Perché La La Land fa da spartiacque al cinema e al musical di oggi

Perché La La Land fa da spartiacque al cinema e al musical di oggi. Un film necessario.

Non si fa altro che dire che la tv è il nuovo cinema. Ma il cinema quindi a che punto è? E’ defunto o c’è ancora speranza? La La Land, il film di Damien Chazelle che ha aperto #Venezia73, soprattutto alla seconda visione, si dimostra un prodotto audiovisivo necessario per i nostri giorni. Ci voleva un musical che fosse meno musical e più musicale, sulla scia di Whiplash, precedente lavoro del regista così giovane e già così metodico e preparato (ha solo 31 anni). Ci voleva un musical che potesse essere apprezzato anche da chi i musical non li mastica, poiché finita la fantasia e il sogno dei due protagonisti aspiranti artisti non si canta più, o meglio si canta poco, e solo quando si vive nel ricordo di ciò che è stato.


Un musical che fin dal trailer sembrava un film degli anni ’50 ed invece è ambientato ai giorni nostri, con la suoneria del cellulare che interrompe un agognato bacio dopo una sequenza di tip tap. Una pellicola – termine non casuale – ambientata oggigiorno ma che ricalca e soprattutto celebra la Hollywood degli anni d’oro, per poi ricordarci – nella seconda metà del film, dove non si balla più – che la vita vera è un’altra cosa. Questo connubio così attuale e così funzionale di romanticismo all’ennesima potenza e amarezza che profuma di realistico sembra essere la giusta commistione per raccontare questa storia d’altri tempi ma in fondo proprio di ora e adesso.

La La Land e tutti i vincitori dei Golden Globes 2017

Il personaggio di John Legend fa un appassionato discorso meta-testuale sul jazz che è morto per colpa delle persone come Sebastian (Ryan Gosling), che guardano al passato ma non sanno adattarsi al futuro, essere rivoluzionari come lo sono stati i grandi per poter andare avanti, invece di rimpiangere costantemente ciò che è stato. Che è ciò che ha fatto la tv con Netflix e i servizi on demand, da esempio, che è ciò che devono fare tutte le forme artistiche per sopravvivere all’estinzione culturale: non aver paura di sperimentare e cambiare, di evolversi in qualcosa di new and improved. Chiunque abbia a che fare con materie umanistiche e percorsi artistici, come può non immedesimarsi nelle parole di Mia (Emma Stone) quando ha paura di rischiare con l’ennesimo provino dopo il fallimentare one woman show teatrale auto-prodotto, perché “forse fa un po’ troppo male”?

Damien Chazelle dimostra una meticolosità quasi autistica nel trattare ogni dettaglio, ogni primo piano, ogni fotogramma, ogni colore con estrema cura e attenzione. Nulla viene lasciato al caso nel mondo di La La Land, in cui lo spettatore deve canticchiare coi protagonisti a fine visione, mentre gli addetti ai lavori dovrebbero domandarsi cosa potrebbero imparare dal film.

Il cinema deve imparare a osare di nuovo, per reinventare la settima arte, come ha sempre saputo fare, invece di adagiarsi su schemi e prodotti riconosciuti, solidi e più sicuri anche economicamente. Quindi perché non farlo a tempo di jazz?

La nostra recensione di La La Land

La La Land sarà nelle sale italiane dal 26 Gennaio 2017 su distribuzione 01 Distribution.