Maps To The Stars, nuovi deliri mentali per David Cronenberg

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David Cronenberg sceglie la vetrina del Festival di Cannes per presentare Maps to The Stars, il suo nuovo lungometraggio, che da una settimana è già sbarcato nei cinema italiani. Controverso, deciso e dal grande impatto visivo, Cronenberg con Maps to the Stars torna dietro la macchina da presa raccontando una vicenda dalle mille sfaccettature, che non dimentica la sua poetica, ma soprattutto il genio del regista torna più florido dopo l’asettico ed inconcludente Cosmopolis. Certo la release di Maps to the Stars non ha superato aspettative prefissate, ma nonostante tutto il lungometraggio ha lasciato libera interpretazione al pubblico aprendo al dibattito grazie alle sue infinite chiavi di lettura.

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La vicenda è ambientata nel mondo competitivo e luccicante di Hollywood. Tre storie infatti si intrecciano fra di loro fino ad arrivare ad un finale spiazzante che lascia il pubblico sconvolto ed anche un po’ deluso. La famiglia Weiss si sta affermano nel mondo della cinematografia grazie alle doti del figlio più piccolo, Benjiamin (Evan Bird), che spinto dalla madre (Olivia Williams) riesce ad entrare in una produzione cinematografica di grande respiro. Ma il ragazzino è inquieto e questo suo carattere schivo, si ripercuote all’interno del menage familiare dove il padre (John Cusack) a fatica cerca di tenere a bada. La famiglia Weiss nasconde comunque un terribile segreto che inevitabile verrà alla luce quando la giovane Agatha (Mia Wasikowska), tornerà nelle loro vite. La ragazza che sogna Hollywood insieme al belloccio  Jerome (Robert Pattinson), lavorerà come assistente personale di un’attrice ad un passo da una crisi esistenziale (Julianne Moore).

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Presente e passato si mescolano dunque in una pellicola di non facile fruizione, che nel cercare di stupire il pubblico, mette in scena una storia perversa, inquietante che minuto dopo minuto si complica sempre più, e solo dopo un drammatico colpo di scena finale, Cronenberg decide di sollevare il velo oscuro che aleggia su tutti i personaggi. Tra il grottesco ed il drama familiare, il regista racconta vizi, gioie e poche virtù del mondo di Hollywood. Tra giochi di potere, perversioni mentali, droghe e contratti scellerati, Maps to The Stars, si prefigge solo il compito di inanellare una vicenda complessa per far perdere allo spettatore il filo del discorso, espediente usato per mettere però sotto l’occhio indagatore tutti i personaggi. Chi più chi meno infatti ha una storia alle spalle molto drammatica e le scelte fatte in passato, ricadono su un presente ancora più torbido, competitivo e malato. In sapore d’incesto la storia dei Weiss che nel suo piccolo ha un suo filo logico, invece strana  quasi inconcludente è quella di Julianne Moore. Nonostante l’attrice è in un completo stato di grazia ormai a suo agio nel ruolo di MILF psicotica, qui in Maps to the Stars, il suo personaggio prende spazio nel racconto ma non si riesce a capire il vero collegamento con tutto l’impianto narrativo.

Pecca quindi di superiorità il regista de la Mosca, Il demone Sotto la pelle ed Existenz, che decide di tralasciare i suoi deliri onirici, per un film incompleto, che stravince per ambientazione e cast ma, in fin dei conti, lascia solo scompenso ed un grande vuoto nel cuore. Meritata la vittoria al festival della grande Julianne Moore, ma per il resto Maps to The Stars, sarà un lungometraggio che forse sarà apprezzato solo dai veri fan del regista, ora non al top della sua carriera.