perdono non coincide con la riapertura dei contatti. Puoi smettere di odiare qualcuno senza restituirgli l’accesso alla tua vita. Puoi liberarti dal rancore e lasciare quella persona meravigliosamente bloccata fino alla fine dei tempi. Il perdono è spirituale.Il blocco è organizzazione.

MADRE, FIGLIA E IL DIRITTO DI ESSERE DIVERSE

In The Test, il duetto con Lola Leon, Madonna affronta forse il ruolo più difficile: quello di madre. Il richiamo a “Little Star” riporta inevitabilmente alla canzone dedicata a Lourdes in Ray of Light. Allora era la bambina che aveva cambiato la sua vita. Oggi è una donna cresciuta sotto una luce che non aveva scelto.

Madonna lo ammette: ha provato a metterla su un piedistallo senza pensare che quello stesso piedistallo potesse diventare una prigione. “You didn’t ask for all the flashing lights”. Tu non avevi chiesto tutte quelle luci.

La confessione più dura non è dire “ti ho amata”, ma riconoscere: ti ho amata e, nonostante questo, ti ho ferita. Il centro del brano è nella frase “We’re not the same”. Non siamo uguali. Lola non deve diventare una nuova Madonna, proseguirne il mito o dimostrare di esserne degna. Il gesto d’amore più radicale della madre consiste nel riconoscere il diritto della figlia a essere libera anche dalla sua ombra. “You’re not to blame, but you need to be free now”. Non è colpa tua, ma adesso devi essere libera.

Lola, però, non è soltanto la destinataria della confessione. Risponde, riconosce anche le ferite della madre e rivendica il proprio disegno: “Keep my own design“. Ereditare non significa copiare. Significa prendere ciò che si è ricevuto, scucirlo e trasformarlo in qualcosa che finalmente somigli a sé. In School Madonna impartiva la lezione. In The Test accetta di essere interrogata. Non sta presentando al mondo la propria erede. Sta restituendo a sua figlia il diritto di non esserlo.

LA RAGAZZA DEL LOWER EAST SIDE

Alla fine, arriva L.E.S. Girl. Avenue B. Rossetto color ciliegia. Uno specchio rotto. Eyeliner sbavato rimasto dalla sera precedente. Polaroid attaccate al muro. Una giacca di pelle indossata sotto la pioggia. La ragazza del Lower East Side potrebbe essere Madonna. Potrebbe essere Maripol. Potrebbe essere Debi Mazar. Potrebbe essere una delle infinite ragazze arrivate a New York per diventare qualcosa che non aveva ancora un nome. Potremmo essere noi. È smarrita in un mondo fragile. L’affitto è scaduto. Beve troppo whisky. Fuma. Cerca di dimenticare un ragazzo dormendo, ma le fotografie continuano a restituirglielo.

Lui suonava la chitarra a St. Mark’s Place. Aveva la faccia di Marlon Brando, le unghie dipinte dello stesso colore degli stivali e le radici scure sotto il biondo ossigenato. È un personaggio e contemporaneamente un fantasma. Uno di quei ragazzi che esistono per qualche mese, forse qualche anno, e poi diventano un’immagine incollata alla parete della memoria. “Everything fades away except for you”. Tutto svanisce, tranne te. Il disco non termina con un trionfo, un’esplosione o una dichiarazione di invincibilità. Termina con ciò che resta dopo che la musica si è fermata. Un volto. Una Polaroid. Un amore al quale non eravamo destinati. Una città che continua a vivere dentro chi l’ha attraversata.

La ragazza del Lower East Side non è ancora diventata Madonna. Non sa che un giorno il mondo conoscerà il suo nome. È semplicemente una ragazza con il trucco colato e l’affitto da pagare, innamorata della persona sbagliata. Tutto svanisce, tranne lei.

NON QUAL È LA TUA PREFERITA, MA DOVE TI SEI RICONOSCIUTƏ

Una delle cose che mi ha colpito di più parlando di Confessions II è che quasi nessuno ha chiesto all’altro: qual è la canzone che ti piace di più? La domanda è stata un’altra. In quale ti riconosci? Qual è quella che ti ha emozionato di più? Dove ti sei sentito chiamare per nome?

Forse perché questo non è un disco che chiede semplicemente di essere ascoltato, classificato e trasformato in una graduatoria. Non domanda quale brano meriti il primo posto e quale possa essere saltato senza sensi di colpa. Chiede di essere attraversato. Qualcuno si riconoscerà nella paura di fidarsi di I Feel So Free. Qualcunə nella libertà collettiva di One Step Away.

Qualcuno avrà bisogno del “Bring your love, because you cannot break me”. Altrə entreranno al terzo piano del Danceteria e sentiranno nostalgia per una città nella quale magari non sono mai statə. Qualcunə penserà a una relazione tossica ascoltando Read My Lips. Qualcuno sentirà il desiderio di diventare un’altra persona dentro Everything. Qualcunə ritroverà una famiglia nel Club of Love. Altrə sentiranno il fratello, la sorella, l’amico o l’amore perduto dentro Fragile. Non è un album che offre una sola confessione. È un confessionale collettivo con una palla stroboscopica al posto del crocifisso.

Partire dance e finire in un territorio sempre più intimo significa attraversare la storia di Madonna e inevitabilmente anche la nostra, perché è da allora che ci accompagna. Non è stata soltanto la colonna sonora delle nostre vite. Ha contribuito a costruire il vocabolario con cui abbiamo imparato a nominare alcune parti di noi.

Il disco parte dalla possibilità di creare una nuova identità e termina con ciò che nessuna reinvenzione può cancellare: i morti, la famiglia, il tradimento, le persone amate, le città perdute, i ragazzi sbagliati e le fotografie che continuano a guardarci dal muro. All’inizio Madonna può essere chiunque voglia. Alla fine, rimane la ragazza che era.

CON LA T VOLUTAMENTE GRANDE

Confessions II è anche un album schierato senza mezze misure accanto alla comunità lgbTqia+, con la T volutamente grande. Non come vezzo grafico. Non come operazione di marketing. Non come bandierina tirata fuori durante il mese del Pride e riposta il primo luglio insieme alle sponsorizzazioni arcobaleno. Madonna indossa la bandiera trans con orgoglio e come atto politico. Lo fa nel momento in cui quella bandiera è diventata un bersaglio. Nel momento in cui sostenere pubblicamente le persone trans non è più una posa innocua, ma una presa di posizione capace di attirare odio, campagne reazionarie e boicottaggi.

Per me è l’unica artista pop della sua statura che oggi la indossa con questa chiarezza, senza trattare la comunità trans come un accessorio narrativo, una citazione o una presenza decorativa. Non dice semplicemente: vi vedo. Dice: sto dalla vostra parte. E questa differenza, oggi, pesa. Madonna ha sempre avuto un rapporto profondo con la comunità queer. La comunità non è stata un pubblico aggiunto alla sua carriera quando è diventato conveniente. Era lì prima del successo, nei club, nelle amicizie, nelle collaborazioni, nei corpi che le hanno insegnato a ballare, vestirsi, guardare, desiderare e trasformarsi.

Confessions II non usa quella storia come credito da riscuotere. La riattiva. Pronuncia i nomi. Riapre il club. Ricorda i morti. Indossa la bandiera. Restituisce la pista a chi ne ha ancora bisogno.

MADONNA NON È TORNATA INDIETRO

Non tutto in Confessions II mi colpisce con la stessa intensità. Alcuni testi sono più semplici. Alcune immagini sembrano meno sorprendenti. Qualche slogan rischia di essere ripetuto una volta di troppo. Alcuni brani mi entrano dentro immediatamente, altri rimangono sulla soglia. E va bene così. Non ho bisogno che un album sia perfetto per considerarlo importante.

La perfezione è una qualità spesso sopravvalutata, soprattutto nel pop. È elegante, certo, ma non sempre lascia cicatrici. I dischi che restano sono spesso quelli con una cucitura visibile, un eccesso, una frase che non avremmo scritto, una produzione troppo invadente, una scelta che ci irrita e ci costringe a tornare. Confessions II è vivo, irregolare, euforico, arrabbiato, spirituale, camp, sentimentale e a tratti dolorosamente scoperto. Non è una reliquia costruita per celebrare il proprio passato.

Non è un sequel nel senso cinematografico del termine. Non cerca di rifare ciò che aveva funzionato. Il primo Confessions ci invitava a confessare sulla pista da ballo. Il secondo ci ricorda perché quella pista esiste. Esiste per accogliere chi fuori non si sente al sicuro. Per trasformare la solitudine in moltitudine. Il trauma in movimento. Il lutto in memoria.

La vergogna in desiderio. Il corpo in un linguaggio che nessuno può mettere a tacere. Madonna non è tornata indietro. È tornata nel luogo in cui tutto era cominciato, ma lo ha trovato pieno di fantasmi, sorelle, fratelli, amanti, traditori, ragazze con l’eyeliner colato e persone che hanno ancora bisogno di una porta aperta. Non si è aggrappata al passato. È tornata a prendere tuttə.

Guida tv sabato 11 luglio 2026: cosa vedere stasera in tv?

Cosa c’è da vedere stasera in tv? La guida tv di sabato 11 luglio 2026 ci fa scoprire film, serie tv, show, sport e documentari da vedere questa sera in tv. Su Canale 5 Ciao Darwin in replica, Norvegia-Inghilterra alle 23 su Rai 1, Spaiens speciale Seveso su Rai 3, Godzilla e Kong – Il nuovo impero in prima tv su Italia 1, su Rai 2 Champagne Crociera con delitto. Di seguito quello che offrono i principali canali nella guida tv di sabato 11 luglio 2026.

Guida Tv sabato 11 luglio 2026 Prima Serata – I primi 9 canali

RaiUno
18:40 Reazione a catena
20:00 Tg 1
20.30 Affari tuoi
21.50 Notti Mondiali
22.40 Pre-partita + Norvegia-Inghilterra

Rai 2
19.00 Blue Blood 2×05-06
20:30 Tg2
21.00 Tg2 Post
21:20 Champagne (omaggio per la morte di Peppino di Capri) Crociera con delitto 1a tv
Dopo la misteriosa morte della zia, caduta in mare da una nave da crociera, Olivia si ritrova nel bel mezzo di una vera tempesta. I segreti del passato di suo zio iniziano a venire a galla uno dopo l’altro, scatenando una scia di omicidi inspiegabili. La ragazza dovrà lottare per scoprire la verità e sopravvivere a un incubo senza fine.

23.45 Dark Lines 

Rai 3
19:00 TG 3
19:30 TG R
20.00 Blob
20.30 Sapiens
21.30 Sapiens Speciale Seveso
23.50 Tg3

Canale 5
18:45 Avanti un altro – Story
20:00 Tg5
20:35 La ruota della fortuna
21:45 Ciao Darwin
00.05 TG5

Italia 1
18:30 Studio Aperto
19:25 Hawaii Five-0 4×19
20:30 NCIS 9×13
21:25 Godzilla e Kong – Il nuovo impero 1a tv
Godzilla e Kong devono unire le forze per sconfiggere un terribile nemico che si è risvegliato nella Terra Cava e minaccia la sopravvivenza dell’intera razza umana.
23:45 Batman

Rete 4
19:00 Tg4
19:40 10 minuti
19.55 La promessa 1a tv
20:30 4 di sera news
21:30 La Promessa 1a tv
00.00 Forsaken – Il fuoco della giustizia

La7
16:00 Il processo di Norimberga
20:00 TgLa7
20.30 In onda
21:15 Caccia a ottobre rosso

Tv8 (Sky 125)
18.40 4 Hotel Ischia
20.00 4 Ristoranti 10×12 Speciale Pasta
21.30 RDS Summer Festival
Il meglio delle tappe

Nove (Sky 149)
20.30 Fratelli di Crozza
21:25 Crimini italiana – Il delitto Rosboch
23.40 Faking It – Bugie criminali

4 Ristoranti

Guida tv sabato 11 luglio: le serie tv

In chiaro

  • Giallo (ch. 38 dtt e Tivùsat ) ore 21:10 Miss Fisher Delitti e misteri 1×07-08

Sky e streaming

  • Sky Atlantic (ch. 111 sat e 455 dtt pay) ore 21:15 House of the Dragon 3×03
  • Sky Serie (ch. 112) ore 21:15 The Serpent Queen 2×07-08
  • Sky Investigation (ch. 113) ore 21:15 Delitti ai Tropici 7×02
  • Comedy Central (ch. 129 Sky) ore 21.15 South Park 

I film stasera in tv sabato 11 luglio

In chiaro

20 (ch. 20 dtt e TivùSat 151 Sky) ore 21:15 Chinese Zodiac
L’avventuriero J.C. deve recuperare le 12 statue dello zodiaco cinese, trafugate dal Palazzo d’Estate di Pechino nel 1860. Inizia cosi’ un viaggio intorno al mondo.

Rai 4 (ch. 21 dtt – 10 TivùSat) ore 21:20 Hannibal
Dieci anni dopo Buffalo Bill, Hannibal Lecter è libero e in fuga. Clarice Starling, ora agente dell’FBI in crisi dopo un’operazione fallita, accetta di dargli la caccia per riscattarsi. Ma il loro legame si riaccende in un gioco pericoloso di intelligenza e ossessione.

Iris (ch. 22 dtt, 11 Tivùsat 325 Sky) ore 21:15 15 minuti – Follia omicida a New York
Thriller con Robert De Niro. Due poliziotti inseguono pericolosi criminali, che vogliono vendere le immagini delle loro “imprese” alla televisione.

Rai Movie (ch. 24 dtt 14 TivùSat) ore 21:10 Lamborghini – The Man behind the Legend
La vita dell’imprenditore Ferruccio Lamborghini, dai veicoli della guerra ai trattori, fino alla sfida ai giganti delle auto sportive. Grazie alla capacità di cambiare i paradigmi dell’ingegneria, ha creato modelli iconici nati dalla determinazione di un uomo che ha rivoluzionato il lusso e la meccanica.

Cielo (ch. 26 dtt 19 Tivùsat 156 Sky) 21.10 The Karate Kid 2 – la storia continua
John Avildsen dirige il secondo capitolo della saga con Ralph Macchio e Pat Morita. L’allievo accompagna il maestro in Giappone per difendere un villaggio dai soprusi di un gangster.

TwentySeven (ch. 27 dtt e Tivùsat 158 Sky) ore 21:15 Wily Wonka e la fabbrica di cioccolato
 cinque fortunati vincitori di un concorso, potranno entrare nella rinomata e misteriosa fabbrica di cioccolato di Willy Wonka.

TV2000 (ch. 28 dtt, 18 TivùSat, 157 di Sky) ore 21.10 Diario di una schiappa
Il timido Greg alle prese con la scuola media e i tentativi di diventare popolare

La7 Cinema (ch 29 dtt. e TivùSat 161 Sky) ore 21:20 Signs
Misteri alieni e soprannaturali per Mel Gibson

Cine 34 (ch. 34 dtt e Tivùsat 327 Sky) ore 21:15 Il commissario Lo Gatto
 Il commissario Lo Gatto, appena trasferito per punizione nell’isola di Favignana, indaga su un misterioso omicidio.

Top Crime (ch. 39 dtt e TivùSat 168 Sky) ore 21.15 Poirot: Il pericolo senza nome
Poirot ed il capitano Hastings sono in vacanza a St. Looe Cornwall. Conoscono un’affascinante ragazza convinta che qualcuno voglia ucciderla

Italia 2 (ch. 49 dtt 16 TivùSat 175 Sky) ore 21:15 Zombi 3
Una valigia rubata da una base scientifico-militare contiene flaconi per la sperimentazione di nuove tecnologie di guerra batteriologica.

Su Sky e in streaming

  • Cinema Uno (ch. 301) ore 21:15 La vita all’improvviso
  • Cinema Stories (ch. 302) ore 21:15 Il piccolo diavolo
  • Cinema Collection (ch. 303) ore 21:15 Inception
  • Cinema Family (ch. 304) ore 21:00 L’ultimo dominatore dell’aria
  • Cinema Action (ch. 305) ore 21:00 Memory
  • Cinema Suspense (ch. 306) ore 21:00 Every Breath you take: Senza respiro
  • Cinema Comedy (ch. 307) ore 21:00 Ocean’s Twelve gioco
  • Cinema Romance (ch. 308) ore 21:00 Cattiva coscienza
  • Cinema Drama (ch. 309) ore 21:00 L’ultima tentazione di Cristo

Guida Tv sabato 11 luglio2026 – Show, Sport e documentari

  • Rai 5 (ch 23) ore 21:25 Antigone
  • Rai Premium (ch. 25 dtt 15 TivùSat) ore 21:20 Amore criminale
  • La5 (ch.30 dtt 12 Tivùsat 159 Sky) ore 21:10 Tim Battiti Live
  • Real Time (ch. 31 dtt e TivùSat 160 Sky) ore 21:45 Elisabetta II: il matrimonio della gente
  • Food Network (ch. 33 417 Sky) ore 21.25 Food advisor
  • Focus (ch 35 dtt 60 Tivùsat 414 Sky) ore 21:25 Prove sepolte le avventure dell’archeologia
  • Discovery (ch. 37 123 Sky) ore 21.15 Ed Stafford duro a morire
  • DMAX (ch. 52 dtt, 28 TivùSat 170 Sky) ore 21:45 Il presidio
  • Turbo (ch. 59 419 Sky) ore 22.15 Affari a quattro ruote Francia 1a tv
  • Sky Uno (ch. 108 Sat) ore 21:35 RDS Suffer Festival
  • Sky Crime (ch. 115) ore 21:00 Profondo nero di Carlo Lucarelli
  • History (ch. 116) ore 21:10 Storie letali con Ving Rhames 1a tv
  • Sky Documentaries (ch 117) ore 21:15 Universe
  • Sky Adventure (ch 118) ore 21:15 Survival mode: Sopravvisuti 1a tv
  • Sky Nature (ch 119) ore 21:15 Eden Pianeta selvaggio
  • Sky Arte (ch. 120) ore 21:15 Grandi Maestri
  • MTV (ch. 131) ore 21:45 Ridiculousness Very American Idiots
  • Sky Sport Uno ore 20.55 Argentina-Galles rugby
  • Sky Sport Basket ore 22.00 New Orleans Pelicans – Charlotte Hornets NBA Summer League

N.B.: Le programmazioni complete sono sulle guide tv di Rai, Mediaset, Sky, Discovery. Film, Serie Tv e Documentari sempre disponibili in streaming su Netflix, Prime Video, Disney+, Paramount+, Apple TV+, TIMVISION, NowTV/Sky, Mediaset Infinity+.

Prey – La grande caccia, il film del 2024 stasera in tv

Stasera in tv venerdì 10 luglio 2026 arriva il film Prey – La grande caccia uscito proprio nel 2024. Thriller diretto da Mukunda Micheal Dewill con Mena Suvari, Emile Hirsch, Ryan Phillippe, una storia avvincente nel deserto del Kalahari in cui una giovane coppia rischia la vita. Il film è stato girato proprio nel deserto del Kalahari. Il film è prodotto da Voltage Pictures, Lucky 13 e distribuito da Vertical.

Prey – La grande caccia la trama

Prey – La grande caccia racconta la storia di Andrew e Sue una giovane coppia che è costretta a lasciare la base dei missionari nel deserto del Kalahari dopo esser stati minacciati da una gang di terroristi. Dopo aver salutato tutte le persone del villaggio partono con un piccolo aereo dopo una lunga trattativa con il pilota. Durante il viaggio l’aereo precipita e i sopravvissuti si ritrovano a dover lottare per la loro sopravvivenza minacciata dagli animali selvaggi e dai nemici che popolano la zona.

Sue resta bloccata sotto i resti dell’aereo e Andrew resta con lei mentre gli altri vanno a cercare un riparo. Riusciranno a sopravvivere?

Il Cast

  • Ryan Phillippe – Andrew
  • Mena Suvari – Sue
  • Emile Hirsch – Grun
  • Dylan Flashner – Tyler
  • Tristan Thompson – Max
  • Jeremy Tardy – Thabo
  • Michaela Sasner – Chrissy
  • Hakeemshady Mohamed – Scar

Prey La grande caccia in streaming

Dove vedere Prey La grande caccia in streaming? Da nessuna parte il film è solo in live streaming su Mediaset Infinity e non è disponibile su altri operatori. Non è nemmeno a noleggio e o acquisto. Probabilmente in Italia non era arrivato prima di questo passaggio su Italia 1 e all’estero l’incasso è stato di poche migliaia di dollari.

I migliori anni della nostra vita: trama, cast e dove vedere il film di Claude Lelouch

A distanza di oltre cinquant’anni da Un uomo, una donna, Claude Lelouch torna a raccontare una delle storie d’amore più celebri del cinema francese con I migliori anni della nostra vita (Les plus belles années d’une vie), in onda venerdì 10 luglio in prima serata su Rai 3. Uscito nel 2019, il film riporta sullo schermo Jean-Louis Trintignant e Anouk Aimée, protagonisti del capolavoro che nel 1966 conquistò la Palma d’Oro al Festival di Cannes e due premi Oscar. Più che un semplice sequel, è un racconto sul tempo, sui ricordi e sui legami che resistono anche quando la memoria inizia a svanire.

La trama

Jean-Louis Duroc vive in una casa di riposo e la sua memoria è ormai compromessa dall’età. I ricordi del passato riaffiorano in modo frammentario, riportandolo ai momenti vissuti con Anne Gauthier, la donna conosciuta molti anni prima e con la quale aveva condiviso una storia d’amore intensa ma incompiuta.

Sarà il figlio di Jean-Louis a rintracciare Anne e a convincerla a rivedere il suo antico amore. L’incontro riporta entrambi a confrontarsi con ciò che è stato e con ciò che avrebbe potuto essere, in un viaggio tra presente e passato che intreccia nuove scene con immagini tratte dai film precedenti della saga.

I migliori anni della nostra vita

Il cast

A interpretare ancora una volta i protagonisti sono Jean-Louis Trintignant, nel ruolo di Jean-Louis Duroc, e Anouk Aimée, che torna nei panni di Anne Gauthier. Accanto a loro recitano Monica Bellucci, Souad Amidou, Antoine Sire, Tess Lauvergne e Marianne Denicourt, che completano il cast del film diretto da Claude Lelouch.

Il terzo capitolo di una storia iniziata nel 1966

I migliori anni della nostra vita rappresenta il terzo capitolo della storia di Jean-Louis e Anne, iniziata con Un uomo, una donna nel 1966 e proseguita nel 1986 con Un uomo, una donna oggi. Claude Lelouch sceglie di riportare sullo schermo gli stessi interpreti per raccontare il trascorrere del tempo attraverso i loro volti e le loro emozioni, trasformando il film in una riflessione sulla memoria, sull’amore e sulle occasioni che la vita offre anche quando sembra troppo tardi.

Guida tv venerdì 10 luglio 2026: cosa vedere stasera in tv

Cosa c’è da vedere stasera in tv? La guida tv di venerdì 10 luglio 2026 ci fa scoprire film, serie tv, show, sport e documentari da vedere questa sera in tv, senza dimenticare le piattaforme di streaming con film e serie tv in arrivo. Su Rai 1 Spagna-Belgio, Noi in replica su Rai 2, I migliori anni della nostra vita su Rai 3, L’erede su Canale 5, Prey – La grande caccia su Italia 1. Queste sono solo alcune anticipazioni di quello che potrete trovare nella guida tv di venerdì 10 luglio 2026.

Segui dituttounpop su Google News per restare sempre aggiornato.

Guida Tv venerdì 10 luglio 2026: i primi 9 canali

RaiUno
18.45 Reazione a catena
20.00 Tg 1
20:30 Pre-partita + alle 21 Spagna-Belgio
23.15 Notti mondiali

Rai 2
18.35 Italia chiama America
19.45 Blue Bloods 1×20
20:30 Tg2
21:00 Tg2 Post
21.25 Noi 1×07-08
23.30 Il commissario Lanz 11×06 1a tv

Rai 3
19:00 TG 3
19:30 TG R
20:00 Blob
20.20 Via dei Matti n.0
20.45 Un Posto al sole
21.15 I migliori anni della nostra vita
Dopo una folgorante passione giovanile, Jean-Louis Duroc e Anne Gauthier si sono persi di vista. Ormai anziano, l’ex pilota vive sommerso dai ricordi e confonde il presente. Per aiutarlo, il figlio decide di rintracciare la donna che il padre non ha mai dimenticato, sperando che quel vecchio amore mai spento possa riaccendere la sua memoria.
22.50 Quelli che il cinema
23.15 Amazing Stories

18:45 Avanti un altro
20:00 Tg5
20:35 La ruota della fortuna
21.55 L’erede 1a tv
00.15 TG5
00.35 The Hunting Party 1×01 1a tv

Italia 1
18.20 Studio Aperto
19:30 Hawaii Five-0 4×18
20.30 NCIS 9×12
21:30 Prey – la grande caccia
Una coppia di missionari sopravvive allo schianto dell’aereo che li stava riportando a casa e si trova in balia di bestie feroci nel deserto selvaggio del Kalahari
23.15 Duro da uccidere

Rete 4
19:00 Tg4
19.30 10 minuti
19:50 La promessa
20:30 4 di sera news
21:30 Quarto grado
00.50 Un eroe borghese

La7
18:00 Grantchester
20:00 TgLa7
20:35 Otto e mezzo
21:15 Saturno contro
Di Ozpetek
23.15 I miserabili

Tv8 (Sky 125)
19.20 4 Ristoranti 6×09 Cilento
20.30 Celebrity Chef 3×10 Spatze con Isolde Kostner
21.40 I delitti del BarLume 11 – Sopra la panca
23.35 Sky What’s Next la presentazione dei palinsesti

Nove (Sky 149)
18:00 Little Big Italy 
19:20 Cash or Trash Chi offre di più
21:30 Fratelli di Crozza best of

Guida tv venerdì 10 luglio: le serie tv

In chiaro

  • Rai Premium (ch. 25 dtt 15 TivùSat) ore 21:20 Il commissario Dupin 1×07
  • Giallo (ch. 38 dtt e Tivùsat ) ore 21:10 Soko Kitzbuhel – Misteri tra le montagne 6×07-08
  • Top Crime (ch. 39 dtt e TivùSat 168 Sky) ore 21:15 FBI: Most Wanted 3×07-08

Sky e Novità streaming

  • Sky Atlantic (ch. 111 sat ) ore 21:15 Poker Face 2×03-04 1a tv
  • Sky Serie (ch. 112) ore 21.15 The Miniature Wife 1×09-10
  • Sky Investigation (ch. 113) ore 20:30 Petra 1×01
  • Comedy Central (ch. 129) ore 22 South Park 14×02-15×06-16×05
  • Apple TV: Cape Fear 1×07, Star City 1×08; Sugar 2×04; Silo 3×02
  • HBO Max: Proud 1×05 (polacco)
  • Disney+: Criminal Minds Evolution 4×08

Guida tv venerdì 10 luglio 2026: i film stasera in tv

In chiaro

20 (ch. 20 dtt e TivùSat 151 Sky) ore 21:10 Transformers – La vendetta del Caduto
Megatron è tornato per vendicarsi e Sam è chiamato a salvare la Terra e il destino dell’Universo. Secondo capitolo della saga

Rai 4 (ch. 21 dtt – 10 TivùSat) ore 21:20 Army of One
Durante un’escursione nei boschi dell’Alabama, l’agente speciale Brenner Baker e suo marito Dillon vengono catturati e torturati da una banda di narcotrafficanti. Dillon perde la vita e Brenner viene data per morta, ma in realtà sopravvive ed è pronta a tutto pur di prendersi la sua spietata vendetta sui criminali.

Iris (ch. 22 dtt, 11 Tivùsat 325 Sky) ore 21:15 L’isola dell’ingiustizia-Alcatraz
Da una storia vera. Rinchiuso ad Alcatraz per un reato minore, un uomo subisce una detenzione durissima che culmina in un omicidio. Lo difendera’ un giovane avvocato.

Rai Movie (ch. 24 dtt 14 TivùSat) ore 21:10 Vacanze romane
In visita a Roma, la principessa Anna scappa dal protocollo per vivere un giorno da ragazza comune. Incontra Bradley, giornalista americano ignaro della sua identità. Tra fascino, segreti e scorci della Città Eterna, nasce una storia indimenticabile.

Cielo (ch. 26 dtt 19 Tivùsat 156 Sky) ore 21.10 Elle
Golden Globe 2017 come miglior film straniero e miglior attrice al thriller di Paul Verhoeven con Isabelle Huppert. Una donna inizia un gioco pericoloso per scoprire chi l’ha violentata.

TwentySeven (ch. 27 dtt e Tivùsat 158 Sky) ore 21:15 I signori della truffa
Martin Bishop e’ la mente a capo di un team di hacker, costretto dal governo a recuperare un prezioso decodificatore.

TV2000 (ch. 28 dtt, 18 TivùSat, 157 di Sky) ore 21:05 Yuli Danza e libertà
La vita del ballerino cubano Carlos Acosta

La7 Cinema (ch 29 dtt. e TivùSat 161 Sky) ore 21:20 Joy
Joy brevetta un mocio che la condurrà verso un non facile successo

Cine 34 (ch. 34 dtt e Tivùsat 327 Sky) ore 21:00 L’insegnante balla…con tutta la classe
 La nuova insegnante di ginnastica causa scompiglio in un tranquillo liceo di provincia

Italia 2 (ch. 49 dtt 16 TivùSat 175 Sky) ore 21:15 Esp 2 – Fenomeni paranormali
Cinque studenti di cinema ricevono un video da un misterioso blogger. Cercheranno la verità all’interno di un manicomio.

Sky e novità streaming

  • Cinema Uno (ch. 301) ore 21:15 Black Phone 2
  • Cinema Stories (ch. 302) ore 21:15 Il piacere è tutto mio
  • Cinema Collection (ch. 303) ore 21:15 Sully
  • Cinema Family (ch. 304) ore 21:00 La gang del bosco
  • Cinema Action (ch. 305) ore 21:00 The Equalizer Il vendicatore
  • Cinema Suspense (ch. 306) ore 21:00 Cult Killer
  • Cinema Comedy (ch. 307) ore 21:00 Trafficanti
  • Cinema Romance  (ch. 308) ore 21:00 Corro da te
  • Cinema Drama (ch. 309) ore 21:00 SouthPaw L’ultima sfida
  • Prime Video: Boulevard (francese), The Black Demon
  • Netflix: Ikka, indiano

Temptation Island 2026

Guida Tv venerdì 10 luglio 2026: Show, Sport e documentari

  • Rai 5 (ch 23) ore 21:15 Kilimangiaro
  • La5 (ch.30 dtt 12 Tivùsat 159 Sky) ore 21:10 Temptation Island
  • Real Time (ch. 31 dtt e TivùSat, 160 Sky ) ore 21:40 Io e la mia ossessione 1a tv
  • Food Network (ch. 33, 417 Sky) ore 22 Cucine da incubo Italia
  • Focus (ch 35 dtt 60 Tivùsat 414 Sky) ore 21:25 I tesori perduti dell’antica Grecia
  • Discovery (ch 37 dtt e TivùSat 54, 123 Sky) ore 21:30 La febbre dell’oro: SOS miniere
  • DMAX (ch. 52 dtt, 28 TivùSat, 170 Sky) ore 21:45 Avamposti Uomini in prima linea
  • Mediaset Extra (ch. 55 dtt 17 Tivùsat 163 Sky) ore 21.15 Sarabanda Celebrity
  • Turbo (ch. 59, 419 Sky) ore 22.15 Crash Course con I Carmagheddon
  • Sky Uno (ch. 108 Sat) ore 21.15 4 Matrimoni 8×05
  • Sky Crime (ch. 115) ore 21:05 Cold Case – La verità del sangue
  • History (ch. 116 Sky) ore 21:10 La Guerra degli italiani
  • Sky Documentaries (ch 117) ore 21.15 Italia ’90 Quattro settimane che hanno cambiato il mondo
  • Sky Adventure (ch 118) ore 21:15 Ingegneria estrema
  • Sky Nature (ch 119) ore 21:15 Gran Bretagna selvaggia
  • Sky Arte (ch. 120) ore 21:15 Sugar Man
  • Comedy Central (ch. 129) ore 20.30 Maurizio Battista: Nato il 29 giugno
  • MTV (ch. 131) ore 21:05 Caught in the Act

N.B.: Le programmazioni complete sono sulle guide tv di Rai, Mediaset, Sky, Discovery. Film, Serie Tv e Documentari sempre disponibili in streaming su Netflix, Prime Video, Disney+, Paramount+, Apple TV+, TIMVISION, NowTV/Sky, Mediaset Infinity+.

Christopher Nolan Mania: Sky Cinema dedica una settimana ai film del regista

In vista dell’arrivo nelle sale de L’Odissea, il nuovo film di Christopher Nolan, Sky Cinema dedica una programmazione speciale a uno dei registi più influenti del cinema contemporaneo. Dall’11 al 17 luglio Sky Cinema Collection ospita Christopher Nolan Mania, una rassegna che riunisce otto tra i titoli più rappresentativi della sua filmografia, disponibili anche in streaming su NOW e on demand.

L’iniziativa accompagna l’uscita del nuovo kolossal tratto dal poema di Omero, in programma nelle sale italiane dal 16 luglio, offrendo l’occasione di ripercorrere il percorso artistico del regista britannico attraverso alcuni dei suoi lavori più celebri. Prossimamente (a Natale?) L’Odissea sarà su Sky e NOW.

Christopher Nolan Mania

Gli otto film della rassegna

La programmazione comprende The Prestige, il thriller con Hugh Jackman, Christian Bale e Scarlett Johansson ambientato nel mondo dell’illusionismo, e l’intera trilogia dedicata al Cavaliere Oscuro: Batman Begins, Il Cavaliere Oscuro e Il Cavaliere Oscuro – Il ritorno, che hanno ridefinito il cinecomic moderno.

Spazio anche ai film che hanno consacrato Nolan come uno degli autori più originali del cinema contemporaneo: Inception, con Leonardo DiCaprio protagonista di una missione nei sogni; Interstellar, il viaggio spaziale con Matthew McConaughey; Tenet, costruito attorno al concetto dell’inversione del tempo; e Dunkirk, racconto della celebre evacuazione delle truppe alleate durante la Seconda guerra mondiale.

Un percorso nel cinema di Christopher Nolan

Con questa iniziativa Sky Cinema propone un viaggio attraverso alcune delle opere che hanno caratterizzato la carriera del regista, capace di passare dalla fantascienza ai film di guerra, dai thriller psicologici ai cinecomic senza rinunciare a una forte identità autoriale. La rassegna sarà disponibile dall’11 al 17 luglio su Sky Cinema Collection, in streaming su NOW e on demand.

L’Odissea di Christopher Nolan: trama, cast e tutto sul nuovo film

Tra i film più attesi del 2026 c’è L’Odissea, il nuovo kolossal diretto da Christopher Nolan, che arriva nelle sale italiane il 16 luglio. Dopo il successo di Oppenheimer, il regista premio Oscar affronta per la prima volta uno dei più celebri poemi della letteratura mondiale, trasformando il viaggio di Ulisse in una grande avventura cinematografica girata con tecnologie IMAX e un cast internazionale.

Prodotto da Universal Pictures, il film rappresenta una delle produzioni più ambiziose della carriera del regista e porta sul grande schermo una rilettura del poema di Omero fedele allo spirito epico dell’opera, ma raccontata con il linguaggio cinematografico che ha reso Nolan uno degli autori più apprezzati degli ultimi decenni. Girato tra Marocco, Sicilia, Grecia, Scozia e altri luoghi del Mediterraneo, L’Odissea è stato realizzato utilizzando nuove tecnologie IMAX sviluppate appositamente per la produzione. Come già accaduto con Dunkirk, Tenet e Oppenheimer, Christopher Nolan ha privilegiato effetti pratici e riprese in esterni, limitando il ricorso alla computer grafica.

La trama

Il film racconta il lungo viaggio di Ulisse, re di Itaca, nel tentativo di tornare a casa dopo la guerra di Troia. Un percorso costellato di prove, incontri e pericoli che lo porteranno a confrontarsi con creature leggendarie, divinità e ostacoli apparentemente insuperabili, mentre a Itaca la moglie Penelope e il figlio Telemaco attendono il suo ritorno.

L'Odissea

Il cast: chi interpreta i protagonisti dell’epopea di Omero

Per L’Odissea, Christopher Nolan ha riunito uno dei cast più prestigiosi degli ultimi anni. Matt Damon interpreta Ulisse (Odisseo), il re di Itaca protagonista del lungo viaggio di ritorno dopo la guerra di Troia, mentre Tom Holland veste i panni di Telemaco, il figlio che intraprende un proprio percorso alla ricerca del padre.

Anne Hathaway interpreta Penelope, la moglie di Ulisse che attende il suo ritorno a Itaca resistendo alle pressioni dei Proci, mentre Zendaya è Atena, la dea della saggezza che protegge e guida l’eroe durante il suo viaggio.

Tra gli altri ruoli confermati figurano Charlize Theron nei panni della maga Circe, Lupita Nyong’o in quelli di Clitennestra, Benny Safdie come Agamennone e Jon Bernthal nel ruolo del re Menelao.

Fanno parte del cast anche Robert Pattinson, Mia Goth, John Leguizamo, Corey Hawkins, Cosmo Jarvis, Himesh Patel, Samantha Morton, Jesse Garcia, Will Yun Lee, Rafi Gavron, Shiloh Fernandez, Maurice Compte e Jimmy Gonzales.

Quando esce in Italia

L’Odissea arriva nelle sale italiane il 16 luglio, in contemporanea con la distribuzione internazionale. Il film rappresenta uno degli eventi cinematografici più importanti dell’estate ed è già considerato uno dei principali candidati ai premi della prossima stagione cinematografica. In Italia però sono poche le sale Imax disponibili.

A New Dawn: trama e perché il nuovo anime è uno degli eventi dell’estate

Dal 23 al 29 luglio arriva nelle sale italiane come evento speciale A New Dawn, il nuovo film d’animazione distribuito da Animagine, la collana cinematografica nata dalla collaborazione tra Dynit e Adler Entertainment dedicata agli anime contemporanei e ai grandi classici. Presentato in concorso alla 76ª Berlinale e premiato con il Premio della Giuria nella sezione Contrechamp al Festival di Annecy, il lungometraggio segna l’esordio alla regia di Yoshitoshi Shinomiya, animatore noto per aver realizzato i suggestivi flashback di Your Name.

Con uno stile visivo che unisce animazione 2D disegnata a mano, stop motion, clay animation e acquerelli, A New Dawn affronta temi come la trasformazione del paesaggio, la memoria e il difficile equilibrio tra progresso e tradizione, raccontando una storia di formazione ambientata in una cittadina costiera del Giappone.

La trama di A New Dawn

La vicenda ruota attorno a Keitaro Obinata, cresciuto nella storica fabbrica di fuochi d’artificio della sua famiglia, destinata però a essere demolita a causa di un progetto di riqualificazione urbana. Il ragazzo sogna di completare lo Shuhari, uno spettacolare fuoco d’artificio ideato dal padre prima della sua misteriosa scomparsa.

Quando Kaoru, l’amica d’infanzia trasferitasi a Tokyo, torna nel paese natale dopo quattro anni, ritrova un luogo profondamente cambiato. La foresta ha lasciato spazio a un’enorme distesa di pannelli solari, la baia si sta prosciugando e la fabbrica che ha segnato la loro infanzia è ormai vicina alla chiusura definitiva. Insieme a Sentaro, fratello maggiore di Keitaro, i tre decidono di tentare un’impresa che sembra impossibile: completare e lanciare lo Shuhari prima che quel mondo venga cancellato per sempre.

A New Dawn

Un anime che riflette sul rapporto tra progresso e memoria

L’idea del film nasce da un episodio vissuto personalmente dal regista Yoshitoshi Shinomiya. Durante un viaggio in auto, il figlio scambiò per il mare una vasta distesa di pannelli solari che riflettevano la luce del sole. Da quell’immagine è nata una riflessione sulle trasformazioni del Giappone dopo il terremoto e lo tsunami del 2011, tra ricostruzione, sviluppo economico e perdita dei paesaggi tradizionali.

A New Dawn affronta così temi come la cementificazione, la gentrificazione e il rapporto tra uomo e ambiente senza rinunciare alla dimensione emotiva del racconto, mettendo al centro il legame con i luoghi dell’infanzia e il valore della memoria collettiva.

Un riconoscimento internazionale prima dell’arrivo in Italia

Prima dell’uscita italiana, A New Dawn ha già ottenuto importanti riconoscimenti nei principali festival cinematografici dedicati all’animazione. Il film è stato presentato in concorso alla 76ª Berlinale e ha conquistato il Premio della Giuria nella sezione Contrechamp del Festival Internazionale del Film d’Animazione di Annecy, uno dei più prestigiosi appuntamenti del settore.

Quando esce al cinema

A New Dawn sarà distribuito nelle sale italiane dal 23 al 29 luglio come evento speciale grazie ad Animagine, la rassegna cinematografica nata dalla collaborazione tra Dynit e Adler Entertainment, dedicata ai migliori film d’animazione giapponese.

Seveso – Il disastro della diossina: HBO Max annuncia la docuserie

A cinquant’anni dal disastro di Seveso, HBO Max porta sullo schermo una delle pagine più drammatiche della storia italiana. La piattaforma ha annunciato la docuserie originale Seveso – Il disastro della diossina, una produzione in tre episodi che ripercorre la vicenda dell’incidente avvenuto il 10 luglio 1976 all’ICMESA, destinato a diventare uno dei più gravi disastri chimico-ambientali mai provocati dall’uomo. La serie sarà disponibile prossimamente in esclusiva su HBO Max.

La nuova produzione ricostruisce non solo la dinamica dell’incidente, ma anche le conseguenze ambientali, sanitarie e sociali che hanno segnato il territorio della Brianza e l’intero Paese. Attraverso documenti, testimonianze e un racconto che intreccia cronaca e memoria, la docuserie affronta un evento che ha cambiato il modo di guardare alla sicurezza industriale e alla tutela dell’ambiente.

Il disastro che ha cambiato la storia ambientale italiana

Il 10 luglio 1976 un incidente nello stabilimento chimico ICMESA di Meda, controllato da una multinazionale svizzera, provocò il rilascio nell’atmosfera di una grande quantità di diossina, una sostanza allora poco conosciuta ma altamente tossica. Nei giorni successivi emersero le gravi conseguenze della contaminazione su persone, animali e territorio, mentre le autorità e i vertici dell’azienda furono accusati di aver inizialmente sottovalutato la portata dell’accaduto.

La docuserie ripercorre le fasi dell’emergenza, le difficoltà nella gestione della crisi e le ripercussioni che il disastro ebbe negli anni successivi, ricordando come la tragedia di Seveso abbia contribuito a cambiare la legislazione europea in materia di sicurezza industriale e prevenzione dei rischi ambientali.

Una docuserie in tre episodi

Seveso – Il disastro della diossina è una produzione originale HBO Max realizzata da Fandango in associazione con Feltrinelli. La serie è prodotta da Domenico Procacci e Laura Paolucci, mentre la sceneggiatura è firmata da Chiara Battistini, Matteo Liuzzi, Niccolò Martin e Fabio Ragazzo. La regia è affidata alla stessa Chiara Battistini.

Il progetto nasce dal podcast Seveso – La Chernobyl d’Italia, produzione originale Audible, trasformando il racconto audio in una docuserie che approfondisce uno degli eventi più significativi della storia italiana del secondo dopoguerra.

Seveso
Seveso – tecnici controllano zona A

Quando esce su HBO Max

HBO Max ha annunciato Seveso – Il disastro della diossina il 9 luglio 2026, alla vigilia del cinquantesimo anniversario della tragedia. Al momento la piattaforma non ha ancora comunicato una data di debutto precisa, limitandosi a confermare che la docuserie sarà disponibile prossimamente, in esclusiva su HBO Max.

Riv4li – Un’ultima avventura, una puntata speciale tra realtà e finzione

È disponibile ora sul canale YouTube di Netflix Italia RIV4LI – Un’ultima avventura, una puntata speciale che ci riporta per l’ultima volta nel mondo dell’amata serie per ragazzi e ragazze creata da Simona Ercolani. Una puntata speciale che quindi non sarà su Netflix ma soltanto su YouTube e che nasce da una lettera che una tredicenne francese ha mandato a Netflix per raccontare il suo legame con la serie tv italiana.

RIV4LI – Un’ultima avventura

Durante l’ultima estate prima delle superiori, Terry (Kartika Malavasi), Claudio (Samuele Carrino), Paolo (Duccio Orlando) e Alessio (Joseph Figueroa) partono per Tolosa, dove Alessio parteciperà al suo primo festival del fumetto. L’incertezza di Alessio e la perdita del fumetto scatenano tensioni e incomprensioni che dividono il gruppo. Sarà il ritrovamento di una lettera scritta da una ragazza francese, Hailé, che esprime il desiderio di trovare amici, e la ricerca di questa ragazza che riuniranno il gruppo.

La storia vera

Quest’ultimo episodio speciale nasce da una storia vera, ovvero dalla lettera che Hailé, tredicenne di Tolosa, ha spedito a Netflix, in cui raccontava il suo legame con la serie e con i suoi protagonisti. Da qui la decisione di risponderle e dedicarle un episodio extra, ispirato proprio alle sue parole, girato con alcuni degli attori della serie e prodotto da Stand By Me. Hailé, protagonista di una sorpresa da parte del cast, che è volato a casa sua, ha preso parte anche all’episodio con un cameo.

L’intera avventura delle riprese dell’episodio speciale sarà documentata in un vlog in uscita domenica 12 luglio, sempre sul canale YouTube di Netflix Italia.

Cos’è Riv4li

RIV4LI è la serie TV per ragazzi e ragazze creata da Simona Ercolani e ambientata nello stesso mondo narrativo di DI4RI. La serie esplora i conflitti e le scoperte della preadolescenza: i primi amori, la costruzione della propria identità, la forza dell’amicizia, le dinamiche del bullismo e i pregiudizi che decretano chi è dentro o fuori dal “gruppo”.

RIV4LI sono i protagonisti della serie, divisi inizialmente in due gruppi contrapposti. Siamo a Pisa, nella Terza D della scuola media Montalcini: gli Insiders, guidati dal ragazzo più popolare della scuola Claudio (Samuele Carrino) e dal suo migliore amico Dario (Edoardo Miulli), si scontrano con gli Outsiders, capitanati dalla nuova arrivata Terry (Kartika Malavasi). Quando la scuola sarà divisa da un vero muro, Insiders e Outsiders dovranno abbattere le barriere fisiche e relazionali che li separano. Nel cast anche Lorenzo Ciamei (Luca), Eugenia Cableri (Sabrina), Melissa Di Pasca (Marzia), Joseph Figueroa (Alessio), Duccio Orlando (Paolo), Andrea Arru (Pietro).

Palinsesti Mediaset 2026-2027: da Milo Infante alle fiction, tutte le novità della nuova stagione

La continuità resta il filo conduttore della stagione televisiva 2026-2027 di Mediaset, ma non mancano novità destinate a rafforzare l’offerta delle tre reti generaliste. Nel corso della presentazione dei palinsesti, Pier Silvio Berlusconi ha ribadito la volontà del gruppo di continuare a investire nei contenuti, definendo la televisione italiana “un benchmark a livello europeo” e sottolineando come l’obiettivo sia quello di proporre prodotti capaci di rinnovare il palinsesto senza rinunciare ai programmi che negli ultimi anni hanno consolidato il rapporto con il pubblico.

Canale 5 continuerà a puntare su fiction, grandi show ed eventi musicali, Italia 1 rafforzerà la propria identità tra cinema, intrattenimento e sport, mentre Rete 4 allargherà ulteriormente l’offerta informativa con l’arrivo di Milo Infante e nuovi programmi di approfondimento.

Canale 5 tra grandi show, reality e appuntamenti evento

L’intrattenimento resta il cuore della programmazione dell’ammiraglia Mediaset. Tornano infatti i principali format che caratterizzano da anni la rete, da Grande Fratello Vip, confermato con la stessa squadra dell’ultima edizione, a Tu sì que Vales, Amici, C’è posta per te, Temptation Island, Zelig, Chi vuole essere milionario – Il torneo, Scherzi a Parte e TIM Battiti Live nelle sue edizioni stagionali.

Tra le novità spicca il ritorno de L’Isola dei Famosi, che si presenterà con una formula rinnovata e la conduzione di Selvaggia Lucarelli, scelta anche come opinionista del Grande Fratello Vip. Debutteranno inoltre il nuovo game show affidato a Michelle Hunziker, Il Club dell’1%, adattamento del format internazionale dedicato ai quiz, ed El Desafío, celebrity show già affermato in Spagna che metterà personaggi famosi di fronte a prove fisiche e mentali.

La rete continuerà inoltre a investire negli show evento. Tra quelli annunciati figurano This Is Me, ancora una volta con Maria De Filippi e Silvia Toffanin, La Ruota dei Campioni, Taratatà, Dive, dedicato alle grandi interpreti della musica italiana, Torno a Natale con Giorgio Panariello e un nuovo spettacolo di Pio e Amedeo.

La musica sarà protagonista della stagione

Anche nella prossima stagione Canale 5 dedicherà ampio spazio ai grandi eventi musicali. In autunno sono previsti gli speciali con Irama, Achille Lauro, Emma e Giorgia, ai quali si aggiungerà Una storia importante, la serata che accompagnerà la tappa conclusiva del tour mondiale di Eros Ramazzotti.

Confermati anche Il Volo – Tutti per Uno e il tradizionale concerto di Natale del trio, che vedrà la partecipazione di ospiti come Arisa, Noemi e Malika Ayane. Nel corso della stagione arriveranno inoltre Viva Napoli!, guidato da Gigi D’Alessio, il nuovo show Gigi e Vanessa insieme, con Vanessa Incontrada, Un Paese, mille canzoni, con la partecipazione dei Pooh, e una nuova edizione di Super Karaoke, confermando la musica come uno dei pilastri dell’intrattenimento della rete.

Io Canto Family

Preserale, access

Dopo gli ottimi risultati ottenuti negli ultimi mesi, La Ruota della Fortuna resta saldamente nell’access prime time di Canale 5. Il preserale si arricchirà invece con una rotazione di titoli che comprende The Wall, Avanti un altro!, Caduta Libera e il ritorno di due format storici come Passaparola e Ok! Il prezzo è giusto.

Anche l’informazione manterrà uno spazio importante nella seconda serata dell’ammiraglia. Torna infatti Risiko, con Federico Rampini, mentre da gennaio debutterà un nuovo programma di approfondimento condotto da Bianca Berlinguer.

Le fiction

Torna Viola come il mare, con la terza stagione sempre con Francesca Chillemi ma con Rodrigo Giurao Diaz al posto di Can Yaman, anche questa volta uscirà prima su Mediset Infinity e poi su Canale 5. Tornerà Sabrina Ferilli con A Testa alta e ci sarà una seconda stagione di Una nuova vita con Anna Valle.

Vanessa Incontrada sarà protagonista di Erica, in tre serate, e Un Mondo bellissimo in 4 serate; arriverà finalmente Alex Bravo con Marco Bocci in sei serate (pronto da tempo e che già doveva uscire la stagione precedente), Can Yaman sarà protagonista de Il labirinto delle farfalle. E poi Madre Terra con Cristiano Caccamo, un tv movie su Carlo Acutis Il mio nome è Carlo con Samuele Carrino che uscirà probabilmente a ottobre nell’anniversario del ventennale della morte. Ci sono nuovi progetti per Raoul Bova e Gabriel Garko in corso di definizione.

Italia 1 conferma cinema, intrattenimento e sport

Italia 1 prosegue nel solco degli ultimi anni confermando Le Iene, Le Iene Inside, Zelig On, con Paolo Ruffini, Ale & Franz, e Sarabanda Celebrity, che tornerà con una nuova edizione.

Il cinema continuerà a occupare una parte centrale della programmazione con titoli come Wicked, Dune – Parte Due e Wonka, mentre sul fronte sportivo la rete trasmetterà la Coppa Italia, la Supercoppa Italiana e, tra le principali novità della stagione, anche le Nitto ATP Finals, appuntamento che rafforza ulteriormente la presenza del tennis nell’offerta Mediaset.

Rete 4 amplia l’offerta informativa

Le principali novità di Rete 4 riguardano l’informazione. L’arrivo di Milo Infante rappresenta uno dei cambiamenti più significativi dei nuovi palinsesti: il giornalista condurrà un nuovo programma settimanale in prima serata e Ore 11, appuntamento quotidiano in onda dal lunedì al venerdì.

Restano confermati Quarta Repubblica, Fuori dal Coro, Dritto e Rovescio, Quarto Grado, Zona Bianca ed È sempre Cartabianca, che dalla prossima stagione si sposterà al mercoledì lasciando il martedì al nuovo progetto di Infante.

Tra le novità trova spazio anche Giganti – I protagonisti della storia, programma di Toni Capuozzo dedicato alle figure che hanno segnato la storia contemporanea. Cambia anche l’access prime time: 4 di Sera resterà in onda dal lunedì al giovedì, mentre dal venerdì alla domenica arriverà Real Politik, affidato a Tommaso Abate.

Le parole di Pier Silvio Berlusconi

Nel corso della presentazione dei palinsesti, Pier Silvio Berlusconi ha ribadito la strategia editoriale del gruppo, sottolineando la volontà di continuare a investire sulla televisione generalista e sulle produzioni originali. Il manager ha definito La Ruota della Fortuna il programma “che ha cambiato i destini della tv italiana”, indicando nei grandi show evento un investimento capace di portare nuovo pubblico e valore a Canale 5.

Berlusconi ha inoltre evidenziato il ruolo centrale dell’informazione all’interno dell’offerta Mediaset, definendola uno degli elementi distintivi dell’azienda, e ha ribadito che, a differenza di altri gruppi televisivi europei, MFE intende continuare a investire sui contenuti e sulla qualità dei propri prodotti, mantenendo la televisione generalista al centro della propria strategia.