Recensione Sausage Party: esistono limiti all’animazione?

recensione sausage party

Recensione Sausage Party: la strana storia di Seth Rogen che proclama la libertà del cinema d’animazione

Il codice Hays è il nome con cui si indicavano una serie di principi applicati negli anni Trenta al cinema classico americano; attraverso di essi, si stabiliva cosa era possibile mostrare e cosa no nelle sale. Nel cinema d’animazione occidentale, è sempre esistito un codice Hays invisibile ma onnipresente: ci sono argomenti che i disegni animati possono raccontare e altri considerati quasi intoccabili. Sausage Party – Vita segreta di una salsiccia, ultimo film nato dalle menti “distorte” di Seth Rogen e Evan Goldberg, rappresenta la completa distruzione di qualunque legge imposta all’animazione.


La sinossi è molto elementare. Frank desidera vivere con la sua amata Brenda, e per farlo si servirà dell’aiuto di quelli che loro chiamano dèi. Una trama del più classico dei plot, se non fosse che Frank è una salsiccia, Brenda una “panina”, e le divinità siamo noi umani, compratori di un qualunque supermercato.

Possenti titoli ci avevano dimostrato che l’animazione può essere riservata ai soli adulti: Anomalisa, Persepolis, Valzer con Bashir, sono solo alcuni dei molti film in cui è evidente la duttilità dei disegni animati e la loro capacità di saper narrare la violenza, le problematiche e le ansie moderne, tanto quanto – se non meglio – dei film dal vero. Cosa cambia con Sausage Party?

Seth Rogen ha l’abilità di giocare con la percezione che tutti noi abbiamo del disegno: inconsciamente, un determinato tratto, colore e animazione ci prepara a uno specifico tipo di racconto. Ed è proprio questo che rende Sausage Party completamente disturbante: “Quelli sono i colori della Pixar, quei personaggi non possono dire parolacce, essere razzisti o fare del sesso animalesco”, potrebbe urlare qualcuno uscendo dalla sala.

La pellicola inizia con una canzone di tradizione e compositore disneyano (Alan Menken, autore de La Sirenetta e La Bella e la Bestia, sembra fare il verso a se stesso con la canzone “The Great Beyond”) e un’atmosfera di gioia e serenità invade i labirintici scaffali di un supermarket. Il cibo definisce il mondo esterno con l’appellativo di “grande oltre”, un luogo paradisiaco dove gli umani e il cibo vivono felicemente in simbiosi. Peccato che questa sia solo una leggenda, o meglio un mito. Un mito (americano) narrato di generazione in generazione per evitare il panico e la disperazione; una bella storia per fuggire dalla realtà, proprio il compito che per anni ha incatenato i film animati.

Accanto ai due protagonisti, trovano posto una serie di alimenti diversi per nazionalità, abitudini e orientamento sessuale che si scontreranno portando alla luce il politicamente scorretto alla base del film: tra questi, un bagel (ebreo) e un lavash (musulmano) convinti che “sullo scaffale non c’è posto per tutti e due”. Dopo l’ennesimo doppio senso, abbiamo l’impressione che, pur di essere così sfrontato, il cibo di Rogen ha perso l’occasione di portare avanti alcune buone tematiche presenti nella pellicola.   

Nel complesso più scandaloso che provocatorio, Sausage Party è una grande marcia del demenziale, nel senso buono del termine (vedi South Park), che non vuole fermarsi a riflettere sul mondo ma vuole solo deriderlo e dissacrarlo fino all’estremo.

Sausage Party – Vita segreta di una salsiccia uscirà nelle sale italiane il 31 Ottobre 2016 distribuito da Sony Pictures.