Recensione Captain Fantastic: la vita secondo Matt Ross – #RomaFF11

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Recensione Captain Fantastic: la vita, la morte, la famiglia e la società secondo Matt Ross alla Festa del Cinema di Roma 2016

Tutti consideriamo i nostri genitori – specialmente nostro padre – dei supereroi da piccoli. Poi quando arriva l’età della consapevolezza capiamo che essi non sono perfetti ma anzi sbagliano e hanno paura proprio come noi, crollano così le nostre certezze e si forma in noi una nuova consapevolezza. Chissà se avrà pensato a questo Matt Ross titolando il suo ultimo lavoro registico Captain Fantastic, presentato in selezione ufficiale e nella sezione parallela Alice nella città alla Festa del Cinema di Roma 2016.

Viggo Mortensen interpreta Ben, un padre di famiglia anti-convenzionale: di comune accordo con la moglie (Erin Moriarty), cresce i sei figli nella foresta, dando loro nomi inventati e quindi unici al mondo, sia con un addestramento fisico “estremo” sia con un’educazione “casalinga”. Assieme affrontano scalate sulle impervie montagne e cacciano per procacciarsi il cibo, così come insegna loro attorno al fuoco le nozioni più importanti tanto della storia americana quanto della filosofia orientale, senza dimenticare il lato musicale, artistico e creativo, in modo da rendere la prole consapevole e autocritica su ciò che la circonda fin dalla tenera età. Il padre parla loro sempre in maniera onesta e non fa distinzione di terminologia o concetti in base all’età; nemmeno quando si tratta di argomenti “scomodi” o difficili da spiegare a dei bambini piccoli: il sesso, la politica, la malattia mentale della madre che la porta purtroppo al suicidio.

E’ così che a un quarto del film che inizia un road movie fra i più originali degli ultimi anni: la stramba famiglia si dirige al funerale della genitrice per porgerle l’ultimo saluto e rispettare le sue ultime volontà. Un viaggio ovviamente metaforico oltre che fisico, ma qui dalla valenza anche familiare, a metà strada fra la bizzarria di Little Miss Sunshine (sono anche loro in un camper, chiamato “Steve”) e la drammaticità de Il nostro ultimo (lo svisceramento dei rapporti all’interno del nucleo familiare). Man mano che procedono lungo la strada Ben e i suoi figli, in particolare il primogenito Bo (George MacKay), dovranno confrontarsi con le regole imposte dalla società contemporanea e con il dissenso dei suoceri. Dovranno quindi capire se hanno fatto la scelta giusta come genitori (il padre) oppure se resteranno dei freaks incapaci di poter vivere nel mondo civilizzato (i figli). Il punto di vista prevalentemente maschile della pellicola rispecchia quello del personaggio di Mortensen, che sceglie sempre i propri ruoli attentamente: in fondo è la storia di un marito che perde la moglie e deve comprendere se le scelte fatte sono sempre state di comune accordo come si è sempre detto e come ha raccontato ai propri figli, oppure se si tratta di un’infausta bugia.

Sembra essere questa la chiave di lettura finale del film: il compromesso. O comunque qualcosa che gli si avvicina, che resti fedele alle proprie idee ma che si adatti alla società odierna dove, nel bene e nel male, siamo costretti a vivere, come ha dichiarato lo stesso Ross alla stampa. Captain Fantastic vuole essere un film autentico che mentre emoziona lo spettatore lo porta a riflettere sui grandi temi esistenziali della vita. Vuole essere una storia sui rapporti in una famiglia dall’equilibrio inossidabile qualsiasi cosa accada e sulle scelte della vita che fanno di noi ciò che siamo, anche se a volte contraddittorie perché tale è la natura umana. Che sia nella foresta oppure nella realtà metropolitana, alla fine non importa.

Captain Fantastic sarà al cinema dal 7 Dicembre 2016 su distribuzione Good Films.