Recensione T2 – Trainspotting 2: operazione nostalgia, portami via

recensione trainspotting 2

Recensione T2 – Trainspotting 2: il revival che non ti aspetti. Un’operazione nostalgia per non dimenticare da dove siamo partiti e per capire dove andremo a finire.

In tempi di revival, reboot, sequel e quant’altro, il cinema (e la tv) sembrano guardare ostinatamente al passato. A volte, ci sono esperimenti simpatici come il sequel in versione cortometraggio di Love Actually appena annunciato, oppure rischiosi come il seguito di Blade Runner, a cui nel titolo è stato tatticamente aggiunto 2049.


E poi c’è T2 – Trainspotting 2, che vuole raccontare le vite dei protagonisti vent’anni dopo gli eventi del primo, divenuto un cult per come aveva saputo rappresentare (lo spirito scozzese e lo stile di vita dei tossici de)gli anni ’90. Renton (Ewan McGregor), Spud (Ewen Bremner), Sick Boy (Jonny Lee Miller) e Begbie (Robert Carlyle) sono visibilmente invecchiati, ma sono fermamente intenzionati a mantenere la stessa grinta e la stessa rabbia di un ventennio prima.

C’è chi è padre ma non è tagliato per farlo, c’è chi torna a casa dopo aver derubato gli amici, c’è chi vorrebbe una seconda chance e c’è chi pensa di averla trovata. Ma tutti finiscono per ricadere nelle stesse vecchie (brutte?) abitudini. C’è tanto revival in questo sequel, complici le scene del primo film montate ad hoc assieme ad altri ricordi dei protagonisti nel corso degli anni fino ad oggi. Un montaggio palesemente nostalgico quello di Jon Harris.

C’è infatti nel film un’evidente voglia di guardare al passato per capire come affrontare il presente e soprattutto per riuscire a trovare una chiave di vita per il futuro, proprio come fa disperatamente il cinema oggigiorno. C’è una spasmodica ricerca di quiete, di stabilità, come se gli anni della ribellione fossero finiti in Trainspotting e ora bisognasse mettere la testa a posto. Ma possono davvero riuscirci Renton, Spud (nuovo perno centrale della storia, con tanto di velleità narrative), Sick Boy e Regbie o sono destinati – proprio come “insegnava” il primo film – a limitarsi a sopravvivere?

C’è un ritorno alle origini e c’è la costante del ricordo che imperversa nelle menti dei protagonisti e – per traslato – degli spettatori. Quasi un monito di ciò che eravamo, un “ciò che saremmo potuti essere” velato di rimpianto. Ci sono l’orgoglio scozzese e la grinta musicale della colonna sonora, c’è la carica psichedelica della regia di Danny Boyle e della fotografia di Anthony Dod Mantle.

T2 Trainspotting è un sequel prevalentemente di intrattenimento, tra sketch e citazioni al primo film, intriso più di comicità “cazzona” e dissacratoria che di black humour. Un lungometraggio che racconta una sensazione piuttosto che una storia, ma lo fa con una tale energia nostalgica da renderla accattivante, almeno per alcune generazioni di spettatori. È come essere catapultati in una macchina del tempo che non è quella di Ritorno al futuro ma che vi getterà in un frullatore di sentimenti, combattuti tra ciò che è stato, ciò che sarebbe potuto essere e ciò che sarà per davvero.

T2 – Trainspotting 2 sarà nei cinema italiani dal 23 Febbraio 2017 su distribuzione Sony Pictures.