Recensione Hell or High Water: Quanto amiamo il vecchio Texas? – #RomaFF11

recensione hell or high water
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Recensione Hell or High Water: Quanto amiamo il vecchio Texas, i suoi banditi e i suoi sceriffi a #RomaFF11? Peccato che sappiano di già visto.

“Hell or High Water” è una frase inglese che significa “a tutti i costi”. Ed è proprio a qualunque costo che i fratelli Toby (Chris Pine) e Tanner (Ben Foster) portano avanti il loro piano per prendere possesso del territorio su cui sorge il loro ranch nel West Texas, in cui è appena stato trovato il petrolio. Il terreno era stato ipotecato e i debiti erano stati pagati dalla Texas Midlands Bank, una banca senza scrupoli che, pezzo dopo pezzo, sta acquistando diritti su ciò che rimane del Texas Occidentale. Il piano dei due fratelli è rischioso: con una serie di rapine a piccole sedi della Midlands, sparse in cittadine semi-deserte, contano di mettere su abbastanza soldi per pagare il debito che hanno contratto proprio con la banca, e riscattare il terreno un tempo di loro proprietà. Dovranno scontrarsi con Marcus (Jeff Bridges), un anziano Texas Ranger prossimo alla pensione e Alberto (Gil Birmingham), suo partner, rappresentanti della giustizia in un mondo dove è praticamente nella norma farsi giustizia da soli.


Prodotto da Netflix con la regia di David Mackenzie, Hell or High Water è stato proiettato all’undicesima Festa del Cinema di Roma 2016. Il film prende a piene mani dalla cultura “old wild west” in chiave moderna, fatta di macchine lanciate su strade polverose che squarciano immense pianure dove i mandriani, quelli che ancora esistono, portano al pascolo il bestiame con in testa i cappelli a tesa larga da cowboy. Un mondo fatto di birra e di portici in legno, di fucili e di suono dell’accento strascicato dei redneck del sud-ovest degli Stati Uniti, dove la legge la fanno gli uomini con la pistola sempre pronta nel fodero della cintura.

Un pezzo di terra dove il tempo sembra ostinato a rimanere immobile, mentre il resto del mondo, inesorabilmente, guarda al futuro. I due fratelli, del cui passato si intuisce poco e nulla, sono due banditi vecchio stampo, quelli dal cuore grande, uniti da un amore fraterno grezzo e di poche parole. Il binomio tra le due coppie, quella di banditi e quella di, si può proprio dire, sceriffi, è perfettamente orchestrato in un rapporto di antagonismo viscerale, in uno scontro tra due mondi incompatibili ma necessari l’uno all’altro per sopravvivere. Il film mostra un inseguimento, senza mai far sapere ai protagonisti chi sia il loro nemico se non nell’atteso duello finale. Non si tratta di una questione personale: i banditi e gli sceriffi fanno ciò che ci si aspetta da loro, rubare i primi, assicurare i cattivi alla giustizia i secondi. Ma si muovono in un mondo dove la giustizia è alla portata del grilletto di chiunque, ed è proprio questo il lato più interessante del film: le due coppie sono residui di un vecchio west che cerca di sopravvivere, anacronisticamente, nel nuovo west, che ha perso quasi tutta la sua poesia, dove gli indiani gestiscono casinò e gli sceriffi sono ormai in pensione.

Non sono un tema o un mondo facili da trattare in maniera nuova e in effetti Hell or High Water non sembra riuscirci, anzi non sembra nemmeno tentare. Se è vero che i dialoghi sono sinceramente divertenti (le continue battute di Marcus ad Alberto sulle sue origini indiane, oppure una cameriera particolarmente sfacciata), le sparatorie sono avvincenti al punto giusto e i paesaggi lasciano un nodo alla gola per la loro malinconica maestosità, il film alla lunga risulta come qualcosa di già visto o già sentito. La storia dei due fratelli vorrebbe vestirsi di un’epicità che non ha, perché scritta sulla falsariga di molti altri film che hanno tentato prima (e meglio) questa ripresa del western. Pensiamo a Non è un Paese per Vecchi oppure Fargo (entrambi dei fratelli Cohen), o persino a esempi televisivi, come True Detective. Tutte opere che cavalcano l’onda della malinconia per quelle vallate immense, le avventure di frontiera e le scorribande di canaglie dal cuore d’oro, riviste in chiave moderna perché quella fetta di mondo sembra vivere in questa perpetua divisione temporale tra vecchio e nuovo. Ciononostante, il film pecca solo di questa mancanza di un vero elemento di novità, un “crimine” non tragico dato comunque l’ottimo lavoro svolto nella regia e nella scelta della colonna sonora, anche quella classicamente old fashioned ma comunque efficace.