The Legend of Tarzan: una scimmia mai così bella [RECENSIONE]

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the legend of tarzan recensione

The Legend of Tarzan: recensione del film diretto da David Yates con la coppia Alexander Skarsgard e Margot Robbie dal 14 Luglio 2016 nelle sale italiane

The Legend of Tarzan, un titolo che suggerisce le glorie del passato ma in realtà guarda a un futuro inedito. Non è un Tarzan del 2016, come lo Sherlock Holmes di Benedict Cumberbatch, quello firmato dal regista David Yates (papà degli ultimi 4 film della saga di Harry Potter e anche del prossimo Animali Fantastici E Dove Trovarli) ma un personaggio che ha superato il mito.

Tarzan ha deciso di abbandonare la giungla per sostituirla alla grigia Inghilterra di fine ‘800; davanti ai nostri occhi abbiamo un giovane 100% british che alza il mignolo per bere il the, un uomo che ha rifiutato il nome che lo ha reso famoso nel mondo per riappropriarsi del suo titolo nobiliare. A John Clayton III/ Tarzan viene chiesto di tornare nel suo luogo natio per scovare delle tratte illegali di schiavi.

David Yates decide di far convergere la leggenda con una contestualizzazione storica, correndo non pochi rischi: si scomodano date, paesi e si mobilitano una quantità eccessiva di personaggi non riuscendo a dare uno spessore complessivo alla pellicola.

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L’immaginario di The Legend of Tarzan sembra essere uscito da una rivista di alta moda: tutto è estremamente brillante e affascinante, privo di errori ma anche privo di guizzi artistici, tutti sono illuminati dalla stessa luce perfettamente distribuita e omogenea. A livello di casting, la pellicola fa scelte molto apprezzabili ma gli interpreti non vengono sfruttati tanto per le loro capacità attoriali quanto per la loro bellezza: si alternano primi piani di Margot Robbie a scorci sugli addominali di Alexander Skarsgard. Nelle terre desolate del Congo anche gli animali sono catturati da questa visione d’insieme che permea ogni aspetto del film: gorilla dagli occhi enormi ed elefanti che sembrano più teneri di un peluche. Tutto ricostruito in una non impeccabile CGI che non conferisce un carattere deciso agli spazi e agli animali: le scimmie non sono antropomorfe come quelle de L’alba del pianeta delle scimmie e la giungla non ha il fascino visivo che avevano gli ambienti de Il Libro Della Giungla di Jon Favreau.

Inoltre, la narrazione risulta particolarmente precaria nelle psicologie dei protagonisti. Dopo una prima mezzora che presenta troppo sommariamente i personaggi, la seconda metà del film, ambientata nella giungla, offre un lungo passaggio di sequenze senza un vero filo logico, come tante parentesi che si aprono e si chiudono solo per mostrare un’altra bellezza. Anche la sceneggiatura compie delle scelte poco convincenti: vengono utilizzati dei flashback che raccontano la canonica storia di Tarzan, ma, in realtà, sarebbe molto più interessante capire cosa ha portato l’uomo delle scimmie a diventare un signorotto inglese tanto a modo.

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Persino il villain interpretato da Christoph Waltz (intrappolato, ormai da tempo, in questi ruoli un po’ tutti uguali) è il riflesso dell’immaginario costruito da Yates: affascinante visivamente (completo bianco e sorriso maligno) ma privo di psicologia. Chiudono il cerchio una serie di personaggi secondari (attori del calibro di Samuel L. Jackson e Jim Broadbent) completamente abbandonati al loro destino di macchietta.

The Legend of Tarzan ha la volontà di andare oltre la leggenda, ma rimane bloccato nelle lusinghe e nelle meraviglie dell’apparire. In una giungla da servizio fotografico, questo nuovo Tarzan fa solo venire voglia di recuperare il classico firmato Disney del 1999.

The Legend of Tarzan, distribuito da Warner Bros., uscirà nelle sale italiane il 14 Luglio 2016.