Recensione È solo la fine del mondo: la famiglia secondo Xavier Dolan

recensione è solo la fine del mondo

Recensione È solo la fine del mondo: il sesto film di Xavier Dolan dimostra continuità e maturità rispetto ai temi cari al regista

“Raccontiamo solamente storie che già conosciamo.” Il ritorno di un figlio rimasto lontano per anni dal nido domestico è uno dei grandi topos del cinema americano. Di un ritorno a casa parla È solo la fine del mondo, sesto film dell’enfant prodige Xavier Dolan presentato al Festival di Cannes 2016 dove ha vinto il Gran Premio della Giuria.


Louis è un giovane scrittore che torna a trovare la sua famiglia per comunicare loro una notizia importante. Tra l’amore della madre (ossessione del giovane regista) e i conflitti tra fratelli, Louis si chiederà cosa è giusto dire e cosa lasciare in un eterno silenzio.

Questa volta Dolan parte dal teatro (dall’omonima pièce di Jean Luc Lagarce) e, osservando con attenzione la sua filmografia, si può notare che molte pellicole raccontano la nascita e, spesso, il decadimento di una famiglia: essa è intesa come gruppo umano formato da individui che cercano di comprendersi a vicenda, e non importa se al centro ci siano i delicati rapporti madre-figlio (J’ai tué ma mère, Mommy) o un triangolo amoroso (Les Amours Imaginaires).

“Da qualche parte, un po’ di tempo fa”, questa è la didascalia che apre il film come a volerci suggerire l’universalità e l’atemporalità dei temi trattati. Apparentemente, il regista sembra allargare lo sguardo, ma il suo punto di vista rimane molto intimo, legato ai silenzi, alle esitazioni e all’irrequietezza scaturita da ogni singolo individuo . Messi alle strette, reclusi in una singola stanza, i personaggi non parlano ma gridano e si dimenano in preda a forze sconosciute.

La famiglia secondo Xavier Dolan è solo la somma delle singole relazioni che intercorrono tra ogni coppia. Quando un figlio e una madre finiscono – dopo tanto tempo – nella stessa inquadratura, si guardano, si abbracciano ma sanno che non si capiranno mai veramente. Un sentimento chiave che lega molte famiglie mostrate da Dolan è la nostalgia. Essa è resa da un incredibile Gaspard Ulliel che diventa un protagonista tanto affascinante quanto intangibile: è taciturno, concede solo risposte di tre parole, è un uomo che conosciamo solo attraverso le reazioni che ha rispetto agli altri. Quando deve raccontare se stesso sarà il momento dei silenzi, del “non raccontato”. Marion Cottilard, con la sua piccola/grande interpretazione, incarna l’occhio esterno, ugualmente coinvolto negli avvenimenti che si susseguono davanti a lei, rimane turbata e viene spesso maltrattata. Qualcuno ha detto spettatore cinematografico?

L’impianto narrativo di matrice teatrale concentra i dialoghi in una seconda parte totalmente parlata che il regista riesce ad armonizzare con delle sequenze prive di parole e con la massiccia presenza della musica.

È sola la fine del mondo potrebbe sembrare la storia di una famiglia, ma, in verità, è il racconto di una nostalgia che si ha del senso stesso di nucleo familiare. Qualcosa di molto più sofisticato e angosciante.

È solo la fine del mondo sarà nelle sale italiane a partire dal 7 Dicembre 2016 su distribuzione Lucky Red.