Madonna a Torino: noi c’eravamo

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chiusura dello show

Misure di suicurezza imponenti, ore di attesa, una città invasa.
Ecco Torino colpita dal ciclone Madonna

Il Rebel Heart tour di Madonna è già un ricordo indelebile per le oltre 30.000 persone che hanno “invaso” Torino nei quattro giorni nei quali la Regina è stata in città.

Raccontare uno show di Madonna non è mai facile perché, se vai da addetto ai lavori spesso ne parli in maniera fredda e distaccata incensandola, più per non offendere o scontentare case discografiche, uffici stampa ecc.

Se sei un fan non sarai mai obiettivo e il commento più lontano da pazzesca sarebbe favolosa.

Cercherò a questo punto di fingere di essere un addetto ai lavori e non un addicted della Queen per raccontarvi cosa ho visto.

Partiamo dalle misure di sicurezza che erano potenziate al massimo, ma il clima non era di “ansia”, ma di reazione e di ancor maggiore voglia di vivere la serata in modo leggero e divertente.

Nella data in cui ero lì – la seconda secondo cartellone, ma la prima annunciata e messa in vendita lo scorso 10 marzo – è entrata in scena con un discreto ritardo, ma un concerto che inizia puntuale è un po’ noioso non trovate? In fondo l’attesa fa parte del gioco.

Tutti si lamentano, ma è anche divertente condividere ricordi e considerazioni: nascono amicizie profonde e senza fine che, come si spengono luci … sono finite!

Partita la prima nota di “Iconic”, Madonna ha iniziato la festa! Questo show era una vera festa con lei ironica, divertita, divertente come non l’avevo mai vista in nessuno degli show che ha tenuto negli ultimi quindici anni – ovvero da quando ho visto il Drowned World Tour a Milano -.

Sullo show c’è poco da dire se non che era come sempre perfetto. Lei sa come incantare il pubblico. Sa celebrare se stessa senza essere sfacciatamente ego riferita.

Le immagini delle sue evoluzioni di stile, gli art work dei fan che lei “scova” e pubblica su Instagram – e che erano in mostra a Torino in quei giorni, come vi avevamo già detto – il video di “Ghosttown” che diventa quello di “Messiah”, fanno da sfondo e da scenografia nel mega videowall.

Il Palco si alza a 45 gradi per diventare quasi una rampa da Skaters, ci sono i temi classici, ma ogni volta spinti un gradino più avanti: la religione, che mai come ora unisce e divide, l’era d’oro della Broadway degli anni del proibizionismo, l’ingresso di Living for Love e il look da torera, il momento gipsy, declinato in stile più messicano con chiari riferimenti a Frida Kahlo di cui Madonna è collezionista e amante, il sesso e la libertà di espressione, la libertà di essere ciò che si è senza pregiudizi o barriere, non importa se etero o gay.

La scaletta come sempre travolgente era in buona parte incentrata su “Rebel heart”, ma aveva anche un respiro antologico e, cosa che normalmente non accade, subiva qualche variazione – la sera del 21 ha tolto “Who’s That Girl” e ha inserito “Secret” e “Ghosttown”. Lei non si è risparmiata un attimo. La resa acustica era molto buona e le dimensioni più ristrette rispetto ai grandi stadi hanno giocato a suo favore.

Se Madonna ha sempre dato un’immagine distaccata e perfezionista questa volta ha conquistato tutti con le chiacchiere le battute e il suo italiano non perfetto, ma adorabile!

Il palazzetto è venuto giù quando, dopo aver cantato “True Blue”, la Signora ha salutato con un italianissimo:“Mamma mia che cazzo!!” L’Italia, oltre che nelle chiacchiere e nella bandiera indossata durante il finale di Holiday, era presente con la sua creatività, come ha ricordato lei stessa.

Infatti i suoi abiti erano parte integrante dello spettacolo e, a parte quelli del primo blocco creati da Aelxander Wang con la supervisione dalla storica costumista Arianne Phillips, durante lo show ha indossato creazioni di Fausto Puglisi, Jeremy Scott per Moschino, Prada e Alessandro Michele per Gucci.
Quando la vedi live capisci perché lei è l’unica vera Regina del Pop!

 

 

Secondogenito e gemelli: questo la dice lunga sul mio carattere. “Ottantologo”, Pop addicted,nel corso degli anni ho collaborato con diverse testate, tra cui L@bel, Progress e Aut. La moda è la mia passione più grande perché è cultura, è visione sociologica della vita e del mondo. La Rete è la mia seconda casa. Sono dieci anni che il mio avatar è Psikiatria80, nome del mio primo blog, ma anche di tutti i miei profili sui tanti social network.